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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Morbo di Haglund: intervento chirurgico e tempi di recupero


Il morbo di Haglund è una condizione caratterizzata da una prominenza ossea situata nella parte posteriore e superiore del calcagno; può irritare la borsa retrocalcaneare e il tendine d’Achille, causando dolore al tallone. Quando le cure conservative non offrono un sollievo sufficiente, lo specialista può proporre un intervento chirurgico per rimuovere la prominenza e trattare gli eventuali danni associati.


In breve:


  • Quando operare: se il dolore continua a limitare il cammino o altre attività;
  • Come si interviene: il chirurgo può utilizzare tecniche mininvasive o a cielo aperto, a seconda del problema da trattare;
  • Quali risultati aspettarsi: l’obiettivo è ridurre il dolore e migliorare la funzione del piede;
  • Quali rischi considerare: possibili problemi di cicatrizzazione, alterazioni della sensibilità e complicanze del tendine;
  • Quanto dura il recupero: la ripresa è graduale e richiede tempi più lunghi se occorre anche riparare o reinserire il tendine d’Achille.


Quando è necessario operare il morbo di Haglund?


L’intervento per il morbo di Haglund si prende in considerazione quando il dolore interferisce con le normali attività quotidiane, nonostante le cure conservative. La sola presenza della prominenza ossea, che può essere anche asintomatica, non è sufficiente a giustificare l’operazione. Prima di proporre la chirurgia, lo specialista valuta la risposta a un percorso che può comprendere:


  • Modifica delle calzature, per ridurre la pressione sulla parte posteriore del tallone;
  • Tallonette o plantari;
  • Fisioterapia ed esercizi personalizzati;
  • Riduzione temporanea delle attività dolorose;
  • Eventuali farmaci per controllare i sintomi.


Generalmente, queste misure vengono testate per diversi mesi, spesso circa sei. La decisione di operare dipende soprattutto da:


  • Intensità e persistenza del dolore;
  • Difficoltà nel cammino, nel lavoro o nello sport;
  • Condizioni del tendine.


Il chirurgo valuta insieme al paziente se i benefici attesi giustificano l’intervento e il percorso di recupero.


intervento chirurgico per il morbo di Haglund


Come prepararsi all’intervento?


La preparazione all’intervento per il morbo di Haglund parte da una visita ortopedica, durante la quale il chirurgo individua la sede del dolore, valuta la mobilità della caviglia ed esamina il tendine d’Achille. È utile portare con sé i referti precedenti e indicare le cure già effettuate, la loro durata e i risultati ottenuti. Gli esami aiutano a definire le strutture che potrebbero necessitare di un trattamento. Quelli maggiormente utilizzati sono:


  • Radiografia del piede sotto carico, cioè in piedi: mostra la prominenza del calcagno e le eventuali calcificazioni nella zona di inserzione del tendine;
  • Risonanza magnetica: permette di approfondire le condizioni del tendine d’Achille e l’estensione di eventuali danni.


Attraverso la valutazione clinica e strumentale è possibile comprendere se sia sufficiente intervenire sulla prominenza ossea e sulla borsa infiammata oppure se occorre trattare anche il tendine. Prima dell’operazione, il paziente riceve inoltre le indicazioni della struttura sugli accertamenti preoperatori, sulla gestione dei farmaci e sul digiuno.


Come si svolge l’intervento per il morbo di Haglund?


L’intervento per il morbo di Haglund mira a ridurre la prominenza ossea del calcagno e trattare le strutture che contribuiscono al dolore. Il chirurgo può rimuovere la borsa retrocalcaneare infiammata e, quando necessario, le calcificazioni e le porzioni danneggiate del tendine d’Achille. Le principali modalità di intervento sono:


TecnicaCome si esegue
EndoscopicaIl chirurgo introduce una piccola telecamera e gli strumenti attraverso brevi incisioni per rimuovere la borsa e rimodellare la prominenza ossea.
PercutaneaSi utilizzano piccole frese attraverso incisioni di pochi millimetri. Durante l’operazione il medico si avvale del controllo radiografico.
A cielo apertoIl chirurgo accede direttamente all’osso e al tendine attraverso un’incisione più ampia, che permette anche eventuali riparazioni tendinee.


