- Cos’è la protesi all’anca e a cosa serve?
- Quando è necessario l’intervento di protesi all’anca?
- Quali sono le principali tipologie di protesi all’anca?
- Quali materiali si utilizzano e come viene fissata la protesi per l'anca?
- Come si svolge l’intervento?
- Quali sono i rischi e le possibili complicanze?
- Come avvengono la riabilitazione e il recupero?
- Come si vive con una protesi all’anca nel lungo periodo?
- Quanto dura una protesi all’anca?
- Quando è necessaria la revisione della protesi?
- Quanto costa un intervento di protesi all’anca?
- Come scegliere il centro e il chirurgo per la protesi all’anca?
- Domande Frequenti
La protesi all’anca sostituisce le parti danneggiate dell’articolazione con componenti artificiali. L’intervento ha l’obiettivo di ridurre il dolore, favorire il recupero della mobilità e lo svolgimento con maggiore autonomia delle normali attività quotidiane.
Si tratta di una procedura molto diffusa. Secondo il Registro Italiano ArtroProtesi (RIAP), progetto coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, nel 2022 in Italia sono stati registrati 127.384 interventi di chirurgia protesica dell’anca. Il dato comprende sostituzioni totali programmate o urgenti, protesi parziali e revisioni di impianti precedenti.
In breve:
- La protesi sostituisce una o più parti dell’articolazione dell’anca;
- L’intervento viene preso in considerazione quando dolore e rigidità limitano la vita quotidiana e le cure conservative non sono più sufficienti;
- Esistono protesi totali, parziali e di rivestimento;
- Materiali e sistema di fissazione vengono scelti in base alle caratteristiche del paziente;
- La riabilitazione comincia generalmente poco dopo l’operazione, ma i tempi di recupero non sono uguali per tutti;
- Le protesi moderne possono durare diversi decenni, anche se in alcuni casi potrebbe essere necessaria una revisione.
Cos’è la protesi all’anca e a cosa serve?
La protesi all’anca è un impianto artificiale utilizzato per sostituire le superfici articolari danneggiate. L’anca funziona come un’articolazione a sfera: la testa del femore si muove all’interno di una cavità del bacino chiamata acetabolo. Quando la cartilagine si consuma o l’articolazione subisce un danno grave, le superfici ossee non scorrono più correttamente. Ciò può causare dolore, rigidità, zoppia e difficoltà nel camminare, salire le scale oppure indossare scarpe e calze.
Una protesi totale dell’anca comprende generalmente:
- Uno stelo, inserito nel femore;
- Una testa femorale artificiale, collocata sullo stelo;
- Una coppa, posizionata nell’acetabolo;
- Un inserto che permette alla testa della protesi di muoversi nella coppa.
L’impianto ricrea il movimento tra femore e bacino. Il suo scopo principale non è soltanto sostituire l’articolazione deteriorata, ma soprattutto ridurre il dolore e migliorare la capacità di movimento. La protesi, però, non è indicata per qualsiasi disturbo dell’anca: la decisione deve tenere conto della causa dei sintomi, della loro gravità e della risposta ai trattamenti già effettuati.

Quando è necessario l’intervento di protesi all’anca?
L’intervento viene preso in considerazione quando il danno dell’articolazione provoca dolore persistente e una significativa diminuzione della mobilità, specie nel caso in cui farmaci, fisioterapia e altri trattamenti conservativi non offrano più un beneficio sufficiente. Le condizioni che potrebbero rendere necessario il ricorso a una protesi comprendono:
- Artrosi avanzata dell’anca;
- Artrite reumatoide o altre malattie infiammatorie;
- Necrosi della testa del femore;
- Alcune fratture del collo del femore;
- Displasia dell’anca;
- Conseguenze di traumi o precedenti interventi.
