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Chirurgia delle Aritmie Cardiache

La terapia chirurgica delle aritmie, essendo particolarmente invasiva, ha sempre avuto un impiego limitato, trovando applicazione quasi esclusivamente nel trattamento di quelle forme aritmiche invalidanti o a elevato rischio e non responsive ai trattamenti convenzionali. Tuttavia, negli ultimi anni, per vari motivi, si è assistito a una ripresa d’interesse verso questa metodica terapeutica. Le percentuali di successo del trattamento chirurgico della fibrillazione atriale sono ora comprese tra il 79 e il 97% a seconda delle varie casistiche e della durata del follow-up.

Caratteristiche delle Aritmie

  • Aritmie sopraventricolari preoperatorie
    La dilatazione atriale conseguente a un sovraccarico di volume e/o pressione degli atri e/o dei ventricoli comporta la comparsa di aree di fibrosi miocardica. La fibrosi a sua volta si rende responsabile di una disomogeneità nella conduzione dello stimolo elettrico, che può favorire la comparsa del flutter e della fibrillazione atriale. L’incidenza di queste due aritmie è direttamente proporzionale all’entità della dilatazione atriale che a sua volta dipende dalla durata e dall’entità del sovraccarico di lavoro. Questo spiega perché, per esempio nei soggetti con difetti interatriali non operati, l’incidenza delle aritmie progressivamente cresca con l’età divenendo massima dopo i 40-50 anni di vita.
  • Aritmie sopraventricolari postoperatorie
    Le aritmie sono tra le più frequenti complicanze del trattamento chirurgico delle cardiopatie congenite. L’intervento chirurgico solo in una minoranza di cardiopatie è realmente risolutivo, infatti nella maggior parte dei casi residuano anomalie che possono avere un impatto emodinamico anche significativo. L’atto chirurgico poi lascia delle cicatrici a livello miocardico. Le cicatrici insieme alle aree di fibrosi modificano l’eccito-conduzione venendo a creare un substrato aritmogenico che potrà poi essere attivato da un eventuale sovraccarico di pressione e/o volume. Sebbene il flutter e la fibrillazione atriale ancora una volta possano manifestarsi in questo gruppo di pazienti, sono le tachicardie sopraventricolari da “rientro intraatriale”, dette anche “incisionali”, che rappresentano la forma aritmica di più frequente riscontro.
Aritmie Cardiache

Fig.01 Aritmie Cardiache

I risultati del trattamento sulle aritmie

I risultati della terapia chirurgica delle aritmie nei pazienti con cardiopatia congenita sono sicuramente buoni anche se i follow-up sono ancora troppo brevi per trarre delle conclusioni definitive. In ogni caso nel breve-medio termine l’efficacia di queste procedure si è mantenuta tra il 62 e il 95%. La mortalità operatoria osservata nelle varie casistiche è compresa tra lo 0 e il 7%. La mortalità non è mai stata correlata a problematiche di tipo aritmologico o al trattamento delle aritmie, ma è dipesa dal trattamento chirurgico della cardiopatia di base.

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