Endoscopia e chirurgia percutanea sono entrambe tecniche mininvasive, ma utilizzano strumenti e modalità di controllo differenti. La scelta dipende dalla conformazione del calcagno, dalle condizioni del tendine e dall’esperienza del chirurgo.


Intervento mininvasivo: tecniche endoscopiche e percutanee


La calcaneoplastica endoscopica, cioè il rimodellamento del calcagno mediante endoscopia, può essere indicata quando il problema riguarda soprattutto la prominenza ossea e la borsa, in assenza di una estesa degenerazione del tendine.


La chirurgia percutanea può prevedere la rimozione della prominenza oppure un’osteotomia del calcagno: il chirurgo taglia e corregge la posizione dell’osso per ridurre il conflitto con il tendine. Non tutte le operazioni mininvasive, quindi, consistono nella stessa procedura.


Un aspetto importante rispetto alla scelta della tecnica chirurgica emerge dall’intervista pubblicata su ePlasty, rivista specialistica, al Dott. Duane Ehredt Jr, chirurgo statunitense del piede e della caviglia, il quale ha spiegato che: «Se più del 50% del tratto distale dell’Achille mostra segni di degenerazione, eseguo l’intervento a cielo aperto».


Il passaggio descrive il criterio adottato dallo specialista. La soglia citata non rappresenta, dunque, una regola universale per tutti i pazienti.


Intervento a cielo aperto e trattamento del tendine d’Achille


Quando il tendine presenta calcificazioni o tessuto degenerato da rimuovere, il chirurgo può utilizzare un accesso a cielo aperto. Se occorre staccare una parte del tendine dal calcagno per trattare la zona, lo specialista può successivamente reinserirla mediante suture e piccole ancore fissate all’osso.


Nei casi più complessi, con un danno tendineo esteso, può essere necessario rinforzare l’Achille utilizzando un altro tendine. Sono procedure che possono essere indicate in base al singolo caso, non passaggi obbligatori di ogni intervento per Haglund.


Quanto dura l’operazione e quale anestesia si utilizza?


La durata dell’intervento per il morbo di Haglund dipende dalla tecnica adoperata e dalle strutture da trattare. Per una calcaneoplastica endoscopica, i tempi sono di circa 30–35 minuti e non comprendono la preparazione anestesiologica né si applicano alle procedure più complesse (ad esempio quando è necessario riparare anche il tendine d’Achille). L’operazione può svolgersi in:


  • Anestesia generale, che mantiene il paziente addormentato per l'intera durata dell'intervento;
  • Anestesia locoregionale, mediante un blocco dei nervi che permette di non avvertire dolore nella zona operata, eventualmente associato a sedazione.


Generalmente, il paziente viene dimesso nella stessa giornata in cui si svolge l'intervento; la necessità di un ricovero dipende comunque dal singolo caso e dall’organizzazione della struttura.


Quali risultati può offrire la chirurgia?


La chirurgia per il morbo di Haglund può ridurre il dolore e migliorare la funzione del piede, facilitando il cammino e la ripresa delle attività. Il risultato che si raggiunge, però, dipende anche dalle condizioni iniziali del tendine d’Achille e dalla corretta scelta dell’intervento.


Una revisione sistematica con metanalisi del 2025, pubblicata sul Journal of Experimental Orthopaedics, rivista scientifica internazionale di ortopedia, ha analizzato 39 studi osservazionali, con 1.559 pazienti operati per tendinopatia inserzionale dell’Achille, una condizione spesso associata alla deformità di Haglund. Il punteggio medio AOFAS, che valuta dolore, funzione e allineamento del piede e della caviglia, è passato da circa 56 a 89 punti su 100 dopo l’operazione. Il miglioramento è emerso sia con la chirurgia aperta sia con quella endoscopica, senza una differenza statisticamente significativa nei punteggi finali tra le due tecniche.


Un miglioramento del punteggio non equivale alla completa remissioni dei sintomi. In alcuni pazienti dolore o limitazioni potrebbero persistere e non è detto che sia possibile tornare, nelle attività sportive, ai livelli precedenti. Gli studi comprendono inoltre pazienti e procedure differenti e non rappresentano una previsione certa per ogni singolo paziente.


Quali sono i rischi e le possibili complicanze?