La radiografia permette di valutare il danno articolare ma non è sufficiente a stabilire la necessità dell’operazione. I principali segnali che potrebbero portare a considerare la chirurgia protesica sono:
- Dolore presente anche a riposo o durante la notte;
- Difficoltà nel camminare o zoppia persistente;
- Riduzione marcata dei movimenti dell’anca;
- Problemi nel salire le scale, alzarsi da una sedia o indossare scarpe e calze;
- Perdita progressiva dell’autonomia;
- Scarsi benefici dalle terapie conservative.
La decisione finale deve quindi nascere dal confronto tra paziente e chirurgo, dopo aver attentamente valutato:
- Intensità e durata dei sintomi;
- Limitazioni quotidiane;
- Condizioni generali di salute;
- Risultati delle cure già provate;
- Benefici attesi e rischi dell’operazione;
- Obiettivi e aspettative personali.
Quali sono le principali tipologie di protesi all’anca?
Le principali soluzioni sono tre:
| Tipologia | Parti sostituite |
| Protesi totale | Vengono sostituite sia la testa del femore, sia la superficie dell'acetabolo |
| Protesi parziale | Viene sostituita soltanto la testa del femore |
| Protesi di rivestimento | La testa del femore non viene del tutto rimossa, bensì modellata e ricoperta con una struttura artificiale |
Protesi totale dell’anca
La protesi totale, chiamata anche artroprotesi, è la tipologia di protesi più utilizzata nei pazienti con artrosi in stato avanzato. Il chirurgo rimuove la testa del femore danneggiata e prepara l’acetabolo per accogliere la nuova coppa. Questa soluzione permette di sostituire entrambe le superfici articolari deteriorate e viene impiegata anche in presenza di necrosi della testa femorale, displasia o conseguenze di precedenti traumi.
Protesi parziale dell’anca
La protesi parziale, detta anche endoprotesi o emiartroplastica, sostituisce soltanto la componente femorale. Trova indicazione soprattutto in alcune fratture del collo del femore, in particolare nelle persone anziane, quando la superficie dell’acetabolo versa ancora in buone condizioni.
Protesi di rivestimento
Nella protesi di rivestimento il chirurgo conserva una parte maggiore della testa e del collo del femore. Questa tecnica può essere valutata in determinate categorie di pazienti, generalmente giovani, attivi e con una buona qualità dell’osso.
Il National Joint Registry, registro britannico che raccoglie e analizza i risultati degli interventi protesici, segnala però che alcune protesi di rivestimento hanno mostrato tassi di fallimento superiori rispetto alle protesi totali convenzionali. Per questo motivo, oggi la procedura viene proposta con maggiore cautela e soprattutto da chirurghi con una esperienza specifica in questo tipo di intervento.
Quali materiali si utilizzano e come viene fissata la protesi per l'anca?
Una protesi dell’anca è costituita da diversi materiali, ognuno dei quali svolge una funzione specifica.
| Componente | Materiali più utilizzati |
| Stelo femorale | Titanio, leghe di titanio o cromo-cobalto |
| Testa femorale | Ceramica o leghe metalliche |
| Coppa acetabolare | Metallo (spesso titanio) |
| Inserto della coppa | Polietilene altamente reticolato oppure ceramica |
Il titanio viene impiegato soprattutto per le componenti a contatto con l’osso perché è resistente, biocompatibile e relativamente leggero. La ceramica offre una superficie molto liscia e resistente all’usura, mentre il polietilene altamente reticolato è una plastica progettata per ridurre il consumo provocato dal movimento ripetuto dell’articolazione.
Si parla di accoppiamento articolare per indicare i due materiali che scorrono uno contro l’altro. Tra le combinazioni maggiormente utilizzate rientrano:
- Ceramica su polietilene;
- Metallo su polietilene;
- Ceramica su ceramica.
La combinazione viene scelta considerando età, peso, qualità dell’osso, attività fisica e risultati documentati nel tempo.
Il National Joint Registry britannico ricorda che le protesi totali con accoppiamento metallo-metallo, diffuse soprattutto negli anni Duemila, hanno mostrato risultati sfavorevoli e sono state progressivamente abbandonate.
Come viene fissata la protesi all’osso?
