- Quali sono le differenze tra ortopedico del piede e chirurgo ortopedico del piede?
- Quali interventi esegue il chirurgo ortopedico del piede?
- Chirurgia aperta, mininvasiva o percutanea del piede: cosa cambia?
- Cosa valutare prima di sottoporsi a un intervento di chirurgia del piede?
- Come scegliere il miglior chirurgo ortopedico del piede e un centro di eccellenza?
- Quanto costa un intervento al piede?
- Come prenotare una visita chirurgica?
- Domande Frequenti
Se una deformità, una lesione o una patologia del piede provoca dolore persistente arrivando a limitare la capacità di camminare, potrebbe essere utile consultare un chirurgo ortopedico del piede. La valutazione chirurgica non conduce automaticamente a un’operazione: lo specialista verifica innanzitutto la diagnosi, considera eventuali cure già effettuate e stabilisce se l’intervento possa offrire benefici concreti.
La chirurgia del piede comprende diverse procedure, dalle correzioni dell’alluce valgo e delle dita fino alle ricostruzioni di tendini e legamenti, al trattamento delle fratture e agli interventi per l’artrosi. Anche la tecnica deve essere scelta in base al singolo caso: un approccio mininvasivo o percutaneo non è, sempre e comunque, una soluzione migliore rispetto alla chirurgia aperta.
In questa guida vedremo quali interventi esegue generalmente un chirurgo ortopedico del piede, cosa valutare prima dell’operazione e quali criteri possono aiutare a scegliere lo specialista e il centro migliori per le proprie esigenze.
Quali sono le differenze tra ortopedico del piede e chirurgo ortopedico del piede?
L’ortopedico del piede e il chirurgo ortopedico del piede non corrispondono necessariamente a due specializzazioni mediche differenti. Entrambi dispongono di una laurea in Medicina e Chirurgia, con successiva specializzazione in Ortopedia e Traumatologia. La differenza riguarda soprattutto l’attività svolta e il livello di esperienza maturato nella chirurgia di questo distretto anatomico.
L’ortopedico del piede si occupa della diagnosi e del trattamento delle patologie che interessano ossa, articolazioni, tendini e legamenti. Può prescrivere farmaci, fisioterapia, plantari, tutori o infiltrazioni e, quando ne possiede le competenze, eseguire anche interventi chirurgici.
L’espressione chirurgo ortopedico del piede viene utilizzata soprattutto per indicare un ortopedico che dedica una parte rilevante della propria attività alla pianificazione e all’esecuzione di operazioni sul piede e, spesso, sulla caviglia. Le sue competenze nell'ambito dell'ortopedia del piede possono comprendere:
- Correzione delle deformità;
- Trattamento chirurgico di fratture e lesioni tendinee;
- Ricostruzione di articolazioni e legamenti;
- Utilizzo di tecniche aperte, mininvasive, percutanee o artroscopiche;
- Gestione delle complicanze e degli interventi di revisione;
- Controllo e riabilitazione postoperatoria.
La distinzione, quindi, non consiste nel fatto che un professionista visiti e l’altro operi. Anche il chirurgo deve formulare la diagnosi, valutare le alternative conservative e stabilire se l’operazione sia realmente appropriata. In molti casi lo stesso medico può quindi seguire il paziente dalla prima valutazione fino ai controlli successivi all’intervento. Quando esiste una possibile indicazione chirurgica, è però utile verificare che lo specialista possieda un’esperienza specifica nella patologia e nella procedura da effettuare.
Quali interventi esegue il chirurgo ortopedico del piede?
