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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Vertebroplastica: convalescenza, rischi, centri di eccellenza


La vertebroplastica percutanea è una procedura mininvasiva che consiste nell’iniettare cemento osseo in una vertebra fratturata. L’obiettivo è stabilizzare la frattura e ridurre il dolore. Si utilizza soprattutto per alcune fratture da osteoporosi, dopo una valutazione specialistica delle condizioni del paziente e degli esami radiologici.


In breve:


  • A cosa serve: stabilizzare una vertebra fratturata e che causa dolore;
  • Come si esegue: attraverso un ago, sotto guida radiologica;
  • A chi si rivolge: a pazienti specifici, quando il dolore e le caratteristiche della frattura giustificano il trattamento;
  • Recupero: la mobilizzazione può iniziare precocemente; la ripresa degli sforzi richiede più tempo;
  • Cosa valutare: benefici attesi, rischi e cura della causa della frattura.


Che cos’è la vertebroplastica e quando è indicata?


La vertebroplastica, anche detta cementificazione vertebrale, si avvale generalmente di un cemento acrilico, il polimetilmetacrilato o PMMA. Il materiale indurisce all’interno del corpo vertebrale, cioè la parte della vertebra che sostiene il peso, e contribuisce a stabilizzare i frammenti ossei. Lo specialista può proporla in presenza di:


  • Fratture da osteoporosi che provocano un significativo dolore e limitano i movimenti;
  • Fratture associate a metastasi o mieloma multiplo, nell’ambito del percorso di cura oncologico;
  • Alcune fratture traumatiche, quando le caratteristiche della lesione consentono questo trattamento.


Non tutte le vertebre schiacciate vengono trattate con vertebroplastica. Molte fratture migliorano con analgesici, eventuale busto e ripresa guidata delle attività. La vertebroplastica può essere presa in considerazione quando tali misure non permettono di tenere sotto controllo il dolore oppure quando il dolore diventa intenso al punto da impedire la mobilizzazione e rendere necessario un ricovero.


Prima di optare per questa strada, il medico verifica che il dolore provenga proprio dalla frattura individuata. La risonanza magnetica può mostrare un edema osseo, un’alterazione che aiuta a riconoscere una frattura recente o ancora non consolidata. La vertebroplastica potrebbe non essere indicata in presenza di infezioni attive, problemi della coagulazione o compressioni delle strutture nervose.


procedura di vertebroplastica


Come si svolge la vertebroplastica percutanea: anestesia, durata e ricovero


La vertebroplastica si esegue attraverso una piccola puntura nella schiena. Il paziente rimane generalmente sdraiato a pancia in giù. Il medico utilizza immagini radiografiche in tempo reale, talvolta associate alla TAC, per raggiungere la vertebra e controllare la distribuzione del cemento. La procedura prevede tre passaggi:


  • Anestesia: il medico anestetizza la zona di accesso. Per favorire il rilassamento del paziente, potrebbe essere associata all'anestetico una leggera sedazione; in alcuni casi è possibile ricorrere anche all’anestesia generale;
  • Inserimento dell’ago: sotto guida radiologica, il medico introduce uno o due aghi nel corpo vertebrale;
  • Iniezione del cemento: il chirurgo inietta il materiale e ne controlla la distribuzione. Il cemento indurisce in circa 20 minuti.


L’intervento dura generalmente circa un’ora, ma può richiedere più tempo se occorre trattare diverse vertebre. Al termine, il paziente resta in osservazione in maniera tale che l'équipe possa monitorare dolore, parametri vitali e ripresa dei movimenti. La dimissione può avvenire nella stessa giornata; alcune condizioni cliniche potrebbero rendere opportuno un pernottamento. È importante che i pazienti sottoposti a sedazione rientrino a casa con un accompagnatore.


Qual è la differenza tra vertebroplastica e cifoplastica?


