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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Screening fibrosi cistica: cos'è, come si svolge, quanto costa?


Cos'è la fibrosi cistica e come si manifesta nel neonato?


La fibrosi cistica, conosciuta anche come mucoviscidosi, è una malattia genetica rara, cronica e multiorgano, presente fin dalla nascita. È causata da alterazioni di entrambe le copie del gene CFTR, generalmente ereditate una dal padre e una dalla madre.


Il malfunzionamento della proteina CFTR compromette il passaggio di cloro e bicarbonato attraverso le cellule, rendendo alcune secrezioni più dense e difficili da eliminare. Gli organi maggiormente coinvolti sono i polmoni, il pancreas e l’intestino, ma possono essere interessati anche il fegato e l’apparato riproduttivo.


Pur essendo una malattia rara, nel 2024 il Registro Italiano Fibrosi Cistica ha censito 6.182 persone con fibrosi cistica. Secondo il Registro, questi dati comprendono circa il 98% dei casi stimati in Italia. Nello stesso anno sono state registrate 134 nuove diagnosi.


Alla nascita la malattia potrebbe non provocare sintomi evidenti. Quando presenti, i possibili segnali comprendono:


  • Ileo da meconio, cioè un’ostruzione intestinale causata da meconio (prime feci del neonato) particolarmente denso;
  • Mancata emissione del meconio, addome gonfio e vomito biliare;
  • Difficoltà ad aumentare di peso o rallentamento della crescita;
  • Feci abbondanti, grasse e maleodoranti, dovute al malassorbimento;
  • Sudore particolarmente salato e maggiore rischio di disidratazione;
  • Tosse persistente e infezioni respiratorie ricorrenti (nelle settimane/mesi successivi.


L’ileo da meconio è una delle manifestazioni più precoci e interessa fino al 20% dei neonati con fibrosi cistica (Sathe e Houwen, 2017). La sua assenza, così come l’assenza degli altri sintomi, non permette però di escludere la malattia: molti bambini appaiono sani alla nascita, pertanto la diagnosi avviene prima della comparsa dei disturbi grazie allo screening neonatale.


Il coinvolgimento dell’apparato digerente è stato sottolineato anche dal Dr Anthony Fischer, pneumologo pediatrico e professore associato presso l’University of Iowa Carver College of Medicine.


In un’intervista pubblicata nel 2026 dall’American Medical Association, Fischer ha spiegato che «L’insufficienza pancreatica è la complicanza iniziale più comune della fibrosi cistica. Molti pazienti presentano, inoltre, disturbi intestinali, tra cui stitichezza, diarrea e dolore addominale, i cui meccanismi non sono ancora completamente compresi. È fondamentale, pertanto, un maggiore coinvolgimento della comunità gastroenterologica nell’affrontare questi problemi».


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Cos'è lo screening per la fibrosi cistica?


Lo screening per la fibrosi cistica è un programma sanitario che permette di individuare, tra neonati apparentemente sani, quelli che presentano una maggiore probabilità di avere la malattia. Non consiste in un unico esame e non permette, da solo, di formulare una diagnosi: si comincia dall’analisi di una goccia di sangue e, in caso di risultato positivo, si prosegue con ulteriori test.


Pertanto, uno screening positivo non significa che il neonato abbia la fibrosi cistica, ma indica la necessità di ulteriori accertamenti. Allo stesso modo, un risultato negativo rende la malattia poco probabile ma non la esclude al 100%. Lo screening neonatale non va inoltre confuso con il test genetico del portatore sano, rivolto principalmente agli adulti e alle coppie che desiderano conoscere il proprio rischio riproduttivo.


L’obiettivo è riconoscere la fibrosi cistica prima della comparsa dei sintomi, così da affidare tempestivamente il bambino a un centro specializzato e iniziare gli interventi nutrizionali, respiratori e farmacologici eventualmente necessari. Il Report at a glance 2024 del Registro Italiano Fibrosi Cistica, elaborato utilizzando i dati trasmessi da 27 Centri di riferimento e di supporto italiani, indica che attraverso lo screening neonatale è stato possibile individuare ben l’87,6% del totale dei nuovi casi.


Quando si fa lo screening per la fibrosi cistica?


Lo screening neonatale per la fibrosi cistica viene effettuato tra le 48 e le 72 ore dalla nascita, generalmente prima che il bambino venga dimesso dal punto nascita. Il test è rivolto a tutti i neonati, anche se appaiono sani e non presentano casi di fibrosi cistica in famiglia. Sono queste, infatti, le indicazioni fornite dal Ministero della Salute per il prelievo di sangue utilizzato nei programmi di screening neonatale.