Il chirurgo ortopedico del piede tratta deformità, lesioni traumatiche, instabilità e patologie articolari che causano dolore o limitano il movimento. L’intervento viene preso in considerazione soprattutto quando i trattamenti conservativi non offrono un beneficio sufficiente. Nei traumi improvvisi, invece, potrebbe essere necessario operare con urgenza.
| Patologia o problema | Interventi da valutare |
| Alluce valgo | Osteotomia, chirurgia di correzione dei tessuti molli o artrodesi |
| Alluce rigido o artrosi | Rimozione degli osteofiti, osteotomia o artrodesi dell’articolazione |
| Dita a martello o ad artiglio | Correzione dei tendini, osteotomia o fusione della piccola articolazione interessata |
| Piede piatto o piede cavo | Osteotomie, trasferimenti tendinei, riparazioni legamentose o artrodesi |
| Fratture e lesioni di Lisfranc | Riduzione e stabilizzazione mediante viti, placche o altri dispositivi |
| Lesioni di tendini e legamenti | Sutura, reinserzione o ricostruzione delle strutture danneggiate |
| Neuroma di Morton | Decompressione del nervo o rimozione del tratto nervoso coinvolto |
Alcuni termini ricorrono spesso nella chirurgia del piede:
- Osteotomia: il chirurgo seziona e riposiziona un osso per correggere l’allineamento;
- Artrodesi: due segmenti ossei vengono uniti per stabilizzare un’articolazione dolorosa o gravemente danneggiata;
- Osteosintesi: viti, placche o altri mezzi di fissazione mantengono le ossa nella posizione corretta durante il periodo di guarigione.
La scelta non dipende soltanto dal nome della patologia. Il chirurgo considera anche altri fattori come:
- Intensità dei sintomi;
- Limitazione funzionale;
- Rigidità della deformità;
- Eventuale artrosi;
- Esami radiologici;
- Risultati di terapie già testate.
L’alluce valgo rappresenta una parte rilevante dell'attività chirurgica che coinvolge il piede. Uno studio nazionale pubblicato nel Journal of Experimental Orthopaedics ha analizzato le schede di dimissione ospedaliera del Ministero della Salute relative al periodo 2001-2016.
I ricercatori hanno rilevato 721.514 procedure chirurgiche eseguite per il trattamento dell'alluce valgo acquisito: il 91,2% riguardava donne e nel 79,9% dei casi la procedura principale comprendeva la correzione dei tessuti molli associata a un’osteotomia del primo metatarso.

Chirurgia aperta, mininvasiva o percutanea del piede: cosa cambia?
La differenza principale riguarda le modalità attraverso cui il chirurgo raggiunge e corregge le strutture del piede. La chirurgia percutanea rientra generalmente nella chirurgia mininvasiva, anche se i due termini vengono talvolta usati come sinonimi.
| Tecnica | Come viene eseguita |
| Chirurgia aperta | Utilizza un’incisione che permette di vedere direttamente ossa, tendini e articolazioni. Può essere indicata nelle deformità complesse, nelle revisioni e nelle ricostruzioni estese. |
| Chirurgia mininvasiva | Impiega incisioni più piccole e strumenti dedicati, limitando l’esposizione dei tessuti. Comprende anche alcune procedure artroscopiche, eseguite con una microcamera. |
| Chirurgia percutanea | Il chirurgo introduce frese e altri strumenti attraverso piccoli accessi cutanei, controllando le correzioni con immagini radiologiche durante l’intervento. |
Le tecniche mininvasive e percutanee possono offrire alcuni vantaggi, tra cui:
- Cicatrici più contenute;
- Minore manipolazione dei tessuti molli;
- Possibile diminuzione del dolore e dei problemi di guarigione della ferita;
- Recupero talvolta più rapido.
La presenza di incisioni più piccole non rende automaticamente l’intervento meno complesso o privo di rischi. Il chirurgo lavora senza esporre completamente le strutture anatomiche, pertanto deve possedere una formazione specifica per l'utilizzo di questa tecnica. Anche dopo una procedura percutanea potrebbe essere necessario indossare scarpe postoperatorie, limitare il carico e sottoporsi a controlli radiografici.
La American Orthopaedic Foot & Ankle Society, società scientifica statunitense che si occupa di chirurgia ortopedica di piede e caviglia, precisa che non tutti i pazienti dispongono dei requisiti per sottoporsi alla chirurgia mininvasiva. I rischi generali sono simili a quelli della chirurgia aperta e comprendono infezioni, danni a nervi o tendini, mancata guarigione dell’osso e persistenza della deformità.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 sulla rivista scientifica Archives of Orthopaedic and Trauma Surgery ha valutato 46 studi riguardanti la correzione chirurgica dell’alluce valgo. Sia le tecniche aperte sia quelle mininvasive hanno migliorato l’allineamento e i risultati clinici.