La vertebroplastica inietta direttamente il cemento nella vertebra; la cifoplastica utilizza prima un palloncino per creare una cavità. Entrambe mirano a stabilizzare la frattura e ridurre il dolore.


VertebroplasticaCifoplastica
Il medico inietta il cemento direttamente nel corpo vertebrale sotto guida radiologica.Il medico gonfia un piccolo palloncino nella vertebra, poi lo rimuove e riempie la cavità con del cemento.
Non prevede una manovra con palloncino per recuperare l’altezza della vertebra.Può recuperare parte dell’altezza vertebrale perduta, quando le caratteristiche della frattura lo consentono.


Il recupero dell’altezza della vertebra non è sempre possibile né completo. La scelta dipende dalla forma della frattura, dal tempo trascorso e dagli obiettivi del trattamento.


Un esempio utile arriva dall’intervista al Dott. Thomas Andreshak, chirurgo vertebrale statunitense, pubblicata sulla piattaforma di formazione medica BackTable. Nel confronto tra vertebroplastica e cifoplastica, l'esperto spiega: «Eseguo una vertebroplastica se tratto una grave scoliosi degenerativa della colonna vertebrale per compensare la cifosi giunzionale prossimale e le viti prossimali. Se vedo una frattura cronica di vecchia data, con lieve edema, so che non otterrò una riduzione. Quindi, per me, la vertebroplastica è un'ottima soluzione».


Quando parla di "riduzione" il medico si riferisce al ripristino della forma della vertebra. In questi casi, Andreshak considera utile la vertebroplastica per stabilizzare la frattura anche quando non prevede di recuperarne l’altezza. La scelta della tecnica dipende, dunque, dal risultato che si ambisce a ottenere nella singola vertebra.


Convalescenza dopo la vertebroplastica: quando camminare e riprendere le attività?


Dopo la vertebroplastica, il paziente può generalmente alzarsi e camminare già nella stessa giornata, dopo il periodo di osservazione e previa autorizzazione del personale sanitario. Tornare a camminare, però, non significa poter riprendere sin da subito qualsiasi attività.


La convalescenza varia in base al numero di fratture, alla fragilità ossea e alle condizioni precedenti all’intervento.


AttivitàIndicazioni orientative
Alzarsi e camminareÈ spesso possibile dopo poche ore, inizialmente con assistenza.
Attività quotidiane leggerePossono essere gradualmente riprese nei primi giorni, secondo le indicazioni ricevute al momento della dimissione.
Sollevare pesi e svolgere attività intenseServe maggiore cautela: è consigliabile evitare carichi pesanti per almeno sei settimane.
Lavorare e fare sportLa ripresa dipende dall’impegno fisico richiesto e dalla valutazione dello specialista.


Si tratta di tempi orientativi: sarà il centro a fornire istruzioni specifiche in base alla frattura e alle condizioni generali di salute del paziente. Durante il recupero è utile:


  • Aumentare gradualmente le camminate, evitando sforzi improvvisi;
  • Rispettare le limitazioni su piegamenti, torsioni e sollevamento di carichi;
  • Utilizzare l’eventuale busto solo secondo prescrizione;
  • Seguire un programma di esercizi personalizzato, quando indicato.


La fisioterapia può aiutare a recuperare forza, equilibrio e sicurezza nei movimenti, soprattutto dopo un periodo di immobilità. Spetta al medico stabilirne necessità e tempi di avvio.


Se la frattura dipende dall’osteoporosi, il percorso deve comprendere anche il trattamento della fragilità ossea: la vertebroplastica, infatti, stabilizza la vertebra trattata, ma non cura la malattia che l’ha indebolita.


Quanto dura il dolore dopo la vertebroplastica?


Il fastidio nella zona in cui sono stati inseriti gli aghi può durare alcuni giorni. È diverso dal dolore provocato dalla frattura: quando il trattamento è efficace, quest’ultimo può diminuire già nelle prime ore oppure migliorare nell’arco di 48–72 ore. Il sollievo, però, non è sempre immediato o completo.


