- Si può prevenire il tumore al colon?
- Quali sono i fattori di rischio?
- Quando iniziare lo screening del tumore al colon?
- Come si previene il tumore al colon?
- Quali sono i test e gli esami di prevenzione per il tumore del colon?
- Quando si fa la colonscopia per prevenzione?
- Cosa mangiare per prevenire il tumore al colon?
- Domande Frequenti
Si può prevenire il tumore al colon?
Il tumore del colon-retto è una delle neoplasie sulle quali la prevenzione può avere il maggiore impatto. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l'incidenza e la mortalità di questa malattia possono essere ridotte in modo significativo adottando uno stile di vita sano e favorendo la diagnosi precoce attraverso i programmi di screening.
Inoltre, il tumore del colon-retto si sviluppa spesso a partire da polipi precancerosi, lesioni benigne che impiegano anni a trasformarsi in un tumore e che possono essere individuate e rimosse prima che evolvano in una forma maligna.
L'importanza della prevenzione è confermata anche dai dati epidemiologici. A livello mondiale, il tumore del colon-retto rappresenta circa il 10% di tutte le diagnosi oncologiche, è il terzo tumore più frequente e la seconda causa di morte per cancro. Nel solo 2022 sono stati stimati 1,9 milioni di nuovi casi e oltre 900.000 decessi. In Italia, secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute, ogni anno vengono diagnosticati circa 48.700 nuovi casi, rendendolo il terzo tumore più frequente negli uomini e il secondo nelle donne.
Di conseguenza, la prevenzione rappresenta uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di sviluppare il tumore del colon-retto o individuarlo nelle fasi iniziali, quando le possibilità di trattamento e guarigione sono generalmente più elevate.

Quali sono i fattori di rischio?
I fattori di rischio del tumore del colon-retto si distinguono in:
- Non modificabili, cioè legati alle caratteristiche della persona;
- Modificabili, sui quali è invece possibile intervenire attraverso lo stile di vita e la prevenzione.
| Fattori non modificabili | Fattori modificabili |
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È importante ricordare che avere uno o più fattori di rischio non significa necessariamente che si svilupperà un tumore del colon, così come alcune persone potrebbero ammalarsi pur non presentandone alcuno.
Tra i fattori non modificabili, la familiarità riveste un ruolo particolarmente importante. Una meta-analisi citata in una recente review pubblicata sull'International Journal of Molecular & Cellular Medicine ha evidenziato che avere un parente di primo grado affetto da tumore del colon-retto è associato a un rischio quasi doppio rispetto alla popolazione generale. Per questo motivo, chi presenta una storia familiare della malattia dovrebbe confrontarsi con il medico per valutare l'opportunità di iniziare lo screening in età più precoce.
Per quanto riguarda i fattori modificabili, numerose evidenze scientifiche dimostrano che lo stile di vita può influenzare in modo significativo il rischio di sviluppare la malattia. Il sovrappeso, in particolare l'obesità addominale, la sedentarietà, il consumo abituale di alcol, il fumo e un'alimentazione ricca di carni rosse e lavorate sono associati a un aumento del rischio. Agire precocemente sui fattori modificabili rappresenta uno degli strumenti più efficaci per ridurre le probabilità di insorgenza del tumore del colon-retto.
Quando iniziare lo screening del tumore al colon?
Secondo le più recenti raccomandazioni dell'American Cancer Society, le persone a rischio medio dovrebbero iniziare i controlli a partire dai 45 anni. Lo screening dovrebbe proseguire regolarmente fino ai 75 anni, mentre tra i 76 e gli 85 anni la decisione di continuare i controlli dovrebbe essere valutata insieme al medico, considerando lo stato di salute generale, l'aspettativa di vita e gli esami già eseguiti. Dopo gli 85 anni, invece, lo screening non è generalmente raccomandato.
È importante sottolineare che queste indicazioni riguardano esclusivamente le persone a rischio medio. Potrebbe dover iniziare lo screening in età più precoce e seguire programmi di sorveglianza personalizzati coloro che presentano:
- Familiarità per tumore del colon-retto;
- Storia di polipi intestinali;
- Malattia infiammatoria cronica intestinale (come morbo di Crohn o rettocolite ulcerosa);
- Sindrome genetica ereditaria,
Come si previene il tumore al colon?