Quali sono i test di screening e gli esami di conferma?


I principali esami utilizzati per individuare o diagnosticare la fibrosi cistica sono il dosaggio del tripsinogeno immunoreattivo (IRT), l’analisi genetica del gene CFTR e il test del sudore.


TestA cosa serve
Dosaggio del tripsinogeno immunoreattivo (IRT)È il principale esame del sangue impiegato nello screening neonatale. Misura la concentrazione dell’IRT, una sostanza prodotta dal pancreas che può risultare elevata nei neonati con fibrosi cistica. Un valore alto segnala un rischio, ma non permette di diagnosticare la malattia.
Analisi genetica del gene CFTRRicerca nel DNA le varianti genetiche associate alla fibrosi cistica. Può essere eseguita su un campione di sangue e, in altri contesti, su saliva o cellule della mucosa orale. Il risultato deve indicare quali varianti sono state trovate e come sono classificate, perché non tutte causano la malattia.
Test del sudoreÈ il principale esame di conferma e misura la concentrazione di cloro nel sudore. Nei bambini con meno di sei mesi, un valore non superiore a 29 mmol/L è considerato normale, un risultato compreso tra 30 e 59 mmol/L è intermedio e un valore pari o superiore a 60 mmol/L supporta la diagnosi di fibrosi cistica.


Un documento redatto nel nel 2022 dalla Società Italiana per lo Studio della Fibrosi Cistica ha stabilito che il test del sudore consente di diagnosticare la fibrosi cistica in circa il 98% dei pazienti. Nell’1-2% dei pazienti con manifestazioni cliniche compatibili con la patologia, invece, la concentrazione di cloro può risultare normale o intermedia.


Anche l’analisi genetica presenta dei limiti. Le linee guida diagnostiche della Cystic Fibrosis Foundation precisano che l’identificazione di due varianti del gene CFTR riconosciute come responsabili della malattia è compatibile con una diagnosi di fibrosi cistica. Al contrario, la non identificazione di due varianti non permette di escluderla completamente, in quanto i pannelli genetici potrebbero non comprendere mutazioni rare.


Come si svolge lo screening neonatale per la fibrosi cistica?


Per la maggior parte dei bambini, lo screening si conclude con il primo prelievo. Soltanto quando il risultato segnala un rischio aumentato vengono richiesti altri controlli. La procedura può essere riassunta nei seguenti passaggi:


FaseCosa accade al neonato
1. Prelievo dal talloneTra le 48 e le 72 ore dalla nascita vengono prelevate poche gocce di sangue dal tallone e depositate su uno speciale cartoncino assorbente. Il fastidio è simile a quello provocato da una normale puntura.
2. Analisi dell’IRTIl campione viene inviato al laboratorio di screening, che misura il tripsinogeno immunoreattivo. Se il valore rientra nei limiti stabiliti, generalmente non sono necessari altri accertamenti.
3. Eventuale richiamoSe l’IRT supera la soglia prevista dal programma regionale, la famiglia viene contattata. Il richiamo non indica che il bambino abbia la fibrosi cistica, ma che il risultato deve essere approfondito.
4. Esami di secondo livelloA seconda del protocollo, può essere richiesto un secondo prelievo per ripetere il dosaggio dell’IRT oppure può essere effettuata l’analisi del gene CFTR, talvolta utilizzando lo stesso campione già raccolto.
5. Test del sudoreSe il rischio rimane significativo, il neonato viene indirizzato a un Centro specializzato. Una piccola zona della pelle viene stimolata per produrre sudore, che viene raccolto e analizzato. Non vengono utilizzati aghi e il test è generalmente indolore.
6. Comunicazione del risultatoGli accertamenti possono escludere la fibrosi cistica, confermare la diagnosi oppure, in un numero limitato di casi, fornire un risultato non definitivo. In quest’ultima situazione il Centro stabilisce quali controlli ripetere e come monitorare il bambino.


Come si scopre se si è portatori sani della fibrosi cistica?


Per sapere se si è portatori sani della fibrosi cistica è necessario un test genetico del gene CFTR. Non sono sufficienti l’emocromo o altri comuni esami del sangue: attraverso un normale prelievo venoso vengono raccolte le cellule dalle quali estrarre il DNA, successivamente analizzato in un laboratorio di genetica molecolare.


Il portatore sano possiede una copia normale del gene CFTR e una copia contenente una variante patogena. Non ha la fibrosi cistica e generalmente non presenta i sintomi tipici della malattia, ma può trasmettere la variante genetica ai figli. Il test è particolarmente indicato quando:


  • Esistono casi di fibrosi cistica tra i familiari;
  • Un familiare è già risultato portatore;
  • Uno dei due partner è portatore o ha la fibrosi cistica;
  • Una coppia desidera conoscere il proprio rischio genetico prima di una gravidanza.