Il chirurgo può utilizzare tre principali sistemi di fissazione:
- Fissazione cementata: uno speciale cemento osseo mantiene la componente nella posizione corretta;
- Fissazione non cementata: la protesi viene inserita a pressione e presenta una superficie porosa sulla quale l’osso può crescere;
- Fissazione ibrida: una componente viene cementata e l’altra viene fissata senza cemento.
La protesi cementata può essere indicata quando l’osso è più fragile, mentre quella non cementata viene spesso utilizzata quando la qualità ossea permette una buona integrazione. Non si tratta però di una regola assoluta: il chirurgo sceglie la soluzione migliore in base alle caratteristiche del paziente, al modello di protesi e alla propria esperienza con quella tecnica.
Come si svolge l’intervento?
L’intervento di protesi all’anca viene programmato previa valutazione ortopedica e anestesiologica. Prima dell’operazione il paziente esegue generalmente esami del sangue, elettrocardiogramma e radiografie che aiutano il chirurgo a studiare l’anatomia e le dimensioni indicative dell’impianto. L’anestesia può essere:
- Spinale o locoregionale, che elimina temporaneamente la sensibilità dalla vita in giù;
- Generale, durante la quale il paziente viene addormentato completamente;
- Spinale associata a sedazione, per favorire il rilassamento.
Dopo l’anestesia, il chirurgo:
- Raggiunge l’articolazione attraverso un’incisione;
- Rimuove la testa del femore danneggiata;
- Prepara l’acetabolo e inserisce la coppa protesica;
- Prepara il canale del femore e posiziona lo stelo;
- Applica la nuova testa femorale;
- Verifica stabilità, movimento e lunghezza degli arti;
- Chiude i tessuti e protegge la ferita con una medicazione.
La durata può cambiare in base alla complessità del caso. In genere, in caso di protesi totale, l'intervento dura circa un’ora e mezza, mentre l'intera procedura può arrivare a circa due ore considerando preparazione e anestesia.
Il chirurgo può raggiungere l’articolazione seguendo differenti vie di accesso. Le più comuni sono:
- Accesso anteriore, dalla parte frontale dell’anca;
- Accesso posteriore o posterolaterale, dalla parte posteriore e laterale;
- Accesso laterale, attraverso il fianco.
Ogni tecnica presenta possibili vantaggi e limiti. Secondo l’Hospital for Special Surgery, accesso anteriore e posteriore possono entrambi ridurre il dolore e migliorare il movimento, con tassi di complicanze comparabili. La scelta dipende quindi dalle condizioni del paziente e dalla tecnica con cui il chirurgo possiede maggiore esperienza.
Cosa vuol dire protesi d'anca mininvasiva?
La chirurgia mininvasiva utilizza un’incisione più contenuta e cerca di limitare il danno ai tessuti circostanti. Non implica una protesi più piccola né un'operazione meno complessa. In alcuni centri il chirurgo può servirsi anche di navigazione computerizzata o sistemi robotici per pianificare e controllare il posizionamento delle componenti. Queste tecnologie, però, non sostituiscono il chirurgo, il quale mantiene il controllo di ogni fase dell’intervento.
Quali sono i rischi e le possibili complicanze?
Come per qualsiasi operazione chirurgica, anche l'intervento di protesi all’anca comporta alcuni rischi. La probabilità di sviluppare una complicanza dipende dalle condizioni generali del paziente, dalla complessità dell’intervento e dal percorso assistenziale seguito prima e dopo l’operazione. Le principali complicanze comprendono:
- Infezione della ferita o dei tessuti intorno alla protesi;
- Formazione di coaguli nelle vene delle gambe;
- Lussazione della nuova articolazione;
- Frattura del femore o del bacino durante o dopo l’intervento;
- Lesione di nervi o vasi sanguigni;
- Differenza nella lunghezza delle gambe;
- Sanguinamento o reazioni all’anestesia;
- Mobilizzazione o usura dell’impianto nel tempo.