Se il dolore non migliora, peggiora o ricompare dopo un periodo di sollievo, occorre contattare lo specialista. Un dolore che non va via dopo tre mesi dalla procedura richiede una nuova valutazione: esso potrebbe dipendere dalla frattura trattata, da una nuova frattura o da altri problemi della colonna.


Il medico potrebbe prescrivere nuovi esami per identificare la causa del dolore. Serve invece una valutazione urgente se compaiono debolezza alle gambe, perdita di sensibilità, difficoltà a controllare urine o feci, febbre oppure difficoltà respiratoria.


Quali risultati può offrire la vertebroplastica?


La vertebroplastica può ridurre il dolore e facilitare i movimenti, ma il beneficio non è garantito. Gli studi che sono stati condotti sull'efficacia di questo trattamento hanno prodotto risultati differenti: per questo è importante valutare con attenzione i pazienti che potrebbero beneficiare del trattamento.


Lo studio EVEREST, pubblicato nel 2012 su European Journal of Radiology, rivista scientifica di radiologia, ha raccolto i risultati di 4.547 pazienti trattati in sei centri italiani. Entro 48 ore, l’88% riferì una diminuzione del dolore di almeno due punti su una scala da zero a dieci. Lo studio, però, non ha messo a confronto i pazienti trattati con vertebroplastica con persone trattate in altro modo. Il miglioramento osservato, pur rappresentando un dato utile, non permette di stabilire quanto fosse dovuto alla vertebroplastica e quanto alla naturale evoluzione della frattura o alle altre cure ricevute.


Lo studio australiano VAPOUR, pubblicato nel 2016 sulla rivista medica The Lancet, ha coinvolto 120 pazienti con fratture da osteoporosi risalenti a meno di sei settimane e dolore intenso, pari ad almeno sette punti su dieci. Una parte ha ricevuto la vertebroplastica; gli altri una procedura simulata, senza iniezione di cemento. I pazienti non sapevano a quale gruppo appartenessero.


Dopo 14 giorni, il 44% dei pazienti sottoposti a vertebroplastica aveva un dolore inferiore a quattro punti su dieci, contro il 21% del gruppo di controllo. In questa specifica popolazione, quindi, la procedura ha aiutato più pazienti a raggiungere quella soglia di sollievo. Il dato, però, non indica una totale assenza di dolore in ogni paziente.


Il quadro complessivo richiede, in ogni caso, prudenza. Una revisione Cochrane del 2018 (analisi che raccoglie e valuta i risultati di più studi clinici) ha esaminato anche cinque studi di confronto con una procedura simulata, per un totale di 541 partecipanti. Considerando insieme questi risultati, non ha riscontrato un vantaggio abbastanza significativo da produrre un miglioramento clinicamente importante del dolore e della disabilità.


La testimonianza di Sandra, pubblicata da Swiss Medical Network, rete di cliniche svizzere, racconta due episodi di frattura vertebrale vissuti a molti anni di distanza.


Nel 1978, dopo una caduta da cavallo, Sandra si fratturò una vertebra. Ricorda un recupero difficile, con tre settimane di ricovero, forti dolori e un lungo periodo con il corsetto. Nel 2017, mentre era nuovamente a cavallo, avvertì un dolore improvviso: gli accertamenti a cui si sottopose portarono all'identificazione di due fratture delle vertebre dorsali.


Le fu, dunque, consigliato un intervento di vertebroplastica su entrambe le vertebre. Sandra racconta di aver provato un grande sollievo sin da subito: «Già il giorno successivo all'operazione mi sembrava di toccare il cielo con un dito per l’immediato grande sollievo dal dolore».


