- Chi è il chirurgo ortopedico della colonna vertebrale?
- Chirurgo ortopedico vertebrale o neurochirurgo: qual è la differenza?
- Quando una patologia vertebrale può richiedere un intervento?
- Quali sono i principali tipi di interventi eseguiti dal chirurgo ortopedico della colonna vertebrale?
- Chirurgia tradizionale, mininvasiva, endoscopica o robotica: quali fattori indirizzano la scelta della tecnica chirurgica?
- Come scegliere il miglior chirurgo ortopedico della colonna vertebrale?
- Quali domande fare durante la visita chirurgica?
- Come prenotare una visita con un chirurgo ortopedico vertebrale?
- Domande Frequenti
Punti chiave
- Il chirurgo ortopedico della colonna vertebrale è uno specialista in Ortopedia e Traumatologia in possesso di un ampio know-how nel trattamento chirurgico del rachide.
- Sia il chirurgo ortopedico vertebrale sia il neurochirurgo possono operare la colonna. La scelta dipende dalla patologia e dall’esperienza maturata dal medico nello specifico intervento.
- Una valutazione chirurgica non conduce necessariamente all’operazione. Il medico confronta sintomi, esami e risultati delle cure già effettuate.
- La tecnica (tradizionale, mininvasiva, endoscopica o robotica) viene scelta in base al tipo di problema, all’anatomia del paziente e all’obiettivo dell’intervento.
- Il miglior chirurgo ortopedico della colonna vertebrale è colui che possiede esperienza documentabile nella procedura proposta e che spiega con chiarezza benefici, rischi e alternative alla chirurgia.
Chi è il chirurgo ortopedico della colonna vertebrale?
Il chirurgo ortopedico della colonna vertebrale è un medico specializzato in Ortopedia e Traumatologia con competenze specifiche nella diagnosi e nel trattamento chirurgico delle patologie del rachide, cioè della colonna vertebrale. La sua attività può interessare i vari tratti della colonna:
- Cervicale, situato nella zona del collo;
- Toracico o dorsale, corrispondente alla parte centrale della schiena;
- Lombare, nella parte inferiore della schiena;
- Lombosacrale, nel punto di collegamento tra colonna e bacino.
Non tutti gli ortopedici eseguono interventi vertebrali. La chirurgia della colonna richiede una formazione specialistica e un’esperienza pratica nella gestione di strutture molto vicine al midollo spinale e alle radici nervose. Lo specialista può acquisire queste competenze lavorando in unità dedicate, frequentando percorsi di perfezionamento e concentrando una parte rilevante della propria attività sugli interventi al rachide.
Il chirurgo ortopedico vertebrale si occupa, in particolare, di:
- Esaminare i sintomi e gli eventuali disturbi neurologici;
- Confrontare la situazione clinica con radiografie, risonanza magnetica o TC;
- Valutare se esiste un problema strutturale correggibile chirurgicamente;
- Illustrare benefici, rischi e alternative all’operazione;
- Pianificare ed eseguire l’intervento;
- Coordinare il percorso postoperatorio insieme ad altri professionisti.

Chirurgo ortopedico vertebrale o neurochirurgo: qual è la differenza?
Il medico che opera la colonna vertebrale può essere un chirurgo ortopedico vertebrale oppure un neurochirurgo specializzato nel rachide. Entrambi possono eseguire interventi sulla colonna, pur partendo da percorsi formativi e prospettive differenti.
| Chirurgo ortopedico vertebrale | Neurochirurgo vertebrale |
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Questa distinzione non crea una separazione rigida delle competenze. In alcuni casi, soprattutto in presenza di tumori, deformità molto complesse o problemi che interessano contemporaneamente vertebre e midollo spinale, ortopedico e neurochirurgo possono operare all’interno della stessa équipe.
Quando una patologia vertebrale può richiedere un intervento?
