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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Meniscectomia: cos’è, quando serve e tempi di recupero


La meniscectomia è un intervento chirurgico che rimuove una parte o, più raramente, la totalità di un menisco del ginocchio. Il chirurgo la esegue generalmente in artroscopia, attraverso piccole incisioni.


Una lesione del menisco non richiede sempre un’operazione. La scelta dipende dal tipo di lesione, dai sintomi e dalle condizioni del ginocchio. Quando occorre intervenire, l’obiettivo è conservare quanto più tessuto meniscale funzionale possibile.


In breve:


  • La meniscectomia selettiva o parziale rimuove soltanto la porzione danneggiata del menisco;
  • Il chirurgo valuta se trattare la lesione senza intervento, ripararla con una sutura oppure asportarne una parte;
  • L’operazione si svolge generalmente in artroscopia, spesso con dimissioni in giornata;
  • Il recupero prevede una ripresa progressiva del cammino e lo svolgimento degli esercizi indicati dall’équipe;
  • La quantità di menisco rimossa e le condizioni della cartilagine incidono sulla funzionalità del ginocchio e sul rischio di sviluppare nel tempo artrosi.


Meniscectomia selettiva e totale: definizione e differenze


Ogni ginocchio contiene due menischi: quello mediale, sul lato interno, e quello laterale, sul lato esterno. Queste strutture di fibrocartilagine aiutano a distribuire il carico tra femore e tibia e contribuiscono alla stabilità dell’articolazione.


La meniscectomia consiste nell’asportazione del tessuto meniscale lesionato. Il nome dell’intervento cambia in base alla quantità rimossa. Può essere selettiva (parziale), subtotale o totale.


Tipo di meniscectomiaCosa viene rimosso
Selettiva o parzialeLa porzione lesionata, con conservazione del tessuto sano e stabile.
SubtotaleGran parte del menisco, ad eccezione di una porzione residua.
TotaleL’intero menisco; oggi, quando è possibile conservarne una parte, si cerca di evitarla.


Le parole mediale e laterale indicano invece quale menisco viene trattato. Una meniscectomia selettiva mediale, per esempio, rimuove soltanto una parte del menisco interno.


È importante chiarire che artroscopia e meniscectomia non sono sinonimi: l’artroscopia è la tecnica con cui il chirurgo accede all’articolazione; la meniscectomia è una delle procedure che può eseguire al suo interno. La sutura meniscale, invece, prevede la riparazione della lesione, non la sua asportazione.


meniscectomia


Quando è indicata e quando si può conservare il menisco?


La meniscectomia selettiva può essere indicata quando una porzione lesionata del menisco provoca sintomi e non può essere riparata. Per decidere, l’ortopedico valuta il tipo di lesione, la qualità del tessuto, le condizioni della cartilagine e la risposta alle cure già effettuate. Le principali opzioni sono:


  • Trattamento conservativo: esercizi, fisioterapia e gestione dei sintomi, soprattutto nelle lesioni degenerative legate all’usura e in alcune lesioni traumatiche senza blocco articolare;
  • Sutura meniscale: il chirurgo ripara la lesione quando il tessuto e la sua capacità di guarigione lo consentono. La sede, la forma della rottura e la vascolarizzazione sono fattori importanti da analizzare ai fini della decisione;
  • Meniscectomia selettiva: il chirurgo rimuove i frammenti danneggiati e instabili non riparabili, per esempio quando i disturbi persistono nonostante un trattamento conservativo adeguato.


Una lesione meniscale non richiede necessariamente un’asportazione: alcune lesioni possono essere riparate con una sutura, altre trattate senza intervento chirurgico.


Lo studio olandese STARR, pubblicato nel 2022 sul British Journal of Sports Medicine, rivista scientifica di medicina dello sport, ha coinvolto 100 pazienti tra 18 e 45 anni con lesioni traumatiche isolate e senza artrosi. Dopo due anni, i pazienti operati subito non presentavano una funzionalità del ginocchio migliore rispetto a chi aveva iniziato con la fisioterapia e avrebbe preso in considerazione l'intervento solo in caso di mancato miglioramento dei sintomi. Nel gruppo assegnato inizialmente alla fisioterapia, il 59% non ha avuto bisogno dell’intervento. Lo studio escludeva, tra gli altri, i pazienti con ginocchio bloccato e quelli con lesioni considerate riparabili alla risonanza.