Il punto centrale della sua esperienza è il sollievo ottenuto dopo un nuovo episodio doloroso, aggravato dal ricordo della precedente frattura. I due eventi, però, non consentono un confronto diretto tra trattamenti. Si tratta chiaramente di una testimonianza individuale che non permette di prevedere quale sarà l'esito per altri pazienti che si sottoporranno alla medesima procedura.


Quali sono i rischi e le possibili complicanze?


Il rischio più caratteristico della vertebroplastica è la fuoriuscita del cemento dalla vertebra, chiamata anche stravaso. Spesso viene rilevata soltanto nelle immagini radiologiche e non provoca sintomi. Le conseguenze dipendono dalla quantità di materiale che fuoriesce e dalla zona raggiunta.


Le possibili complicanze comprendono:


  • Compressione dei nervi o del midollo spinale, se il cemento raggiunge le strutture nervose;
  • Embolia da cemento, quando il materiale entra nei vasi sanguigni e può raggiungere i polmoni;
  • Infezione o sanguinamento nella zona trattata;
  • Reazioni all’anestesia o alla sedazione.


Nello studio italiano EVEREST, su 4.547 pazienti, gli autori registrarono fuoriuscite venose di cemento nel 20,5% dei casi, classificandole tra le complicanze minori, e non riportarono complicanze neurologiche maggiori. Quel 20,5% non indica quindi la percentuale di pazienti con danni gravi né rappresenta una stima universale del rischio.


Dopo il trattamento potrebbero verificarsi anche nuove fratture vertebrali, soprattutto in presenza di osteoporosi. Questo, però, non dimostra automaticamente che siano state causate dal cemento: chi ha già subito una frattura da osteoporosi presenta, infatti, una fragilità ossea che lo espone a un rischio maggiore di recidiva.


Lo studio VERTOS IV, una sperimentazione clinica condotta in quattro ospedali olandesi, ha confrontato la vertebroplastica con una procedura simulata, senza iniezione di cemento. Nei dodici mesi successivi, si sono verificate nuove fratture in 15 pazienti su 90 trattati con vertebroplastica, contro 19 su 86 del gruppo di controllo.


La differenza non era statisticamente significativa: lo studio non ha quindi rilevato un aumento delle nuove fratture associato alla vertebroplastica. Questo risultato non dimostra che il rischio sia sempre identico, ma aiuta a comprendere perché, in assenza di una valutazione specifica, una nuova frattura non possa essere automaticamente attribuita al cemento.


Vertebroplastica: quali sono i centri di eccellenza e come scegliere?


In Italia diverse strutture ospedaliere specializzate nelle patologie della colonna eseguono la vertebroplastica. Per individuare un centro è utile verificare l’attività specifica nella procedura e il percorso di cura offerto, oltre alla reputazione generale dell’ospedale. Ecco le principali strutture che si occupano di vertebroplastica:


  • Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. La Radiologia diagnostica e interventistica della struttura bolognese include la vertebroplastica percutanea tra i trattamenti delle fratture dolorose da osteoporosi e delle lesioni tumorali. L’istituto dispone anche di un ambulatorio di Chirurgia vertebrale dedicato alle patologie della colonna;
  • Ospedale Niguarda di Milano. La vertebroplastica è tra i trattamenti offerti dall'ospedale meneghino, grazie a un’équipe composta da neuroradiologi, neuroanestesisti, infermieri e tecnici. Presente, inoltre, un Centro di Chirurgia vertebrale che collabora con specialisti di riabilitazione, terapia del dolore e oncoematologia;
  • Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma. La vertebroplastica è tra le procedure che il Policlinico effettua per il trattamento delle fratture vertebrali dolorose. La struttura dispone di un’unità di Chirurgia vertebrale con ambulatori dedicati all’inquadramento diagnostico e ai controlli successivi;
  • Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze. L'ospedale offre un percorso diagnostico-terapeutico per i pazienti con fratture vertebrali sottoposti a vertebroplastica, collegato all’attività della struttura dedicata alle malattie del metabolismo minerale e osseo.