In un’intervista pubblicata da Healio, testata medica statunitense rivolta ai professionisti sanitari, il chirurgo ortopedico Dott. Scott J. Ellis ha ricordato che per correggere l’alluce valgo sono state sviluppate nel corso degli anni più di 100 procedure. Secondo lo specialista «Il fatto che ve ne siano così tante indica che ad oggi non esiste una soluzione perfetta. La maggior parte delle correzioni dell'alluce valgo sono efficaci, ma non perfette in termini di raggiungimento e mantenimento della correzione e di soddisfazione del paziente».
La capacità di scegliere la tecnica più adeguata alle caratteristiche del piede del paziente conta dunque più delle preferenze dello specialista rispetto a una specifica procedura. Prima di scegliere è necessario considerare:
- Patologia;
- Gravità e rigidità della deformità;
- Condizioni dei tessuti;
- Eventuali interventi a cui il paziente si è già sottoposto in passato, sempre per il medesimo problema o distretto.
Cosa valutare prima di sottoporsi a un intervento di chirurgia del piede?
Prima dell’intervento è importante accertarsi che il beneficio atteso sia superiore ai rischi. Lo scopo della chirurgia dovrebbe essere ridurre il dolore, migliorare la funzionalità o correggere un’instabilità. Il solo desiderio di modificare l’aspetto estetico del piede, in assenza di disturbi considerevoli, generalmente non rappresenta un’indicazione sufficiente. Durante il consulto è utile chiarire:
- Quali attività quotidiane sono limitate dalla patologia;
- Quali trattamenti conservativi sono già stati provati e con quali risultati;
- Quale intervento propone il chirurgo e perché;
- Quali alternative chirurgiche o non chirurgiche possono essere eventualmente valutate;
- Quale risultato si può ragionevolmente ottenere dopo l'intervento;
- Quali complicanze possono verificarsi;
- Per quanto tempo sarà necessario limitare il carico, il lavoro, la guida o lo sport;
- Se e per quanto tempo servirà fare fisioterapia e indossare tutori, stampelle o scarpa postoperatoria.
La valutazione preoperatoria deve, inoltre, tenere conto delle condizioni generali del paziente. Diabete incontrollato, problemi circolatori, fumo, infezioni cutanee e alcuni farmaci potrebbero aumentare il rischio di una guarigione lenta o incompleta. È quindi importante comunicare al medico tutti i medicinali assunti, compresi anticoagulanti, integratori e prodotti acquistati senza prescrizione, evitando però di sospendere autonomamente eventuali terapie.
Interessante, in tal senso, è la storia di Alli Brown, pubblicata sul sito della University of Utah Health. La paziente, assistente fisioterapista ed ex atleta, soffriva di alluce valgo doloroso a entrambi i piedi. Aveva già provato diverse soluzioni conservative (plantari, taping, nuove scarpe), ma dopo molte ore in piedi era costretta a ricorrere al ghiaccio per tenere a bada il dolore.
Insieme al chirurgo, Alli scelse di sottoporsi a un intervento di correzione mediante osteotomia Scarf e cheilectomia, procedura che consiste nel riallineamento del metatarso e nella rimozione delle sporgenze ossee intorno all’articolazione. I due piedi vennero operati separatamente, così da agevolare Alli nella gestione del recupero. La paziente, dopo la riabilitazione, tornò gradualmente a correre. «Ho sempre avuto dolori, ma è molto più difficile quando il dolore è ai piedi, proprio le parti del corpo che ti sostengono in tutto ciò che fai. Sento di avere meno dolore ora rispetto a quando correvo a vent'anni.».
La sua esperienza consente di comprendere perché è importante che il chirurgo sia disponibile a confrontarsi col paziente prima dell'operazione rispetto alla scelta della procedura migliore, ai tempi di recupero e agli obiettivi personali da raggiungere dopo l'intervento.