Come si svolge la meniscectomia artroscopica: anestesia, durata e ricovero


La meniscectomia si esegue generalmente in artroscopia, tramite piccole incisioni nella parte anteriore del ginocchio. Prima dell’operazione, il paziente effettua gli accertamenti preoperatori e il colloquio con l’anestesista, che sceglie l’anestesia da somministrare in base alle condizioni di salute e alla procedura prevista.


Le opzioni comprendono l’anestesia spinale, che rende insensibile la parte inferiore del corpo e può essere associata a sedazione, o quella generale, durante la quale il paziente dorme. In entrambi i casi, l’anestesia impedisce di avvertire dolore durante l’intervento.


Nel corso dell'intervento, il chirurgo del menisco:


  • Introduce una piccola telecamera, chiamata artroscopio, per osservare l’interno del ginocchio su un monitor;
  • Esamina il menisco e verifica direttamente le caratteristiche della lesione;
  • Rimuove con appositi strumenti la porzione danneggiata e non riparabile, regolarizzando il margine residuo;
  • Controlla la stabilità del tessuto conservato, quindi chiude le incisioni e applica la medicazione.


Una meniscectomia selettiva isolata può essere portata a termine in circa 15–30 minuti; la durata aumenta se il quadro è più complesso o se occorre eseguire altre procedure.


La dimissione avviene spesso nella stessa giornata, dopo un periodo di osservazione; in alcuni casi è previsto un pernottamento. Prima del rientro a casa, l’équipe consegna al paziente le indicazioni su farmaci, medicazioni, uso delle stampelle e controllo successivo. È necessaria la presenza di un accompagnatore.


Quanto durano dolore e gonfiore dopo la meniscectomia?


Nei primi giorni dopo la meniscectomia, dolore e gonfiore sono comuni e dovrebbero diminuire progressivamente nelle settimane successive. Il gonfiore può persistere più a lungo del dolore, soprattutto dopo un aumento delle attività. Non esiste, in ogni caso, una durata di questi sintomi uguale per tutti: essa varia in base all’estensione dell’intervento, alle condizioni della cartilagine e alla risposta individuale.


Per tenere sotto controllo i sintomi, il paziente deve seguire le indicazioni ricevute alla dimissione, che possono comprendere:


  • Ghiaccio, avvolto in un panno e applicato per brevi periodi, senza contatto diretto con la pelle;
  • Gamba sollevata durante il riposo, per favorire la riduzione del gonfiore;
  • Farmaci antidolorifici prescritti, rispettando dosi e durata;
  • Adattamento delle attività, riducendo gli sforzi che causano un aumento di dolore e gonfiore.


Un dolore che persiste o aumenta necessita di una nuova visita ortopedica da parte del chirurgo, soprattutto se limita il cammino o rallenta i progressi nella riabilitazione. Il disturbo può dipendere anche da problemi già presenti prima dell'intervento, come un danno della cartilagine: rimuovere la porzione di menisco lesionata non elimina necessariamente tutte le cause del dolore.


Occorre contattare tempestivamente l’équipe in caso di febbre, ferita arrossata o con secrezioni, dolore intenso oppure gonfiore in aumento. Anche dolore e gonfiore al polpaccio richiedono una valutazione urgente; se compaiono difficoltà respiratoria o dolore toracico, bisogna rivolgersi subito al pronto soccorso.


Recupero e fisioterapia: quando camminare e lasciare le stampelle?


Dopo una meniscectomia parziale isolata, generalmente è possibile iniziare a camminare già il giorno dell’intervento, quando l’équipe lo autorizza, appoggiando il peso sulla gamba secondo tolleranza e tramite stampelle.


Il consenso internazionale ESSKA–AOSSM–AASPT, elaborato da società scientifiche europee e statunitensi di chirurgia del ginocchio, medicina dello sport e fisioterapia e pubblicato nel 2025, consente il carico e il movimento precoci in base ai sintomi. La progressione deve allinearsi ai miglioramenti del paziente, non solo al numero di giorni trascorsi dall'intervento.


Le stampelle si abbandonano quando si è in grado di camminare correttamente, senza zoppicare, raggiungendo un buon controllo della gamba, secondo le indicazioni dell’équipe. All’inizio sono preferibili tragitti brevi, da aumentare gradualmente se il ginocchio li tollera.


