Trapianto meniscale a Napoli - San Carlo
Centro specializzato per il trapianto meniscale – Napoli San Carlo
Il centro “Napoli San Carlo" è altamente specializzato per il trapianto meniscale. Si tratta infatti di una struttura accreditata dall’ente sanitario EccellenzaMedica.it in virtù degli elevati standard qualitativi e per l’alto livello di specializzazione nel trattamento di patologie e problematiche che riguardano il menisco. Il centro utilizza moderne tecnologie mediche di ultima generazione e protocolli di cura costantemente aggiornati, con particolare attenzione all’utilizzo di tecniche minimamente invasive. Tramite questa pagina è possibile richiedere la prenotazione immediata di molteplici tipologie di trattamenti tra cui, in particolare, il trapianto meniscale.
Lo specialista che opera in questa struttura selezionato da Eccellenza Medica è il Dott. Stefano Guarino.
Dott. Stefano Guarino
Specialista in Ortopedia e Trumatologia, perfezionato in chirurgia protesica di anca e ginocchio. È attualmente Dirigente Medico-Ortopedico presso l’Unità operativa di Chirurgia Articolare Sostitutiva e Chirurgia Ortopedica (C.A.S.C.O.) dell'Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano e l’Istituto Beato Matteo[…]
Trapianto meniscale: come viene sostituito il menisco mancante?
Il trapianto meniscale permette di sostituire un menisco ampiamente assente con tessuto biologico proveniente da un donatore. L’intervento può interessare il compartimento mediale o quello laterale e viene preso in considerazione soprattutto per una carenza dolorosa rimasta dopo una rimozione chirurgica del tessuto meniscale.
L’innesto, definito allograft, viene fornito da una banca dei tessuti e scelto con dimensioni compatibili con il ginocchio da trattare. Il trapianto utilizza un menisco umano, che viene posizionato e stabilizzato per favorirne l’integrazione. Si distingue quindi dagli impianti sintetici e dagli scaffold meniscali.
Il trattamento mira ad attenuare i disturbi e migliorare la distribuzione delle sollecitazioni, mantenendo l’articolazione naturale. Non può però assicurare la prevenzione dell’artrosi né escludere la necessità di una futura protesi di ginocchio.
Quali condizioni permettono di valutare un trapianto di menisco?
La procedura può essere proposta in presenza di carenza meniscale importante associata a dolore persistente, in particolare durante le attività, purché lo stato articolare sia compatibile con una ricostruzione conservativa. Una precedente meniscectomia non costituisce, da sola, un’indicazione al trapianto.
La selezione considera soprattutto:
- Perdita estesa del menisco, confermata dalla documentazione clinica e dagli accertamenti;
- Sintomi riferibili al compartimento interessato, non sufficientemente controllati dai trattamenti conservativi;
- Superfici cartilaginee ancora adeguatamente conservate, senza un deterioramento artrosico avanzato e generalizzato;
- Stabilità legamentosa soddisfacente oppure possibilità di ripristinarla;
- Asse dell’arto favorevole o correggibile;
- Disponibilità a rispettare un programma riabilitativo lungo.
Il trattamento viene spesso considerato nelle persone giovani e attive, ma l’età deve essere valutata insieme alla salute generale, alle condizioni del ginocchio e alle esigenze funzionali. Deviazioni in varo o valgo e instabilità possono richiedere correzioni associate, necessarie per limitare le sollecitazioni sfavorevoli sull’innesto.
Come si svolge il trapianto: artroscopia, fissazione e tutela dei tessuti
Il trapianto si avvale generalmente della visione artroscopica. Lo specialista in chirurgia del menisco osserva l’articolazione mediante una telecamera introdotta attraverso piccoli accessi, controlla cartilagine e legamenti e prepara l’area destinata all’innesto. La corrispondenza delle dimensioni del tessuto è importante per il suo adattamento al ginocchio.