Le prove a sostegno dell'importanza della prevenzione del tumore del colon-retto sono ormai molto solide. Già una storica review pubblicata nel 2002 dal gastroenterologo ed epidemiologo Edward Giovannucci concludeva che una larga quota dei tumori del colon potesse essere prevenuta attraverso modifiche dell'alimentazione e dello stile di vita.
Le evidenze scientifiche più recenti confermano questo concetto. Secondo Bowel Cancer Australia, organizzazione australiana senza scopo di lucro impegnata nella prevenzione, nella ricerca e nella sensibilizzazione sul tumore del colon-retto, è possibile prevenire fino al 61% dei casi di tumore del colon-retto abbinando la partecipazione ai programmi di screening all'adozione di cinque sani comportamenti:
- 1. Mantenere un peso corporeo adeguato;
- 2. Seguire un'alimentazione equilibrata;
- 3. Praticare regolarmente attività fisica;
- 4. Limitare il consumo di alcol;
- 5. Evitare il fumo.
Quali sono i test e gli esami di prevenzione per il tumore del colon?
Gli esami di screening per il tumore del colon-retto hanno l'obiettivo di individuare eventuali lesioni precancerose o la malattia nelle sue fasi iniziali, spesso prima della comparsa dei sintomi. Secondo l'American Cancer Society, non esiste un unico test adatto a tutte le persone: la scelta dipende dall'età, dal livello di rischio, dalle condizioni di salute e dalle preferenze del paziente. L'aspetto più importante è partecipare regolarmente allo screening secondo le indicazioni ricevute.
Test sulle feci
Sono esami non invasivi che possono essere eseguiti a casa e ricercano tracce di sangue non visibili a occhio nudo o altre alterazioni associate a polipi e tumori. Tra i principali test figurano:
- Test immunochimico fecale (FIT), che ricerca il sangue occulto proveniente dal tratto intestinale inferiore;
- Test al guaiaco per il sangue occulto nelle feci (gFOBT), oggi meno utilizzato perché può richiedere alcune limitazioni alimentari o farmacologiche;
- Test multibersaglio del DNA o dell'RNA fecale, che ricercano sia sangue occulto sia specifiche alterazioni genetiche rilasciate nelle feci da polipi o cellule tumorali.
In caso di risultato positivo, è necessario eseguire una colonscopia per individuare la causa del sanguinamento o delle alterazioni riscontrate. La positività non indica automaticamente la presenza di un tumore, perché il sangue nelle feci può dipendere anche da altre cause come polipi, emorroidi, infiammazioni etc.
Esami strumentali
Gli esami strutturali permettono di osservare direttamente o indirettamente l'interno del colon e del retto, alla ricerca di polipi o aree sospette. I principali sono:
- Colonscopia, che consente di esaminare l'intero colon e, quando necessario, prelevare campioni o rimuovere i polipi;
- Colonscopia virtuale o colonografia TC, che utilizza una tomografia computerizzata per ricostruire immagini tridimensionali del colon;
- Sigmoidoscopia flessibile, che esplora il retto e soltanto la parte terminale del colon.
La colonscopia virtuale e la sigmoidoscopia non permettono sempre di rimuovere immediatamente le lesioni individuate. Pertanto, in presenza di polipi o altre anomalie, può essere necessario completare lo screening con una colonscopia tradizionale.
Test del sangue
Sono disponibili, inoltre, esami che ricercano nel sangue specifiche alterazioni associate al tumore del colon-retto. Si tratta, però, di test meno efficaci nell'individuare i polipi precancerosi rispetto ai test fecali e agli esami strutturali. Possono essere presi in considerazione soprattutto nelle persone che non intendono sottoporsi agli altri metodi di screening. Anche in questo caso, un risultato positivo deve essere approfondito con una colonscopia.
Quando si fa la colonscopia per prevenzione?
La colonscopia è uno degli strumenti più efficaci per la prevenzione del tumore del colon-retto, perché consente non soltanto di osservare l'intero intestino crasso, ma anche di individuare e rimuovere durante lo stesso esame eventuali polipi precancerosi, prima che possano trasformarsi in un tumore.