L’infezione può interessare soltanto la ferita oppure raggiungere i tessuti profondi e la protesi. Per ridurre il rischio vengono somministrati antibiotici al momento dell’intervento e vengono adottate specifiche procedure di sterilità. Le infezioni superficiali possono essere gestite tramite medicazioni e terapia antibiotica. In caso di infezioni profonde potrebbe essere necessario un nuovo intervento per pulire l’articolazione o, nei casi più complessi, sostituire temporaneamente o definitivamente la protesi.
Dopo l’operazione il rallentamento della circolazione nelle gambe può favorire la formazione di un coagulo. Se il coagulo raggiunge i polmoni può causare un’embolia polmonare. Per prevenire questa complicanza, il medico può prescrivere farmaci anticoagulanti e calze elastiche, oltre a incoraggiare la mobilizzazione precoce.
La lussazione si verifica quando la testa artificiale esce dalla coppa. Il rischio è maggiore nelle prime settimane, quando muscoli e tessuti che stabilizzano l’anca non sono ancora completamente guariti. In alcuni casi è sufficiente riportare l’articolazione nella posizione corretta. Al contrario, se gli episodi di lussazione si ripetono, potrebbe essere necessario considerare una revisione chirurgica.
Esiste il rigetto della protesi d'anca?
La protesi non è un organo trapiantato, di conseguenza non provoca un rigetto immunologico nel significato tradizionale del termine. Dolore, gonfiore o difficoltà nel movimento possono dipendere più frequentemente da infezione, lussazione, frattura, usura o mobilizzazione dell’impianto. Le reazioni di ipersensibilità ai metalli sono possibili ma poco comuni. Il paziente dovrebbe segnalare al chirurgo, prima dell'operazione, eventuali allergie di cui è a conoscenza.
Quali sintomi non devono essere ignorati?
Si consiglia di contattare rapidamente un medico in presenza di segnali compatibili con un’infezione, un coagulo o un problema dell’impianto, come ad esempio:
- Febbre associata a un generale peggioramento delle condizioni di salute;
- Arrossamento, secrezioni o apertura della ferita;
- Dolore che aumenta invece di diminuire;
- Gonfiore o dolore improvviso a una gamba;
- Deformità dell’anca o improvvisa impossibilità di appoggiare il piede;
- Difficoltà respiratoria o dolore al torace.
Come avvengono la riabilitazione e il recupero?
La riabilitazione dopo una protesi all’anca comincia in genere il giorno dell’intervento o nelle ore successive. Quando le condizioni cliniche lo permettono, il paziente comincia a camminare con un deambulatore o con le stampelle. Le dimissioni potrebbero avvenire in giornata o dopo alcuni giorni.
| Fase del recupero | Obiettivi principali |
| Prime 24 ore | Controllare dolore e nausea, alzarsi dal letto e iniziare a camminare con i supporti prescritti dal medico |
| Primi giorni | Imparare a sedersi, alzarsi, utilizzare le scale e muoversi in sicurezza |
| Da 2 a 6 settimane | Aumentare le distanze, eseguire gli esercizi e, quando il passo è stabile, ridurre gli ausili |
| Dopo 6 settimane | Recuperare forza e resistenza e riprendere gradualmente le attività autorizzate |
I tempi riportati sono indicativi. Età, forma fisica precedente, condizioni croniche, tecnica chirurgica ed eventuali complicanze possono accelerare o rallentare il recupero.
Il programma riabilitativo può comprendere:
- Esercizi per la circolazione e la prevenzione della trombosi;
- Mobilizzazione progressiva dell’anca;
- Rinforzo dei muscoli di anca, coscia e glutei;
- Esercizi per equilibrio e coordinazione;
- Allenamento del passo e delle scale;
- Indicazioni per prevenire cadute e movimenti rischiosi.
Stampelle, deambulatore o bastone non vanno abbandonati autonomamente ma soltanto quando il paziente è in grado di camminare senza zoppia marcata e il medico o il fisioterapista ritengono sicuro farlo.