Le possibili complicanze dell’intervento per il morbo di Haglund comprendono:


  • Problemi della ferita, come infezione, ritardo di cicatrizzazione o fastidio della cicatrice a contatto con la scarpa;
  • Alterazioni della sensibilità, con intorpidimento o formicolio nella zona del tallone;
  • Dolore persistente o rigidità;
  • Complicanze del tendine d’Achille, tra cui cedimento della riparazione o rottura;
  • Trombosi venosa, un rischio da valutare anche in relazione alla minore mobilità post-operatoria.


Una revisione sistematica condotta da ricercatori dell’Università di Genova e del Policlinico San Martino, pubblicata sulla rivista scientifica Knee Surgery, Sports Traumatology, Arthroscopy nel 2021, ha raccolto 35 studi con 1.147 pazienti. Negli studi che riportavano questo esito, le complicanze interessavano il 15,5% dei casi trattati con la chirurgia a cielo aperto e il 4,1% di quelli gestiti con endoscopia.


Queste percentuali comprendono complicanze di diversa gravità e non possono essere ritenute rappresentative del rischio personale di ogni paziente. Inoltre, i gruppi potevano differire in termini di condizioni del tendine e complessità dell’intervento: il dato non basta, dunque, a stabilire quale sia la tecnica più adatta.


Morbo di Haglund: quali sono i tempi di recupero dopo l’intervento?


I tempi di recupero dipendono soprattutto dal tipo di intervento e dall’eventuale riparazione del tendine d’Achille. Riprendere a camminare, tornare allo sport e recuperare completamente sono obiettivi differenti. La revisione sistematica dei ricercatori dell’Università di Genova e del Policlinico San Martino ha riportato questi tempi medi negli studi che misuravano la ripresa delle attività:


Attività

Tempi medi osservati

Ritorno alle attività quotidianeCirca 6 settimane dopo endoscopia e 17 settimane dopo chirurgia aperta.
Ritorno allo sportCirca 12 settimane dopo endoscopia e 21 settimane dopo chirurgia aperta.


Si tratta di medie relative a pazienti e procedure differenti, non scadenze da rispettare alla lettera né autorizzazioni a riprendere una determinata attività. Nelle prime settimane il paziente deve seguire le indicazioni del chirurgo rispetto al peso che è possibile appoggiare sul piede. Può utilizzare stampelle e un tutore o un gesso, soprattutto quando occorre proteggere una riparazione tendinea. Il carico e i movimenti aumentano gradualmente secondo il protocollo ricevuto.


La fisioterapia accompagna il recupero della mobilità della caviglia, della forza del polpaccio e della qualità del cammino. Per stabilire se e quando tornare alle comuni attività è necessaria una valutazione individuale:


  • Lavoro: un’attività sedentaria può essere ripristinata prima rispetto a un lavoro che richiede di stare in piedi per molto tempo o di trasportare pesi;
  • Guida: occorre poter controllare i pedali ed eseguire una frenata d’emergenza in sicurezza, rispettando le indicazioni del chirurgo;
  • Sport: la ripresa procede per gradi, lasciando al fisioterapista la responsabilità di stabilire esercizi e carichi.


Il Royal Orthopaedic Hospital, ospedale specialistico del servizio sanitario britannico, indica che dopo interventi con reinserzione dell’Achille il recupero completo può richiedere circa 12 mesi, anche se alcune attività possono riprendere prima.


Per saperne di più sui tempi di recupero, è interessante conoscere le testimonianze di chi in prima persona si è sottoposto all'intervento. La storia di Jane Porter, ex consulente scolastica in pensione, è raccontata sul sito di Atrium Health Wake Forest Baptist, sistema sanitario universitario statunitense. Per anni il dolore dietro al tallone ha limitato la sua vita, fino al punto che era diventato quasi impossibile indossare scarpe chiuse posteriormente e camminare.


Inizialmente, aveva ricevuto una diagnosi di fascite plantare e poi di tendinite dell’Achille e le erano stati consigliati trattamenti conservativi come tutore, fisioterapia, inserti per le scarpe, riposo e farmaci, senza però ottenere sollievo. Dopo circa otto anni, il Dott. DeKarlos Dial, specialista in chirurgia del piede e della caviglia, grazie a una radiografia, ha identificato la deformità di Haglund.


Jane si è sottoposta all’intervento al piede sinistro nel 2022 e al destro nel 2023. Racconta che il primo piede è guarito completamente dopo circa 12 mesi; al momento della testimonianza, il secondo era ancora in recupero: «Ci vuole un anno intero per guarire davvero. Non mi preoccupo come la prima volta, perché ora so cosa aspettarmi».