Una patologia della colonna può richiedere un intervento quando esiste un problema anatomico correggibile, coerente con i sintomi del paziente, e i benefici attesi dalla chirurgia risultano superiori ai possibili rischi. Il chirurgo può prendere in considerazione il trattamento chirurgico in presenza di:
- Dolore intenso e persistente, che limita attività quotidiane, sonno o lavoro e non migliora con cure non chirurgiche appropriate;
- Debolezza, perdita di sensibilità o altri deficit neurologici che peggiorano nel tempo;
- Compressione del midollo spinale o delle radici nervose, confermata dagli esami e compatibile con i disturbi avvertiti;
- Difficoltà nel camminare, perdita di equilibrio o minore coordinazione;
- Instabilità vertebrale, cioè un movimento anomalo tra le vertebre che può causare dolore o compromettere le strutture nervose;
- Deformità progressive, come alcune forme di scoliosi o cifosi che alterano postura e funzionalità;
- Fratture, tumori o infezioni che rendono necessaria la decompressione delle strutture nervose, la stabilizzazione della colonna o la rimozione del tessuto malato.
Il Dott. Jeremy Smith, Primario di Chirurgia Spinale presso l'Hoag Orthopedic Institute, in un'intervista pubblicata sul sito stesso dell'ospedale californiano spiega che: «La chirurgia spinale non è mai raccomandata a meno che i trattamenti conservativi non riescano ad alleviare il dolore e la disfunzione gravi o che i risultati clinici indichino chiaramente un danno progressivo.».
Esistono, però, situazioni urgenti, come una grave compressione delle strutture nervose con perdita di forza o alterazioni del controllo di vescica e intestino, nelle quali attendere il risultato delle terapie conservative potrebbe essere pericoloso. In questi casi è necessaria una valutazione medica immediata.
Quali sono i principali tipi di interventi eseguiti dal chirurgo ortopedico della colonna vertebrale?
Il chirurgo ortopedico vertebrale può eseguire procedure differenti in base alla struttura coinvolta e all’obiettivo da raggiungere. Alcuni interventi liberano nervi o midollo dalla compressione, mentre altri servono a stabilizzare, riallineare o preservare il movimento della colonna.
| Intervento | A cosa serve |
| Discectomia o microdiscectomia | Rimuove la parte di disco invertebrale che comprime una radice nervosa. Viene utilizzata soprattutto in alcune ernie del disco associate a dolore irradiato, perdita di sensibilità o debolezza |
| Decompressione vertebrale | Aumenta lo spazio disponibile per nervi o midollo, eliminando porzioni di osso, legamenti ispessiti o altri tessuti responsabili della compressione. Comprende procedure come laminectomia e foraminotomia |
| Artrodesi vertebrale | Unisce in modo permanente due o più vertebre per stabilizzare un tratto della colonna. Può prevedere l'utilizzo di viti, barre, gabbie e innesti ossei |
| Sostituzione del disco | Sostituisce il disco danneggiato con una protesi progettata per preservare il movimento tra le vertebre. |
| Correzione delle deformità | Migliora l'allineamento della colonna in presenza di scoliosi, cifosi o altre deformità. Nei casi più complessi potrebbero essere necessarie delle osteotomie |
| Stabilizzazione delle fratture | Mantiene le vertebre in una posizione corretta, proteggendo le strutture nervose. La procedura varia in base al tipo di frattura, al livello di stabilità della colonna e alle condizioni generali di salute del paziente |
La chirurgia vertebrale ricorre sempre più frequentemente anche a dispositivi impiantabili. Un’analisi pubblicata nel 2025 dall’Istituto Superiore di Sanità, basata sulle Schede di dimissione ospedaliera italiane, ha rilevato che tra il 2001 e il 2023 gli interventi di interesse per il Registro Italiano Dispositivi Impiantabili per chirurgia Spinale (RIDIS) sono aumentati del 294%.
Il dato riguarda le procedure che prevedono dispositivi spinali, non tutti gli interventi alla colonna. Inoltre, lo studio documenta l’aumento dei volumi ma non permette, da solo, di valutarne appropriatezza e risultati. Proprio per questo l’ISS sta sviluppando un registro specifico che consenta di monitorare nel tempo sicurezza e prestazioni degli impianti.
Chirurgia tradizionale, mininvasiva, endoscopica o robotica: quali fattori indirizzano la scelta della tecnica chirurgica?
