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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Artroscopia anca: quando serve, come si svolge, tempi di recupero, testimonianze e costi


In breve:


  • L’artroscopia dell’anca permette di osservare e trattare alcuni problemi dell’articolazione attraverso piccole incisioni;
  •  La decisione di intervenire chirurgicamente dipende dalla causa del dolore, dagli esami e dalle condizioni della cartilagine;
  • L’intervento può consentire di risolvere condizioni come conflitto femoro-acetabolare e lesioni del labbro acetabolare;
  • Dopo l’intervento potrebbe essere necessario utilizzare le stampelle e fare fisioterapia;
  • I tempi di recupero dipendono dal tipo di problema affrontato con la chirurgia;
  • Quando l’artrosi è in fase avanzata, l’artroscopia generalmente non è la soluzione migliore.


Cos’è l’artroscopia dell’anca?


L’artroscopia dell’anca è una procedura chirurgica che consente di osservare l’interno dell’articolazione e intervenire su alcune delle strutture danneggiate senza praticare un’ampia incisione.


artroscopia dell'anca


Quando è indicata?


L’artroscopia dell’anca può essere indicata quando il dolore e le limitazioni nei movimenti, pur avendo una causa ben definita, non rispondono efficacemente ai trattamenti conservativi. La decisione finale si basa sull'esito della visita ortopedica dell'anca e degli esami strumentali prescritti dal chirurgo ortopedico.


Sul punto è molto chiaro anche il Dott. Luke Spencer-Gardner, chirurgo ortopedico specializzato nella conservazione dell’anca. In un'intervista pubblicata sul portale web della Mayo Clinic, il medico ha spiegato che: «Prima di parlare di chirurgia, si comincia con le opzioni conservative. Possiamo provare a modificare le attività, fare fisioterapia, utilizzare farmaci o infiltrazioni. Se non otteniamo il risultato desiderato, passiamo alla chirurgia di conservazione dell’anca».


CondizioneObiettivo dell'artroscopia
Conflitto femoro-acetabolareRimodellare l’osso del femore o dell’acetabolo che provoca il contatto anomalo durante il movimento.
Lesione del labbro acetabolareRiparare il tessuto lesionato o, in casi selezionati, ricostruirlo.
Corpi mobili nell’articolazioneRimuovere piccoli frammenti di osso o cartilagine.


Inoltre, è molto importante analizzare lo stato della cartilagine. In caso di artrosi avanzata dell'anca, l’artroscopia difficilmente risolverebbe il problema, inducendo lo specialista a prendere in considerazione altre soluzioni.


Come prepararsi all’intervento? Gli esami necessari


La preparazione comincia dalla conferma della causa del dolore. Durante la visita, l’ortopedico valuta i sintomi e i movimenti dell’anca, poi esamina le immagini per comprendere quali strutture sono coinvolte e se l’artroscopia può essere utile. In caso di conflitto femoro-acetabolare, gli esami maggiormente indicati sono:


  • Radiografia;
  • Risonanza magnetica dell’anca;
  • TC con ricostruzione tridimensionale, utile per studiare meglio la forma delle ossa.


Una volta stabilita la necessità dell’intervento, si passa ai controlli preoperatori per valutare le condizioni generali di salute del paziente e programmare l’anestesia. In base alla storia clinica possono essere richiesti esami del sangue, un elettrocardiogramma o altri accertamenti. Prima dell’operazione è utile:


  • Comunicare all’équipe malattie, allergie, precedenti problemi con l’anestesia e tutti i farmaci o integratori assunti;
  • Seguire le indicazioni ricevute dalla struttura in cui si svolgerà l'intervento su digiuno e terapie, senza sospendere i farmaci di propria iniziativa;
  • Organizzare il rientro a casa e un aiuto per le prime ore, soprattutto in caso di dimissioni in giornata.


Come si svolge l’intervento di artroscopia dell’anca?