Anche la riabilitazione comincia precocemente, con esercizi appositamente prescritti per recuperare il movimento e riattivare il quadricipite, il muscolo della parte anteriore della coscia. Le fasi del recupero post meniscectomia possono essere riassunte così:


Fase del recuperoObiettivi e attività
Primi giorniCammino assistito, recupero dell’estensione e attivazione del quadricipite.
Progressione inizialeRecupero della flessione, miglioramento del passo e, quando possibile, riduzione progressiva dell’uso delle stampelle.
Rinforzo e controlloEsercizi progressivi per forza, equilibrio e stabilità, da adattare alla risposta del ginocchio.
Ripresa delle attività più impegnativeValutazione di mobilità, forza e controllo prima di aumentare gli sforzi.


Il numero di sedute necessario dipende dai deficit presenti e dai progressi. Tali indicazioni riguardano la meniscectomia parziale isolata: una sutura o altre procedure associate potrebbero comportare limitazioni differenti.


Un esempio concreto arriva da Johnny, professionista della salute mentale e appassionato di basket, che ha raccontato la propria esperienza sul sito del chirurgo statunitense Shane Nho. Dopo una meniscectomia parziale laterale del ginocchio sinistro, riferisce di avere usato le stampelle per una o due settimane. A sorprenderlo fu soprattutto la debolezza muscolare: «Non sapevo che i miei muscoli del quadricipite si sarebbero indeboliti. Non ne avevo idea. Ho iniziato la fisioterapia e ho dovuto rinforzare la coscia. La fisioterapia è stata un'esperienza che mi ha fatto riflettere, perché mi ha insegnato l'importanza del collegamento tra la meccanica del ginocchio e il quadricipite, che a sua volta è collegato al polpaccio».


Johnny ricorda che furono necessarie sei settimane di fisioterapia per ricostruire progressivamente la forza della coscia. La sua esperienza individuale evidenzia un aspetto importante: la diminuzione del dolore non coincide necessariamente con il completo recupero muscolare.


Rischi e conseguenze a lungo termine


La meniscectomia artroscopica può comportare complicanze, anche se quelle gravi sono poco frequenti. I principali rischi comprendono:


  • Infezione della ferita o dell’articolazione;
  • Sanguinamento all’interno del ginocchio;
  • Trombosi venosa, cioè formazione di un coagulo, generalmente nelle vene della gamba;
  • Rigidità articolare e difficoltà a recuperare il movimento;
  • Più raramente, lesioni di nervi o vasi sanguigni.


Nel lungo periodo, la conseguenza maggiormente significativa riguarda la minore capacità di distribuire il carico: quando il chirurgo rimuove una parte del menisco, aumenta la pressione sulla cartilagine nelle zone interessate. Questo può favorire lo sviluppo o la progressione dell’artrosi, soprattutto dopo asportazioni estese.


Nel podcast The Bone Whisperers, realizzato da NYU Langone Health, centro medico universitario di New York, e SiriusXM, i chirurghi ortopedici Vinay Aggarwal e Mehul Shah discutono le indicazioni e le conseguenze della chirurgia meniscale.


Aggarwal ricorda che: «Negli anni '70, '80 e all'inizio degli anni '90 si eseguivano molte meniscectomie. Alcune di queste erano meniscectomie totali o subtotali, in cui quasi l'intero menisco, a causa di una lesione o di una lieve artrosi, veniva asportato. Quando si eseguiva un intervento del genere si verificava una progressione significativa dell'artrosi sottostante. La cartilagine si consumava più rapidamente. Oggi, invece, si parla di meniscectomia parziale perché vogliamo lasciare del tessuto meniscale sano e vitale, anche in presenza di una lesione degenerativa, in modo che la progressione dell'artrosi non avvenga rapidamente».


Un dato interessante arriva dallo studio finlandese FIDELITY, pubblicato sul British Journal of Sports Medicine, rivista scientifica di medicina dello sport. Tra i pazienti valutati a cinque anni, i segni radiografici di artrosi erano progrediti nel 72% del gruppo sottoposto a meniscectomia parziale, rispetto al 60% del gruppo sottoposto ad artroscopia senza asportazione. Lo studio riguardava lesioni degenerative del menisco mediale: queste percentuali non rappresentano quindi il rischio individuale di qualsiasi paziente e non indicano necessariamente artrosi dolorosa.


Sviluppare artrosi dopo una meniscectomia non è inevitabile. Il rischio dipende anche dalla lesione iniziale, dalle condizioni della cartilagine, dall’allineamento del ginocchio e dal peso corporeo. Conservare il tessuto funzionale e recuperare una buona forza muscolare contribuisce alla gestione della salute articolare.