Non tutte le persone, però, devono necessariamente sottoporsi subito a una colonscopia. Nei soggetti a rischio medio lo screening può iniziare con il test del sangue occulto nelle feci o con altri esami non invasivi. La colonscopia viene generalmente indicata:
- In caso di test del sangue occulto positivo;
- Quando altri esami di screening evidenziano anomalie;
- In presenza di sintomi sospetti, come sangue nelle feci, anemia inspiegata o persistenti cambiamenti dell'alvo;
- Nelle persone che hanno già avuto polipi o che hanno già ricevuto una diagnosi di tumore del colon-retto;
- In caso di forte familiarità, sindromi genetiche ereditarie o malattie infiammatorie croniche intestinali;
- Come esame periodico di screening, quando ritenuto più appropriato dal medico in base al profilo di rischio.
L'efficacia preventiva della colonscopia è legata soprattutto alla possibilità di rimuovere gli adenomi, cioè i polipi che potrebbero evolvere nel tempo in una neoplasia. Un approfondimento pubblicato da Harvard Health Publishing, il portale di divulgazione sanitaria della Harvard Medical School, ricorda che gli studi osservazionali hanno associato la colonscopia a una diminuzione fino al 69% dei nuovi casi di tumore del colon-retto e fino all'88% del rischio di morte per questa malattia.
Uno dei principali ostacoli è tuttora il timore dell'esame. In un'intervista pubblicata sul portale Lacolonscopia.it, il Dott. Giuseppe Grassi, specialista in Gastroenterologia ed Epatologia presso l’Ospedale Cristo Re di Roma e medico accreditato EccellenzaMedica.it, sottolinea che: "La colonscopia, ancora oggi, viene spesso vissuta con paura o imbarazzo. Il compito del gastroenterologo non è soltanto eseguire tecnicamente un’endoscopia di qualità, ma anche educare il paziente, contestualizzare il rischio e costruire un percorso di prevenzione personalizzato".
"Le linee guida moderne - prosegue l'esperto - pongono sempre più attenzione agli indicatori qualitativi dell’endoscopia digestiva. Affidarsi a centri esperti e a specialisti dedicati significa aumentare concretamente l’accuratezza diagnostica e l’efficacia della prevenzione. Nella prevenzione del carcinoma colo-rettale non conta soltanto “fare una colonscopia”, ma fare la colonscopia giusta, nel paziente giusto, al momento giusto".
Oggigiorno, nella maggior parte dei casi la colonscopia viene eseguita tramite sedazione (cosciente o profonda), in maniera da ridurre o eliminare il dolore e permettere ai pazienti di affrontare la procedura con maggiore serenità.
Se non vengono individuati polipi e la persona presenta un rischio medio, la colonscopia può essere ripetuta anche a distanza di diversi anni, spesso ogni dieci anni secondo alcuni programmi internazionali. In presenza di lesioni, familiarità o altri fattori predisponenti, la frequenza dei controlli viene, invece, stabilita dallo specialista.
Cosa mangiare per prevenire il tumore al colon?
Non esiste un singolo alimento capace di prevenire il tumore del colon-retto. È il modello alimentare seguito nel tempo a fare la differenza: una dieta ricca di fibre e alimenti vegetali, con un consumo limitato di carni lavorate, alcol e prodotti ultra-processati, può contribuire a ridurre il rischio e a mantenere in salute l'intestino.
Gli alimenti da privilegiare
Un'alimentazione orientata alla prevenzione dovrebbe includere regolarmente:
- Verdura e frutta, variandone colori e tipologie;
- Cereali integrali, come avena, riso integrale, farro, orzo e pane integrale;
- Legumi, tra cui lenticchie, ceci, fagioli e piselli;
- Frutta secca e semi, in porzioni moderate;
- Pesce, alternato ad altre fonti proteiche;
- Carni bianche e uova;
- Latte, yogurt e altri latticini (se tollerati).
Gli alimenti da limitare
È invece consigliabile ridurre il consumo di:
- Carni lavorate, come salumi, salsicce, wurstel e bacon;
- Carne rossa, da consumare con moderazione;
- Alimenti ultra-processati e poveri di fibre;
- Bevande zuccherate e prodotti ricchi di zuccheri aggiunti;
- Alcolici;
- Cibi frequentemente bruciacchiati o cotti direttamente ad altissime temperature.