L’artroscopia si esegue attraverso due o tre piccole incisioni, chiamate portali. Da una entra la telecamera; dalle altre, gli strumenti con cui il chirurgo tratta il problema individuato. L’intervento si svolge generalmente attraverso i seguenti passaggi:


  • 1. Il chirurgo crea spazio nell’articolazione: la gamba viene posta in leggera trazione per consentire l’accesso agli strumenti;
  • 2. Si introduce l’artroscopio: le immagini dell’interno dell’anca vengono proiettate su un monitor. Durante la procedura, il chirurgo può avvalersi di immagini radiografiche per controllare la posizione degli strumenti;
  • 3. Si tratta la lesione: a seconda del caso, il chirurgo può riparare il labbro acetabolare, rimodellare l’osso responsabile del conflitto o rimuovere frammenti presenti nell’articolazione;
  • 4. Si chiudono le incisioni: al termine della procedura vengono applicati punti o apposite strisce di chiusura nonché una medicazione.


Quanto dura l’intervento e quale anestesia si utilizza?


L’intervento può durare da circa 30 minuti a due ore e dipende dalle lesioni presenti ma anche dalle procedure che è necessario svolgere; a ciò bisognerà aggiungere le tempistiche di preparazione e la fase di osservazione post anestesia.


È possibile utilizzare l’anestesia generale, durante la quale il paziente dorme completamente, oppure un’anestesia regionale, che rende insensibile la parte inferiore del corpo. La scelta viene concordata con l’anestesista in base al tipo di intervento da svolgere e alle condizioni generali di salute del paziente.


Quali sono i rischi e le possibili complicanze?


L’artroscopia dell’anca comporta dei rischi, come per qualsiasi procedura chirurgica, ma le complicanze sono poco frequenti. Il rischio individuale va, in ogni caso, valutato con il chirurgo. Tra le possibili complicanze ci sono:


  • Intorpidimento o dolore temporaneo all’inguine, al perineo o alla coscia, legati alla trazione impiegata per creare spazio nell’articolazione;
  • Irritazione o lesione di un nervo vicino all’anca;
  • Infezione, sanguinamento o trombosi;
  • Problemi legati all’anestesia, da discutere durante la valutazione preoperatoria.


L’American Academy of Orthopaedic Surgeons (AAOS), associazione statunitense di chirurghi ortopedici, segnala che l’intorpidimento dovuto alla trazione è solitamente temporaneo e descrive come poco probabili i rischi di infezione e coaguli nelle gambe.


Come si svolgono la riabilitazione e il recupero?


La riabilitazione comincia di solito poco dopo le dimissioni e procede per gradi. L’obiettivo è recuperare mobilità, forza e controllo dell’anca, rispettando i tempi di guarigione delle strutture trattate. Per questo il chirurgo indica quanto peso è possibile caricare sulla gamba e il fisioterapista adegua gli esercizi all’intervento eseguito.


Periodo indicativoFase del recupero
Primi giorniSi avviano i movimenti e gli esercizi consentiti. Il paziente utilizza le stampelle, attenendosi indicazioni sul carico della gamba operata fornite dal medico.
Prime 2-3 settimaneLa fisioterapia va avanti, con esercizi graduali per recuperare mobilità e controllo dell’anca. In questa fase, a seconda del tipo di intervento eseguito, potrebbe ancora essere consigliato l'uso delle stampelle
Tra la 6ª e l’8ª settimanaMolti pazienti possono riprendere le normali attività quotidiane, se il recupero procede bene.
Mesi successiviSi lavora sul ritorno alle attività fisiche più impegnative. Per una ripresa completa possono servire 5–6 mesi o più.


Si tratta, chiaramente, di tempistiche orientative, in quanto il recupero non è sempre lineare. In occasione delle visite di controllo periodiche, il chirurgo e il fisioterapista valutano i progressi del paziente e indicano quando aumentare i carichi e riprendere le attività più impegnative.


Quali risultati si possono ottenere?


I risultati dipendono dalla causa dei sintomi, dallo stato della cartilagine e dalle condizioni dell’articolazione prima dell’intervento.