Il dottor Savya Thakkar è un chirurgo ortopedico della Johns Hopkins Medicine, specializzato nella ricostruzione di anca e ginocchio e negli interventi articolari mini-invasivi e robot-assistiti. In una intervista dedicata al recupero dopo la protesi d’anca, il dott. Thakkar parla della prima ripresa funzionale (non della guarigione completa) e afferma: «In media, il recupero può richiedere circa due-quattro settimane, ma ogni paziente è diverso da un altro».
Thakkar precisa che i tempi di recupero dipendono dall’età, dal livello di attività svolto prima dell’operazione, dall’alimentazione, dalle patologie preesistenti e dallo stile di vita. Anche un'adeguata preparazione fisica mirata prima dell’intervento può agevolare il recupero.
Dolore, gonfiore e stanchezza possono persistere nelle prime settimane, ma dovrebbero progressivamente diminuire.
Come si vive con una protesi all’anca nel lungo periodo?
Dopo il recupero, la maggior parte dei pazienti può condurre una vita autonoma e riprendere molte delle attività che il dolore aveva limitato. La protesi non trasforma l’anca in un’articolazione naturale, ma può ridurre il dolore e migliorare in modo significativo la capacità di camminare e muoversi. Nel lungo periodo è generalmente possibile:
- Camminare anche per lunghe distanze;
- Guidare e viaggiare;
- Salire le scale;
- Lavorare, con eventuali adattamenti per le mansioni più pesanti;
- Andare in bicicletta o nuotare;
- Praticare attività come golf, escursionismo leggero e ginnastica controllata.
L’American Academy of Orthopaedic Surgeons (AAOS) suggerisce di svolgere prevalentemente attività a basso impatto. In ogni caso, è importante precisare che le attività vengono generalmente consigliate considerando tipo di protesi, qualità dell’osso, forza muscolare, esperienza sportiva e condizioni generali del paziente. È altrettanto utile tenere sotto controllo il peso corporeo, così da non favorire un aumento delle sollecitazioni sull’impianto. Si consiglia di:
- Continuare a svolgere attività fisica con regolarità;
- Evitare cadute e traumi;
- Non saltare le visite di controllo indicate dall’ortopedico;
- Segnalare la comparsa di dolore, instabilità o zoppia;
- Informare i sanitari della presenza della protesi prima di procedure ed esami.
Una testimonianza pubblicata dall’Hospital for Special Surgery (HSS), centro accademico statunitense specializzato in ortopedia, racconta l’esperienza di Analisa Barrett. La donna aveva sviluppato un’artrosi dell’anca sinistra intorno ai 45 anni a causa di una displasia. Dopo essersi sottoposta a un intervento di protesi totale, Analisa ha riferito di essere tornata in circa un mese alla propria routine quotidiana, senza interrompere la fisioterapia. In seguito ha ripreso a sciare e ha completato un’escursione di otto miglia nello Zion National Park: «È stato incredibile tornare a fare ciò che amo».
Quanto dura una protesi all’anca?
Una protesi all’anca moderna può durare 20-30 anni e, in alcuni casi, anche più a lungo. Non esiste però una scadenza prestabilita: l’impianto viene controllato nel tempo e non deve essere sostituito soltanto perché sono trascorsi molti anni dall’intervento.
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 su The Lancet, autorevole rivista medica internazionale sottoposta a revisione scientifica, ha esaminato 29 studi e i dati di otto registri nazionali. Nel complesso, la ricerca ha considerato oltre 1,9 milioni di protesi totali d’anca moderne. I risultati indicano che:
- Il 93,6% delle protesi non aveva richiesto una revisione a 20 anni;
- La sopravvivenza stimata era del 92,8% a 25 anni;
- La sopravvivenza prevista raggiungeva il 92,1% a 30 anni.
La durata effettiva può dipendere da:
- Età e livello di attività del paziente;
- Peso corporeo;
- Qualità dell’osso;
- Materiali e tipo di protesi;
- Corretto posizionamento dell’impianto;
- Traumi, infezioni o altre complicanze;
- Controlli ortopedici eseguiti nel tempo.
Una protesi ben funzionante non viene quindi sostituita in via preventiva. I controlli clinici e radiografici permettono all’ortopedico di verificare la stabilità dell’impianto e di riconoscere eventuali cambiamenti prima che provochino disturbi evidenti.