L’elenco non costituisce una graduatoria di maggiore efficacia o sicurezza di un centro rispetto agli altri. Le informazioni disponibili non consentono di stabilire quale struttura ottenga i risultati migliori nella vertebroplastica.


Prima di prenotare, è utile chiedere chi valuterà gli esami, quale esperienza abbia l’équipe nella procedura e come verranno organizzati i controlli post-operatori.


Domande frequenti sulla vertebroplastica


Quanto costa la vertebroplastica e si può fare con il SSN?


Nel privato, una fascia orientativa è di 3.000–7.000 euro. Il prezzo varia secondo la struttura, il numero di vertebre trattate e il ricovero: il preventivo deve specificare se comprende équipe, anestesia, materiali, degenza ed esami. L’intervento può essere eseguito anche con il SSN, quando indicato dallo specialista, presso strutture pubbliche o accreditate che lo erogano in questo regime.


La vertebroplastica si può eseguire negli anziani oltre gli 80 anni?


Sì, l’età superiore agli 80 anni non esclude automaticamente l’intervento. Lo specialista valuta le condizioni generali, le malattie associate, le caratteristiche della frattura e i benefici attesi rispetto ai rischi.


Si può fare la vertebroplastica a distanza di oltre tre mesi dalla frattura?


Sì, in casi selezionati. Occorre verificare che il dolore dipenda ancora dalla frattura e che gli esami mostrino elementi compatibili con una mancata guarigione. Lo studio VERTOS V ha documentato benefici in pazienti con dolore da oltre tre mesi ed edema osseo ancora presente alla risonanza magnetica.


Quanto dura il cemento utilizzato nella vertebroplastica?


Il cemento acrilico PMMA rimane permanentemente nella vertebra e normalmente non richiede sostituzioni periodiche. La sua permanenza non garantisce però l’assenza futura di dolore o di nuove fratture in altre vertebre.


Fonti e bibliografia


  • Radiologyinfo.org/en/info/vertebro;
  • Backtable.com/shows/vi/podcasts/165/unipedicular-vs-bipedicular-approach-for-kyphoplasty/transcript;
  • Anselmetti GC, Marcia S, Saba L, Muto M, Bonaldi G, Carpeggiani P, Marini S, Manca A, Masala S. Percutaneous vertebroplasty: multi-centric results from EVEREST experience in large cohort of patients. Eur J Radiol. 2012 Dec;81(12):4083-6. doi: 10.1016/j.ejrad.2012.07.005. Epub 2012 Aug 16. PMID: 22902407;
  • Clark W, Bird P, Gonski P, Diamond TH, Smerdely P, McNeil HP, Schlaphoff G, Bryant C, Barnes E, Gebski V. Safety and efficacy of vertebroplasty for acute painful osteoporotic fractures (VAPOUR): a multicentre, randomised, double-blind, placebo-controlled trial. Lancet. 2016 Oct 1;388(10052):1408-1416. doi: 10.1016/S0140-6736(16)31341-1. Epub 2016 Aug 17. Erratum in: Lancet. 2017 Feb 11;389(10069):602. doi: 10.1016/S0140-6736(16)31468-4. PMID: 27544377;
  • Buchbinder, Rachelle et al. “Percutaneous vertebroplasty for osteoporotic vertebral compression fracture.” The Cochrane database of systematic reviews vol. 11,11 CD006349. 6 Nov. 2018, doi:10.1002/14651858.CD006349.pub4;
  • Swissmedical.net/it/news-eventi/20250101-cam-la-rivista-pintucci;
  • Firanescu, Cristina E et al. “Vertebroplasty versus sham procedure for painful acute osteoporotic vertebral compression fractures (VERTOS IV): randomised sham controlled clinical trial.” BMJ (Clinical research ed.) vol. 361 k1551. 9 May. 2018, doi:10.1136/bmj.k1551.

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