Uno studio condotto da ricercatori italiani e pubblicato su HIP International, rivista scientifica dedicata alle patologie dell’anca, ha seguito 220 pazienti operati per conflitto femoro-acetabolare in sei centri. A distanza di 2–5 anni, 155 pazienti su 220, circa il 70%, soddisfacevano i criteri di risultato favorevole stabiliti dai ricercatori. I risultati erano migliori, tra gli altri fattori, quando l’artrosi era assente o minima.


L’efficacia della chirurgia è stata valutata anche rispetto alle cure non chirurgiche. Nel trial britannico UK FASHIoN, pubblicato su The Lancet, 348 persone con conflitto femoro-acetabolare sono state assegnate all’artroscopia oppure a un programma personalizzato di fisioterapia. Dopo 12 mesi entrambi i gruppi erano migliorati, ma il miglioramento della qualità di vita legata all’anca era mediamente maggiore nel gruppo assegnato all’intervento.


Al di là dei risultati emersi dagli studi poc'anzi citati, è doveroso sottolineare che l’artroscopia non garantisce al 100% la scomparsa del dolore né che si potrà evitare in futuro il ricorso a una protesi d’anca (parziale o totale che sia). La scelta resta legata soprattutto alla diagnosi e all’entità del danno articolare.


Artroscopia anca: testimonianze di chi si è operato


Le esperienze dei pazienti sono utili per comprendere che l’artroscopia può inserirsi in percorsi molto diversi: c’è chi desidera tornare allo sport e chi vuole recuperare gesti quotidiani diventati dolorosi. Ecco alcune testimonianze da parte di persone che si sono sottoposte alla procedura artroscopica per l'anca.


Reagan McDaniel: tornare a ballare dopo due interventi


Reagan, ballerina, aveva un conflitto femoro-acetabolare e una lesione del labbro acetabolare. Dopo un tentativo con la fisioterapia, si è sottoposta ad artroscopia e riparazione del labbro. Poche settimane dopo, ha dovuto affrontare lo stesso intervento anche all’altra anca. Nel racconto pubblicato dalla Mayo Clinic, descrive il dubbio che l’ha accompagnata durante il secondo ricovero: «Ricordo che, la seconda volta in ospedale, mi chiedevo se sarei mai tornata a ballare come prima». Reagan ha poi seguito la fisioterapia e ripreso gradualmente i movimenti della danza, iniziando da versioni meno ampie dei passi.


John H. Ostrout Jr.: tornare a pescare e cucinare


Per John, 57 anni, il dolore causato dal conflitto femoro-acetabolare rendeva difficili anche attività apparentemente semplici come camminare sulla sabbia e stare in piedi in cucina. Ha svolto fisioterapia prima dell’artroscopia e l’ha proseguita dopo l'intervento. Nella testimonianza raccolta da Cleveland Clinic, racconta così il cambiamento nella sua vita quotidiana: «Poter trascorrere una giornata senza dolore è come rinascere. Cambia il tuo atteggiamento, cambia il modo di vedere la vita». John riferisce di essere tornato a pescare, curare il giardino e cucinare.


Michael Schechner: il recupero dopo un trauma all’anca


Un incidente aveva causato a Michael una sublussazione dell’anca, con lesione del labbro acetabolare e danno alla cartilagine. Dopo l’artroscopia ha seguito un programma riabilitativo adattato alla sua lesione. Nella storia pubblicata da Hospital for Special Surgery, descrive un percorso meno rapido di quanto si potrebbe immaginare: «Il recupero ha richiesto parecchio tempo, con i normali alti e bassi». A circa otto mesi dall’intervento, Michael riferisce di sentirsi bene e di essere tornato a giocare a tennis.


Quanto costa un’artroscopia dell’anca?


In regime privato, un’artroscopia dell’anca può avere un costo che parte da circa 4.000 €. Il prezzo finale dipende dalla lesione da trattare, dalle procedure eseguite, dal chirurgo e dalla struttura scelta.


Prima di procedere, è utile richiedere un preventivo in forma scritta che specifichi se nei costi sono compresi anestesia, utilizzo della sala operatoria, eventuale ricovero e controlli successivi. Conviene verificare separatamente il costo degli esami preoperatori e della fisioterapia.