Come scegliere il miglior chirurgo ortopedico del piede e un centro di eccellenza?
Il miglior chirurgo ortopedico del piede non è necessariamente quello con più recensioni o quello che propone la tecnica più recente. È lo specialista che possiede un’esperienza documentabile nella specifica patologia e sceglie l’intervento in base alle caratteristiche del paziente.
| Elemento da verificare | Cosa approfondire |
| Qualifica professionale | Controllare l'iscrizione del medico all'Ordine e il possesso della specializzazione in Ortopedia e Traumatologia |
| Esperienza specifica | Chiedere quanti interventi simili esegue e se si occupa anche di recidive o casi complessi |
| Scelta della tecnica | Verificare la disponibilità del medico a motivare la scelta tra procedure aperte, mininvansive o percutanee |
| Risultati | Chiedere quali sono le politiche di gestione di complicanze, nuovi interventi e recupero funzionale |
| Organizzazione del centro | Accertarsi della disponibilità di anestesia, diagnostica, assistenza postoperatoria e servizi di riabilitazione |
Per verificare l'iscrizione del medico agli ordini professionali è possibile utilizzare il servizio ufficiale Ricerca anagrafica della FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. In questo modo è possibile accertarsi soltanto della presenza dell'abilitazione professionale, non dell’esperienza maturata in una particolare procedura.
Il numero di interventi eseguiti è un’informazione utile, da interpretare però insieme alla complessità dei casi e ai risultati ottenuti. Un buon chirurgo deve essere in grado di spiegare e descrivere anche:
- Limiti dell’operazione;
- Alternative;
- Rischi di recidiva.
Un centro di eccellenza, infine, non si riconosce soltanto dal nome o, comunque, dalla reputazione di cui gode. Deve essere in grado di offrire un percorso coordinato e strutturato, dalla diagnosi al controllo postoperatorio, ed essere preparato a gestire eventuali complicanze.
Quanto costa un intervento al piede?
Un intervento al piede clinicamente indicato ed eseguito in una struttura pubblica o privata accreditata può essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Il paziente può dover pagare il ticket per visite ed esami specialistici precedenti o successivi all'intervento, salvo esenzione. Il Ministero della Salute precisa che il ticket riguarda principalmente visite, diagnostica e analisi, non il ricovero ospedaliero. Nel settore privato non esiste un tariffario unico di riferimento. Le seguenti fasce di prezzo rappresentano stime indicative.
| Intervento al piede | Costo indicativo (nel privato) |
| Correzione del dito a martello | 500-3.000 euro |
| Chirurgia percutanea dell'alluce valgo | 2.500-4.500 euro |
| Artrodesi del piede | 3.500-7.000 euro |
| Intervento per il piede piatto | 5.000-10.000 euro |
Il costo può aumentare quando vengono operate più dita o entrambi i piedi, quando l’intervento coinvolge diverse articolazioni oppure quando servono placche, viti, innesti ossei o altri materiali. Incidono sul preventivo anche:
- Compenso del chirurgo e dell’équipe;
- Anestesia;
- Utilizzo della sala operatoria;
- Ricovero o permanenza in day surgery;
- Esami preoperatori;
- Tutori e scarpe postoperatorie;
- Visite di controllo e medicazioni;
- Eventuale fisioterapia.
Prima di dare il proprio benestare definitivo, è bene richiedere un preventivo scritto e verificare che specifichi cosa è incluso, gli eventuali costi aggiuntivi e le condizioni che si applicano in caso di rinvio dell’intervento. Se il paziente dispone di un’assicurazione sanitaria, la copertura può essere totale o parziale.
Come prenotare una visita chirurgica?
Prima di programmare l’intervento è necessario prenotare un consulto con un chirurgo ortopedico del piede. Lo specialista esamina il problema, verifica se esiste una reale indicazione chirurgica e discute tecnica, rischi e recupero. Se si opta per il Servizio Sanitario Nazionale occorrono generalmente:
- Prescrizione del medico di famiglia o di uno specialista del SSN;
- Prenotazione tramite il CUP regionale;
- Pagamento del ticket, salvo esenzione.