L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato le carni lavorate come cancerogene per l'uomo sulla base delle evidenze disponibili sul tumore del colon-retto. L'aumento del rischio dipende anche dalla quantità e dalla frequenza del consumo: non significa che mangiare occasionalmente un salume provochi necessariamente un tumore, ma che è opportuno limitarne la presenza abituale nella dieta.
Come comporre il piatto
Un metodo pratico consiste nel riempire:
- Circa metà del piatto con verdure;
- Un quarto con cereali integrali;
- Un quarto con proteine, privilegiando legumi, pesce e carni bianche.
La frutta può essere consumata durante i pasti o come spuntino, mentre l'acqua dovrebbe essere la bevanda principale.
Chi segue attualmente una dieta povera di fibre dovrebbe incrementarne la quantità in modo graduale. Un aumento troppo rapido può infatti provocare gonfiore, meteorismo o crampi. È inoltre importante bere a sufficienza, perché le fibre, senza un adeguato apporto di liquidi, possono peggiorare la stitichezza anziché contrastarla.
È doveroso precisare che un'alimentazione sana può ridurre il rischio, ma non sostituisce lo screening. Anche chi mangia in modo equilibrato dovrebbe partecipare ai programmi di prevenzione previsti per la propria età e il proprio profilo di rischio.
Domande frequenti
Qual è il programma di prevenzione per il tumore del colon-retto?
In Italia lo screening è offerto gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale. In genere prevede il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni 2 anni per donne e uomini tra 50 e 69 anni (in alcune Regioni fino a 74 anni). Se il test risulta positivo, viene proposta una colonscopia di approfondimento.
Quale vitamina aiuta a prevenire il cancro al colon retto?
Non esiste una vitamina che prevenga da sola il tumore del colon-retto. Alcuni studi hanno suggerito un possibile ruolo della vitamina D, ma le evidenze non sono ancora sufficienti per raccomandarne l'assunzione a scopo preventivo in assenza di una carenza documentata.
Se un genitore ha avuto un tumore al colon sono più a rischio?
Sì. Avere un parente di primo grado (genitore, fratello o figlio) con tumore del colon-retto aumenta il rischio di sviluppare la malattia. In questi casi il medico può consigliare di iniziare lo screening prima rispetto alla popolazione generale.
Rimuovere un polipo riduce il rischio di tumore?
Sì. La rimozione dei polipi adenomatosi durante la colonscopia elimina lesioni che potrebbero trasformarsi in un tumore.
La dieta mediterranea protegge dal tumore al colon?
Può contribuire a ridurre il rischio. Una dieta ricca di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce e olio extravergine d'oliva, con un consumo limitato di carni lavorate e alcol, è associata a un minor rischio di tumore del colon-retto.
Il tumore al colon può essere asintomatico?
Sì. Nelle fasi iniziali può non provocare alcun sintomo. Per questo motivo aderire ai programmi di screening è fondamentale, anche quando ci si sente bene.
L'attività fisica aiuta a prevenire il tumore al colon?
Sì. L'attività fisica regolare è associata a una riduzione del rischio di tumore del colon-retto. L'obiettivo è svolgere almeno 150 minuti di attività moderata o 75 minuti di attività intensa alla settimana.
L'aspirina può prevenire il tumore al colon?
In alcune persone a rischio elevato può avere un effetto protettivo, ma non deve essere assunta per prevenzione senza indicazione medica, perché aumenta il rischio di sanguinamento.
Si può avere un tumore al colon con esami del sangue normali?
Sì. Gli esami del sangue possono risultare normali, soprattutto nelle fasi iniziali. Per questo non sono considerati test di screening e non sostituiscono il test del sangue occulto nelle feci o la colonscopia.
I probiotici aiutano nella prevenzione?
Al momento non esistono prove sufficienti per affermare che i probiotici prevengano il tumore del colon-retto. Possono favorire l'equilibrio del microbiota intestinale, ma non sostituiscono una dieta sana né i programmi di screening.
Fonti e bibliografia
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