Il suo racconto evidenzia l'importanza di conoscere il percorso postoperatorio. Jane ambiva a ritornare a passeggiare sulla spiaggia e ad andare in bicicletta: obiettivi quotidiani che il dolore le aveva impedito di coltivare. I tempi di recupero da ella indicati rappresentano, in ogni caso, un’esperienza individuale, dunque potrebbero non essere gli stessi per altri pazienti.


Domande frequenti


Quanto costa l’intervento per il morbo di Haglund?


Nel privato, il costo dipende dalla tecnica, dall’eventuale riparazione del tendine d’Achille, dai materiali utilizzati e dalla struttura. Si consiglia di richiedere un preventivo scritto, verificando se lo stesso comprenda anestesia, ricovero, controlli e riabilitazione. Se l’intervento viene erogato a carico del Servizio Sanitario Nazionale, il ricovero non prevede ticket; visite ed esami ambulatoriali possono invece richiederlo, salvo esenzione.


A chi rivolgersi per operare il morbo di Haglund?


È opportuno rivolgersi a un ortopedico con esperienza nella chirurgia del piede e della caviglia, in particolare nel trattamento del calcagno e del tendine d’Achille. Lo specialista deve essere in grado di motivare la tecnica proposta e organizzare il percorso postoperatorio. Su EccellenzaMedica.it, sito di prenotazioni mediche online, è possibile richiedere informazioni su servizi e prestazioni ortopediche disponibili presso specialisti e centri accreditati nelle principali città italiane.


Quali scarpe indossare dopo l’intervento?


Nella prima fase bisogna utilizzare l’eventuale tutore o presidio prescritto dal chirurgo. Il passaggio alle scarpe normali avviene quando le condizioni della ferita e del tendine lo consentono. La calzatura deve essere comoda e non deve esercitare pressione sulla cicatrice posteriore.


Quali sintomi dopo l’operazione richiedono di contattare il medico?


Occorre contattare tempestivamente il team chirurgico in presenza di:


  • Febbre, soprattutto se associata a rossore crescente o secrezioni dalla ferita;
  • Dolore intenso che non risponde ai farmaci prescritti;
  • Sanguinamento abbondante attraverso la medicazione;
  • Nuovo dolore o gonfiore al polpaccio.


Conviene rivolgersi direttamente ad un Pronto Soccorso in caso di dolore al petto o difficoltà respiratoria improvvisa.


Si possono operare entrambi i piedi nella stessa seduta?


Sì, se il medico lo ritiene opportuno e utile. Il chirurgo deve valutare soprattutto come il paziente potrà spostarsi e rispettare le limitazioni del carico su entrambi i piedi, oltre all’assistenza disponibile a casa.


Il morbo di Haglund e la spina calcaneare richiedono lo stesso intervento?


No, non necessariamente. La deformità di Haglund interessa la parte posteriore e superiore del calcagno, vicino alla borsa retrocalcaneare e al tendine d’Achille. La spina calcaneare plantare si trova invece sotto il tallone e può associarsi alla fascite plantare.


Fonti e bibliografia


  • Hmpgloballearningnetwork.com/site/eplasty/interview/endoscopic-calcaneoplasty-haglunds-deformity;
  • Footcaremd.org/foot-and-ankle-treatments/heel/haglunds-deformity-surgery;
  • Chen PY, Tzeng IS, Yang KC, Wang CC. Endoscopic versus open surgery for insertional achilles tendinopathy: A systematic review and meta-analysis of comparative outcomes. J Exp Orthop. 2025 Jul 24;12(3):e70374. doi: 10.1002/jeo2.70374. PMID: 40708889; PMCID: PMC12287823;
  • Alessio-Mazzola, M., Russo, A., Capello, A.G. et al. Endoscopic calcaneoplasty for the treatment of Haglund’s deformity provides better clinical functional outcomes, lower complication rate, and shorter recovery time compared to open procedures: a systematic review. Knee Surg Sports Traumatol Arthrosc 29, 2462–2484 (2021). doi.org/10.1007/s00167-020-06362-1;
  • Roh.nhs.uk/services-information/foot-and-ankle/insertional-achilles-tendinopathy-haglunds-deformity-surgery;
  • Wakehealth.edu/stories/patients/jane-porter.

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