In ambito privato, invece, è possibile contattare direttamente lo specialista o la struttura, generalmente senza impegnativa. Su EccellenzaMedica.it, sito di prenotazioni mediche online, è possibile richiedere una visita con ortopedici del piede presso centri selezionati in diverse città italiane. Si consiglia di portare con sé in occasione della visita:
- Radiografie, risonanze, TAC o ecografie già eseguite, comprese le immagini e non soltanto i referti;
- Documentazione relativa a precedenti interventi;
- Elenco dei farmaci assunti;
- Informazioni su eventuali terapie già effettuate;
- Eventuali plantari, tutori o scarpe postoperatorie utilizzate.
Domande frequenti
Perché le radiografie del piede vengono spesso eseguite sotto carico?
Perché mostrano l’allineamento di ossa e articolazioni mentre il piede sostiene il peso corporeo. Possono rendere più evidenti deformità, riduzione degli spazi articolari e cedimento dell’arco plantare.
Quanto dura un intervento chirurgico al piede?
Può durare meno di un’ora nelle procedure più semplici e diverse ore nelle ricostruzioni complesse. La durata dipende dal numero di strutture coinvolte, dalla tecnica e dall’eventuale impiego di placche, viti o innesti ossei.
Quale anestesia si usa per operare il piede?
Si possono utilizzare anestesia locale o regionale, sedazione, anestesia spinale oppure generale. La scelta dipende dall’intervento, dalle condizioni del paziente e dalla valutazione dell’anestesista.
Un intervento al piede richiede sempre il ricovero?
No. Molte procedure vengono eseguite in day surgery, con dimissione nella stessa giornata. Il ricovero può essere necessario dopo ricostruzioni complesse o quando il paziente necessita di un controllo più prolungato o di assistenza nella mobilizzazione.
Si possono operare entrambi i piedi contemporaneamente?
In alcuni casi sì, ma non sempre è consigliabile. Operare entrambi i piedi può limitare molto la capacità del paziente di camminare e svolgere le attività quotidiane. Per questo gli interventi vengono spesso programmati separatamente, così da dare al primo piede il tempo di guarire.
Dopo un intervento al piede si può camminare subito?
Dipende dalla procedura. Alcuni pazienti potrebbero camminare subito con una scarpa postoperatoria, caricando sul tallone o parzialmente. Dopo artrodesi e ricostruzioni più complesse può essere necessario non appoggiare il piede per diverse settimane.
Quanto può durare il gonfiore postoperatorio?
Il gonfiore può persistere per settimane o mesi e aumentare dopo essere rimasti a lungo in piedi. Dopo alcune procedure può durare 3-6 mesi. Un peggioramento improvviso associato a dolore, arrossamento o febbre richiede una valutazione medica.
Quando si può tornare a guidare dopo l’operazione?
Non esiste un termine valido per tutti. Bisogna essere in grado di indossare una scarpa, controllare correttamente i pedali ed eseguire una frenata di emergenza senza dolore. Non si deve guidare con un gesso o mentre si assumono farmaci che riducono l’attenzione. Il recupero può richiedere più tempo se è stato operato il piede destro.
Viti e placche devono essere sempre rimosse?
No. In genere rimangono in sede se non causano problemi. La rimozione può essere indicata quando diventano dolorose, sporgenti, mobili, infette o interferiscono con scarpe e tendini. Si tratta comunque di un nuovo intervento, da valutare dopo la guarigione dell’osso.
Un intervento chirurgico al piede può essere ripetuto?
Sì, quando persistono dolore e limitazioni dovuti a recidiva, mancata fusione, guarigione in posizione scorretta, infezione o mezzi di fissazione problematici. La chirurgia di revisione è spesso più complessa e richiede lo studio degli esami e della documentazione dell’intervento precedente.
Fonti e bibliografia
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- Healio.com/news/orthopedics/20250708/gold-panning-surgeons-hunt-for-bunion-gold-standard;
- Healthcare.utah.edu/patient-stories/bunion-surgeries-help-lifelong-runner-and-track-coach-get-back-what-she-loves.