Quando è necessaria la revisione della protesi?
La revisione della protesi all’anca è un secondo intervento durante il quale il chirurgo sostituisce uno o più componenti dell’impianto. Diventa necessaria quando la protesi non è più stabile, provoca sintomi importanti o presenta un problema non risolvibile con trattamenti conservativi. Le cause principali comprendono:
- Mobilizzazione della protesi rispetto all’osso;
- Usura delle superfici articolari;
- Perdita di osso intorno all’impianto, chiamata osteolisi;
- Infezione della protesi;
- Lussazioni ripetute;
- Frattura dell’osso vicino all’impianto;
- Rottura o posizionamento non più adeguato di un componente;
- Reazioni ai detriti prodotti dall’usura, più frequenti con alcune vecchie protesi metallo-metallo.
La revisione potrebbe interessare una parte della protesi oppure l’intero impianto. Nei casi con perdita ossea possono servire innesti, ulteriori componenti metallici o protesi specifiche.
L’ortopedico dell'anca esegue la visita ortopedica e fa un confronto tra vecchie e nuove radiografie. Se necessario, lo specialista può richiedere una TC, una risonanza con protocolli specifici, esami del sangue oppure il prelievo del liquido articolare per escludere un’infezione. La revisione è generalmente più complessa rispetto al primo impianto. Per questo motivo viene programmata soltanto quando i benefici attesi superano i rischi.
Quanto costa un intervento di protesi all’anca?
In Italia, un intervento di protesi totale all’anca eseguito privatamente può costare in media da 15.000 a 30.000 euro. Il prezzo effettivo varia in base alla struttura, alla complessità dell’operazione, al tipo di impianto e ai servizi compresi nel preventivo.
| Modalità o tipo d'intervento | Costo medio indicativo |
| Protesi totale d'anca in regime privato | 15.000-30.000 € |
| Protesi parziale d'anca in regime privato | 12.000-20.000 € |
| Protesi bilaterale in regime privato | 25.000-50.000 € |
| Intervento tramite SSN | A carico del Servizio Sanitario Nazionale |
| Intervento con assicurazione | Copertura parziale o totale (in base alla polizza) |
Le cifre riportate sono orientative. Generalmente, un preventivo comprende:
- Compenso del chirurgo e dell’équipe;
- Protesi e materiali chirurgici;
- Anestesia;
- Utilizzo della sala operatoria;
- Ricovero e assistenza infermieristica;
- Farmaci somministrati durante la degenza;
- Esami e visite di controllo;
- Prime sedute di fisioterapia.
Non tutte le strutture propongono gli stessi servizi. Prima di accettare è quindi opportuno verificare cosa è incluso e cosa è escluso dal preventivo.
Quando esiste un’indicazione clinica e l’operazione viene eseguita in un ospedale pubblico o in una struttura accreditata, l’intervento è normalmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Possono però cambiare i tempi di attesa, le modalità di accesso e la possibilità di scegliere direttamente il chirurgo.
Una polizza sanitaria potrebbe invece rimborsare tutta o parte della spesa sostenuta privatamente. Prima dell’intervento è utile controllare:
- Massimale disponibile;
- Franchigia e scoperto;
- Strutture e chirurghi convenzionati;
- Se serve un’autorizzazione preventiva;
- Copertura di fisioterapia e complicanze;
- Modalità di rimborso.
Come scegliere il centro e il chirurgo per la protesi all’anca?
Per scegliere la struttura in cui effettuare una protesi all’anca è utile valutare:
- Numero di interventi di protesi all’anca eseguiti ogni anno;
- Specializzazione del chirurgo nella chirurgia dell’anca;
- Esperienza nei casi simili a quello del paziente;
- Tassi di complicanze, riammissioni e revisioni;
- Disponibilità di anestesisti, fisioterapisti e altri professionisti dedicati;
- Protocolli per prevenire infezioni e trombosi;
- Organizzazione della riabilitazione e dei controlli;
- Capacità di gestire eventuali complicanze o interventi di revisione.