Se l’intervento è indicato ed eseguito nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, il paziente non sostiene il costo privato dell’operazione; potrebbe, invece, essere tenuto a pagare il ticket per visite ed esami, salvo esenzioni. Disponibilità e tempi di attesa dipendono, però, dalla struttura.


Come trovare chirurghi ortopedici e centri specializzati in artroscopia dell'anca?


Per trovare un centro adatto, verifica che il chirurgo abbia esperienza specifica nell’artroscopia dell’anca e nella patologia da trattare. Durante la visita puoi chiedere quanti interventi di questo tipo esegue, quali risultati si possono ragionevolmente attendere nel tuo caso e come viene organizzata la fase di riabilitazione.


Puoi, inoltre, consultare il sito di prenotazioni mediche online EccellenzaMedica.it per individuare i migliori chirurghi ortopedici dell’anca e centri accreditati in Italia e richiedere un consulto.


Domande frequenti


L’artroscopia dell’anca è dolorosa?


Durante l’intervento non si avverte dolore grazie all’anestesia. Nei giorni successivi sono possibili dolore e indolenzimento, sintomi che l’équipe aiuta a controllare con la terapia prescritta.


Quanti giorni di ricovero sono necessari?


Spesso l’artroscopia dell’anca si esegue in giornata, con dimissione dopo un periodo di osservazione. In alcuni casi può essere necessario restare in ospedale più a lungo.


Quando si può tornare a camminare dopo l’artroscopia dell’anca?


Di solito si ricomincia a camminare presto, con le stampelle. È il chirurgo a indicare quanto peso caricare sulla gamba operata e per quanto tempo usare gli ausili, in base alla procedura eseguita.


Cosa evitare dopo l’intervento?


Nelle prime settimane occorre evitare sforzi e movimenti non consentiti dal proprio programma riabilitativo, come camminate troppo lunghe, squat o sollevamento di carichi pesanti.


Come dormire dopo un’artroscopia dell’anca?


Dormire sulla schiena può aiutare a evitare pressioni e movimenti scomodi. Se vuoi dormire su un fianco, chiedi al chirurgo quando puoi farlo e se usare un cuscino tra le gambe: le indicazioni cambiano a seconda dell’intervento.


Quando si può tornare a guidare?


Quando riesci a controllare l’auto ed eseguire una frenata d’emergenza senza dolore o esitazioni, non hai più limitazioni incompatibili con la guida e il chirurgo ti dà il via libera.


Qual è la differenza tra artroscopia e protesi d’anca?


L’artroscopia tratta alcune lesioni conservando l’articolazione; la protesi sostituisce le superfici articolari danneggiate. La scelta dipende dalla patologia e dall’entità del danno.


Fonti e bibliografia


  • Mayoclinic.org/medical-professionals/orthopedic-surgery/news/hip-preservation-shoring-up-the-native-hip/mqc-20562457;
  • Orthoinfo.org/treatment/hip-arthroscopy/;
  • 1. Pierannunzii L, Di Benedetto P, Carulli C, et al. Mid-term outcome after arthroscopic treatment of femoroacetabular impingement: development of a predictive score. HIP International. 2019;29(3):303-309. doi:10.1177/1120700018786025;
  • Griffin, D. R., Dickenson, E. J., Wall, P. D. H., Achana, F., Donovan, J. L., Griffin, J., Hobson, R., Hutchinson, C. E., Jepson, M., Parsons, N. R., Petrou, S., Realpe, A., Smith, J., Foster, N. E., & the FASHIoN Study Group (2018). Hip arthroscopy versus best conservative care for the treatment of femoroacetabular impingement syndrome (UK FASHIoN): a multicentre randomised controlled trial. Lancet, 391(10136), 2225-2235. doi.org/10.1016/S0140-6736(18)31202-9;
  • Hss.edu/back-in-the-game/stories/2023/04/michael-schechner;
  • My.clevelandclinic.org/patient-stories/674-hip-arthroscopy-patient-gets-pain-relief-and-enjoys-fishing-again;
  • Newsnetwork.mayoclinic.org/discussion/dancers-comeback-made-possible-by-hip-preservation-surgery/.

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