Quanto costa una meniscectomia?


Il costo di una meniscectomia in una struttura privata parte indicativamente da circa 2.000 euro. Il prezzo varia in base alla complessità dell’intervento, alla struttura, all’équipe e all’eventuale necessità di pernottamento. Prima di prenotare, è utile richiedere un preventivo dettagliato e verificare se comprende:


  • Onorari del chirurgo e dell’anestesista, sala operatoria e ricovero;
  • Visite ed esami preoperatori;
  • Medicazioni e controlli successivi;
  • Fisioterapia e riabilitazione.


Queste prestazioni possono essere incluse oppure conteggiate separatamente. Anche un’eventuale assicurazione sanitaria può modificare la spesa effettiva, in base a copertura, franchigie e convenzioni.


Quando esiste un’indicazione clinica, la meniscectomia può essere eseguita a carico del Servizio Sanitario Nazionale, nelle strutture pubbliche o private accreditate che erogano l’intervento in convenzione. I tempi di attesa dipendono dalla priorità clinica assegnata e dalla struttura.


Domande frequenti sulla meniscectomia


Quando si può guidare dopo una meniscectomia?


Dopo una meniscectomia parziale isolata, la ripresa della guida può essere possibile indicativamente dopo 1–2 settimane, ma serve il via libera dell’équipe. Bisogna riuscire a usare i pedali e frenare rapidamente senza dolore o esitazioni, e non assumere farmaci che riducono l’attenzione. Contano anche il ginocchio operato e il tipo di cambio.


Quanti giorni di assenza dal lavoro servono dopo l’intervento?


Per un lavoro sedentario, spesso si considera una ripresa entro 1–2 settimane, se dolore, gonfiore e spostamenti lo consentono. Le attività che richiedono sforzi, sollevamento di pesi o molte ore in piedi possono comportare un’assenza più lunga o un rientro con mansioni temporaneamente adattate. Il medico stabilisce la durata in base al recupero e al lavoro svolto.


Quando si può tornare a correre e praticare sport?


Il consenso internazionale ESSKA–AOSSM–AASPT indica un intervallo orientativo di 4–12 settimane dopo meniscectomia parziale. Il ritorno dipende però dal tipo di sport e dal recupero di movimento, forza e controllo del ginocchio. Per correre, saltare o affrontare cambi di direzione occorre una valutazione funzionale: la sola assenza di dolore non basta.


Quali movimenti bisogna evitare durante il recupero?


Nelle prime fasi bisogna evitare torsioni brusche, salti, corsa e accosciate profonde sotto carico, finché l’équipe non li autorizza. Dopo una meniscectomia parziale isolata, piegare e distendere il ginocchio è generalmente consentito secondo tolleranza: non bisogna quindi tenerlo immobile senza indicazione. Eventuali procedure associate possono richiedere precauzioni diverse.


Il menisco ricresce dopo una meniscectomia?


La parte asportata non ricresce spontaneamente ripristinando un menisco normale e funzionale. Per questo il chirurgo cerca di conservare quanto più menisco sano possibile.


Quando si valuta un trapianto di menisco dopo l’asportazione?


Il trapianto può essere considerato in pazienti specifici, generalmente giovani e attivi, che hanno perso gran parte del menisco e presentano dolore persistente nonostante le cure conservative. La valutazione tiene conto anche delle condizioni della cartilagine, la stabilità e l’allineamento del ginocchio. Il trapianto è generalmente indicato in assenza di artrosi avanzata e non è necessario dopo ogni meniscectomia.


Fonti e bibliografia


  • van der Graaff, Sabine J A et al. “Arthroscopic partial meniscectomy versus physical therapy for traumatic meniscal tears in a young study population: a randomised controlled trial.” British journal of sports medicine vol. 56,15 870-876. 15 Jul. 2022, doi:10.1136/bjsports-2021-105059;
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  • Shanenhomd.com/johnny-meniscus-tear-patient-story/;
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  • The-bone-whisperers.simplecast.com/episodes/do-all-meniscus-tears-need-surgery-T7dhPjtE/transcript;
  • Prill, Robert et al. “The formal EU-US Meniscus Rehabilitation 2024 Consensus: An ESSKA-AOSSM-AASPT initiative. Part II-Prevention, non-operative treatment and return to sport.” Knee surgery, sports traumatology, arthroscopy : official journal of the ESSKA vol. 33,8 (2025): 3014-3024. doi:10.1002/ksa.12689.

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