In Italia è possibile consultare anche il portale Trova Strutture di AGENAS, Agenzia nazionale che supporta il Servizio Sanitario Nazionale nella valutazione della qualità dell’assistenza. Per la protesi all’anca, il Programma Nazionale Esiti considera indicatori come il volume di interventi, le riammissioni entro 30 giorni e le revisioni effettuate entro due anni.
Prima di prendere una decisione, il paziente potrebbe porre alcune domande al chirurgo ortopedico dell'anca:
- Quanti interventi di protesi all’anca esegue ogni anno?
- Quale tipo di protesi consiglia e perché?
- Quale accesso chirurgico intende utilizzare?
- Quali risultati è possibile attendersi?
- Quali sono i rischi?
- Come verranno gestiti dolore e riabilitazione?
- Chi seguirà i controlli dopo la dimissione?
- Il centro tratta anche eventuali complicanze e revisioni?
Il chirurgo dovrebbe spiegare pro e contro delle diverse opzioni con un linguaggio comprensibile.
Per individuare uno specialista è possibile utilizzare EccellenzaMedica.it, portale di prenotazioni mediche online che permette di cercare ortopedici e centri d'eccellenza nelle principali città italiane.
Domande frequenti
Chi ha una protesi all’anca può fare la risonanza magnetica?
Sì, nella maggior parte dei casi. Le moderne protesi ortopediche sono generalmente compatibili con la risonanza, ma bisogna comunicare al centro radiologico marca e modello dell’impianto.
Chi ha una protesi all’anca ha diritto all’invalidità civile?
Non automaticamente. La commissione valuta le limitazioni funzionali eventualmente presenti dopo l’intervento ed eventuali altre patologie, non la semplice presenza della protesi.
Dove si trova e quanto è lunga la cicatrice della protesi all’anca?
La cicatrice può trovarsi davanti, sul fianco o nella parte posteriore dell’anca, in base all’accesso chirurgico. In genere misura da 8 a 20 centimetri, ma può essere più corta con alcune tecniche o più lunga negli interventi complessi.
Quando si può dormire sul fianco operato?
Generalmente quando la ferita è guarita e la posizione non provoca dolore, spesso dopo 2-6 settimane. I protocolli cambiano in base all’accesso chirurgico.
Come allacciarsi le scarpe e tagliarsi le unghie dopo l’intervento?
Nelle prime settimane bisogna evitare di piegarsi eccessivamente in avanti. Si possono utilizzare calzascarpe, pinze prensili e tagliaunghie con manico lungo oppure chiedere aiuto; sono utili anche scarpe senza lacci o con lacci elastici.
Per quanto tempo bisogna usare il rialzo per il water?
Non esiste una durata uguale per tutti: quando prescritto, viene spesso utilizzato per 4-6 settimane o fino alla sospensione delle precauzioni. Il fisioterapista o il terapista occupazionale deve verificare che, da seduti, le ginocchia non siano più alte delle anche.
La protesi può rendere una gamba più lunga o più corta?
Sì, una piccola differenza reale o soltanto percepita potrebbe persistere. Spesso la sensazione diminuisce con il recupero muscolare.
È possibile operare entrambe le anche nello stesso intervento?
Sì, la protesi bilaterale simultanea è possibile in pazienti accuratamente selezionati e in buone condizioni generali. In altri casi è più sicuro programmare due interventi separati, perché l’operazione simultanea richiede una riabilitazione più impegnativa.
La protesi all’anca fa suonare i controlli in aeroporto?
Può accadere, ma non sempre. È sufficiente informare il personale di sicurezza e sottoporsi agli eventuali controlli aggiuntivi.
Quando si possono riprendere i rapporti sessuali?
In genere dopo 4-8 settimane, quando la ferita è guarita, il dolore è controllato e il chirurgo autorizza la ripresa. Nella fase iniziale bisogna evitare posizioni che comportino torsioni, forte flessione dell’anca o incrocio delle gambe.
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