Dopo l’inserimento, il nuovo menisco viene fissato alla periferia articolare con suture e stabilizzato nelle zone di ancoraggio. Le modalità possono prevedere tunnel tibiali oppure porzioni ossee collegate all’innesto. Lo scopo è mantenerlo in una posizione funzionale durante il processo di integrazione.
L’assistenza artroscopica consente di contenere l’apertura dei tessuti, ma alcune fasi di introduzione e fissazione richiedono accessi supplementari. La procedura è più articolata di un’esplorazione del ginocchio: anche in presenza di incisioni ridotte, la guarigione biologica deve essere protetta.
In determinate situazioni vengono associate una ricostruzione legamentosa, una procedura cartilaginea o un’osteotomia. Quest’ultima modifica l’allineamento dell’arto per alleggerire il compartimento trattato. Gli interventi concomitanti influenzano sia la complessità operatoria sia il programma successivo.

L’anestesia viene definita con l’anestesista. Tempo operatorio e degenza variano secondo la tecnica e i trattamenti associati: alcuni percorsi consentono il rientro a casa nella stessa giornata, altri prevedono il pernottamento. Il risultato ricercato è una migliore funzione con minore dolore, senza poter garantire il ritorno a ogni disciplina sportiva.
Quali esami e preparativi precedono il trapianto meniscale?
Il percorso comprende una valutazione ortopedica del menisco, l’analisi delle immagini e il colloquio anestesiologico. Risonanza magnetica e radiografie in appoggio aiutano a studiare l’articolazione; quando necessario, viene esaminato anche l’asse dell’intero arto. I verbali operatori precedenti permettono di ricostruire l’entità del tessuto asportato.
Per programmare l’intervento occorre reperire un menisco da donatore delle dimensioni appropriate. Donatore e tessuto vengono sottoposti ai controlli previsti per contenere il rischio infettivo. Il trapianto meniscale non richiede normalmente i farmaci immunosoppressori utilizzati nei trapianti di organi.
Medicinali, integratori, allergie e malattie concomitanti devono essere comunicati all’équipe. Le istruzioni su digiuno e gestione delle terapie vanno rispettate senza modifiche autonome. È necessario predisporre accompagnatore, sostegno iniziale, stampelle e tutore eventualmente prescritto, tenendo conto delle restrizioni previste per il movimento e l’appoggio.
Dopo il trapianto meniscale: cammino, riabilitazione e possibili complicanze
Nella prima fase è essenziale proteggere il menisco trapiantato. Alcuni protocolli prevedono l’assenza di carico per circa sei settimane, seguita da un aumento graduale dell’appoggio. Le indicazioni dipendono dalla stabilizzazione eseguita e dagli eventuali interventi associati e devono essere rispettate anche quando il dolore è modesto o assente.
Anche il recupero della flessione procede con gradualità. Nelle settimane iniziali può essere previsto un limite, spesso di 90°, per evitare sollecitazioni eccessive. L’équipe stabilisce l’impiego di stampelle e tutore e la successiva reintroduzione di torsioni, accovacciamenti e attività con carico sul ginocchio piegato.
La fisioterapia accompagna il recupero di movimento, forza e controllo articolare nell’arco di diversi mesi. La ripresa dello sport può richiedere un anno o più e deve essere preceduta da una verifica funzionale. Alcune attività ad alto impatto possono rimanere sconsigliate. Le mansioni fisiche richiedono generalmente un’attesa maggiore rispetto al lavoro sedentario.
I disturbi iniziali vengono affrontati con la terapia prescritta. Tra le complicanze possibili rientrano infezione, trombosi, rigidità e lesioni neurovascolari, oltre a mancata integrazione, rottura o spostamento dell’innesto. In alcuni casi occorrono ulteriori operazioni. La trasmissione di infezioni attraverso il tessuto donato presenta un rischio molto basso, che non può essere completamente eliminato.
Febbre, fuoriuscita di liquido dalla ferita, peggioramento del dolore o gonfiore rilevante del polpaccio devono essere comunicati rapidamente all’équipe. La comparsa improvvisa di difficoltà respiratoria o dolore al torace richiede assistenza urgente.
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