Quando in famiglia è già stata identificata una specifica variante del gene CFTR, è importante comunicarla al laboratorio: in questo modo l’analisi può ricercare direttamente quella variante e fornire un risultato più mirato.


Secondo la Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica, che ha pubblicato nel 2024 un documento sul test per il portatore sano di fibrosi cistica, in Italia è portatrice sana circa una persona su 30, mentre approssimativamente una coppia su 900 è composta da due portatori.


La stessa fonte precisa che un test genetico di primo livello identifica mediamente circa l’85% dei portatori nella popolazione italiana, con percentuali che possono variare in base alle varianti ricercate e alla loro distribuzione regionale. Se entrambi i partner sono portatori, a ogni gravidanza esiste una probabilità:


  • Del 25% che il figlio abbia la fibrosi cistica;
  • Del 50% che sia portatore sano;
  • Del 25% che non abbia ereditato nessuna delle due varianti.


Queste probabilità si ripresentano in modo indipendente a ogni concepimento.


Come si diagnostica la fibrosi cistica negli adulti?


La fibrosi cistica può essere diagnosticata anche in età adulta. In questi casi non significa che la malattia sia comparsa improvvisamente: l’alterazione genetica è presente dalla nascita, ma alcune forme possono produrre sintomi più lievi, interessare prevalentemente un solo organo oppure essere riconosciute dopo molti anni.


Nell’adulto non viene normalmente eseguito uno screening di popolazione. Il percorso diagnostico inizia quando la storia clinica, i sintomi o la familiarità fanno sospettare un’alterazione del gene CFTR. Tra le manifestazioni che possono richiedere un approfondimento rientrano:


  • Bronchiectasie senza una causa già identificata;
  • Tosse cronica o infezioni respiratorie ricorrenti;
  • Sinusite cronica e poliposi nasale;
  • Pancreatiti ricorrenti;
  • Disturbi dell’assorbimento intestinale o difficoltà a mantenere il peso;
  • Infertilità maschile associata all’assenza congenita dei dotti deferenti;
  • Presenza di familiari con fibrosi cistica.


Il test del sudore è l’esame di riferimento anche nell’adulto mentre l’analisi genetica serve a ricercare varianti patogene nelle due copie del gene CFTR. Nei casi dubbi possono essere necessari un’analisi più estesa del gene CFTR oppure esami funzionali come la misurazione della differenza di potenziale nasale e la misurazione della corrente intestinale.


Le diagnosi in età adulta non rappresentano un fenomeno eccezionale. Nel Rapporto 2021-2022 del Registro Italiano Fibrosi Cistica, pubblicato nel 2024 utilizzando i dati trasmessi dai centri italiani, le diagnosi effettuate negli adulti costituivano il 35,4% di tutte le nuove diagnosi registrate nel 2021 e il 25,6% di quelle registrate nel 2022. Questi numeri confermano che la fibrosi cistica deve essere presa in considerazione anche nell’adulto quando esistono manifestazioni cliniche compatibili.


Quanto costa lo screening per la fibrosi cistica?


Lo screening neonatale per la fibrosi cistica è gratuito: viene eseguito attraverso il Servizio Sanitario Nazionale e non richiede il pagamento di un ticket né una prenotazione da parte dei genitori. Il costo cambia, invece, quando si parla del test genetico richiesto volontariamente per sapere se una persona è portatrice sana oppure degli esami diagnostici effettuati al di fuori del programma neonatale.


Per una persona senza casi familiari che richiede il test genetico del portatore, la spesa può variare indicativamente da 250 a 700 euro per persona. La differenza dipende dalla tecnica utilizzata, dal numero di varianti del gene CFTR ricercate e dalle disposizioni regionali. Si tratta quindi di una stima orientativa, non di una tariffa nazionale.


In presenza di parenti affetti da fibrosi cistica, il test del portatore è generalmente sostenuto dal Servizio Sanitario Nazionale e l’interessato paga soltanto l’eventuale ticket. In alcune Regioni questa possibilità può essere estesa anche alle coppie che intraprendono un percorso di procreazione medicalmente assistita.


Prima di eseguire privatamente un test genetico è opportuno chiedere se il prezzo comprende anche la consulenza genetica, quale tecnica verrà impiegata e quale percentuale di varianti CFTR il laboratorio è in grado di identificare. Un test meno costoso, infatti, potrebbe analizzare un numero più limitato di varianti.


Domande frequenti


Cosa significa screening positivo per la fibrosi cistica?


Significa che il neonato necessita di ulteriori controlli, non che abbia certamente la fibrosi cistica. La diagnosi deve essere confermata, generalmente mediante il test del sudore.


Quanti falsi positivi ci sono nello screening neonatale?


Non esiste una percentuale unica, perché dipende dal protocollo e dai valori soglia utilizzati.


Perché lo screening può risultare positivo in un neonato sano?


La tripsina immunoreattiva può aumentare anche per prematurità, parto stressante o altre condizioni neonatali. Inoltre, i protocolli che analizzano il DNA possono identificare un portatore sano senza fibrosi cistica.


Il test di screening neonatale identifica i portatori sani?


Può identificarne alcuni se il protocollo comprende l’analisi del gene CFTR, ma non è progettato per riconoscere tutti i portatori. Un risultato negativo non esclude quindi la condizione di portatore sano.


La fibrosi cistica può essere diagnosticata durante la gravidanza?


Sì. Quando le varianti CFTR dei genitori sono conosciute, il DNA fetale può essere analizzato attraverso villocentesi o amniocentesi, dopo un’adeguata consulenza genetica.


Dove si può fare il test per la fibrosi cistica?


Lo screening neonatale viene eseguito nel punto nascita. Il test del sudore e gli approfondimenti diagnostici si effettuano presso i centri regionali per la fibrosi cistica, mentre per il test del portatore è necessario un laboratorio di genetica molecolare.


Lo screening viene effettuato anche sui bambini prematuri?


Sì, anche i neonati prematuri vengono sottoposti allo screening. Poiché la prematurità può influenzare il valore della tripsina immunoreattiva, il centro può programmare ulteriori campioni o rinviare alcuni esami di conferma.


Perché il neonato viene richiamato dopo lo screening?


Il richiamo può dipendere da un valore elevato, da un campione insufficiente oppure dalla necessità di ripetere il prelievo o eseguire il test del sudore. Non significa automaticamente che il bambino abbia la fibrosi cistica.


Lo screening può dare un risultato falso negativo?


Sì, anche se raramente. Se il bambino presenta sintomi compatibili, la fibrosi cistica deve essere approfondita con il test del sudore anche quando lo screening neonatale è risultato negativo.


Lo screening della fibrosi cistica è obbligatorio in Italia?


Sì. Il Ministero della Salute precisa che lo screening neonatale su goccia di sangue per la fibrosi cistica è gratuito e obbligatorio in Italia dal 1992. Non tutti i Paesi, però, lo hanno istituito in maniera uniforme e nello stesso periodo.

Nel 1980, nella regione inglese dell’East Anglia, i biochimici clinici Anthony e Mary Heeley avviarono il primo programma regionale al mondo per lo screening neonatale della fibrosi cistica.

Sul sito di Cystic Fibrosis Trust, organizzazione benefica britannica registrata che finanzia la ricerca scientifica sulla fibrosi cistica, è raccontata la storia di Polly, prima bambina a ricevere ufficialmente una diagnosi di fibrosi cistica attraverso un programma organizzato di screening neonatale. «Se fossi nata cento anni prima - spiega Polly - la mia malattia non avrebbe avuto un nome, tanto meno un trattamento. Conoscere la diagnosi praticamente dalla nascita permise ai miei genitori di attivare fin da subito l’assistenza necessaria e di prendersi cura di me nel modo migliore possibile».


Fonti e bibliografia


  • Registroitalianofibrosicistica.it/wp-content/uploads/2025/11/RIFC_Report_at_a_glance_2024-1.pdf;
  • Orpha.net/en/disease/detail/586;
  • Sathe M, Houwen R. Meconium ileus in Cystic Fibrosis. J Cyst Fibros. 2017 Nov;16 Suppl 2:S32-S39. doi: 10.1016/j.jcf.2017.06.007. PMID: 28986020;
  • Salute.gov.it/new/it/tema/livelli-essenziali-di-assistenza/misure-di-prevenzione-sanitaria/;
  • Sifc.it/wp-content/uploads/2022/06/Raccomandazioni-Italiane-sul-Test-del-Sudore-_Aprile-2022.pdf;
  • Cff.org/medical-professionals/cf-diagnosis-clinical-care-guidelines;
  • Fibrosicisticaricerca.it/wp-content/uploads/2024/11/Test-portatore-sano-Brochure-2024-Settembre.pdf;
  • Registroitalianofibrosicistica.it/wp-content/uploads/2024/07/rifc_report2021-2022.pdf;
  • Ama-assn.org/public-health/population-health/what-doctors-want-patients-know-about-cystic-fibrosis;
  • Cysticfibrosis.org.uk/news/a-tribute-to-mary-heeley.

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