Il chirurgo sceglie la tecnica chirurgica che, sulla base delle valutazioni svolte, può consentire di raggiungere l’obiettivo dell’intervento con un livello di sicurezza adeguato e con il minore coinvolgimento possibile dei tessuti sani. Le principali opzioni sono:
- Chirurgia tradizionale o a cielo aperto: grazie a un’incisione più ampia, il chirurgo è in grado di osservare direttamente le strutture interessate. Può essere necessaria negli interventi complessi, nelle deformità estese, nei traumi gravi o quando è necessario trattare più livelli vertebrali;
- Chirurgia mininvasiva: prevede che il chirurgo raggiunga la zona da trattare attraverso piccole incisioni. Tale procedura può limitare il coinvolgimento dei muscoli e dei tessuti circostanti e garantire minori perdite di sangue nonché degenze più brevi;
- Chirurgia endoscopica: l'ortopedico introduce una sottile telecamera attraverso un accesso di dimensioni ridotte. Le immagini vengono trasmesse su un monitor e guidano il chirurgo durante la procedura. Può essere impiegata per alcune ernie del disco e forme di stenosi;
- Chirurgia robotica: impiega un sistema computerizzato che aiuta a pianificare la traiettoria degli strumenti e a posizionare con precisione viti e altri dispositivi. Il robot non esegue autonomamente l’operazione e non prende decisioni cliniche: ogni passaggio rimane sotto il controllo del chirurgo.
Tali tecniche non si escludono a vicenda. Per esempio, un sistema robotico può assistere sia un intervento mininvasivo sia una procedura eseguita con un accesso tradizionale. La scelta dipende principalmente da:
- Patologia e obiettivo dell’intervento;
- Tratto della colonna e numero di vertebre coinvolte;
- Presenza di compressioni, instabilità o deformità;
- Anatomia e qualità dell’osso del paziente;
- Interventi vertebrali eseguiti in precedenza;
- Condizioni generali e rischio anestesiologico;
- Esperienza del chirurgo con quella specifica tecnica;
- Tecnologie e competenze disponibili nella struttura.
La presenza di un robot non rende automaticamente un intervento più sicuro o più efficace. Una revisione pubblicata nel 2025 ha esaminato 22 metanalisi sulla chirurgia vertebrale robot-assistita e ha rilevato potenziali vantaggi, soprattutto nel posizionamento delle viti. Gli autori hanno però giudicato bassa o molto bassa la certezza della maggior parte delle evidenze disponibili. La tecnologia è, dunque, realmente utile quando risponde a una necessità clinica e viene utilizzata da un’équipe adeguatamente formata.
Come scegliere il miglior chirurgo ortopedico della colonna vertebrale?
Il miglior chirurgo ortopedico della colonna vertebrale non è necessariamente il professionista più famoso o quello con il maggior numero di recensioni. È lo specialista che possiede competenze ed esperienza adeguate alla patologia e all’intervento di cui il paziente potrebbe avere bisogno. La scelta dovrebbe considerare diversi elementi.
Formazione e specializzazione
Il primo controllo riguarda l’iscrizione all’Ordine dei medici e i titoli dichiarati. L’Albo Unico Nazionale della FNOMCeO, alimentato dai 106 Ordini territoriali italiani, permette di verificare l’iscrizione del professionista e le specializzazioni registrate. Oltre alla specializzazione in Ortopedia e Traumatologia, è utile valutare:
- Formazione specifica in chirurgia vertebrale;
- Attività svolta in unità dedicate alla colonna;
- Eventuali percorsi di perfezionamento;
- Partecipazione a studi, corsi e società scientifiche del settore.
Esperienza nello specifico intervento
Gli anni di attività non sono l’unico parametro da osservare. Conta soprattutto quante volte il chirurgo abbia trattato casi simili e con quali procedure. Un professionista molto esperto nelle ernie lombari, per esempio, potrebbe non avere la stessa casistica nella correzione delle deformità complesse.
Una metanalisi pubblicata su Annals of Translational Medicine ha riunito 11 studi statunitensi e i dati di quasi due milioni di pazienti sottoposti a interventi alla colonna cervicale o lombare e a operazioni per deformità e tumori vertebrali. Nel complesso, i chirurghi che eseguivano un maggior numero di procedure presentavano risultati migliori, con meno complicanze postoperatorie, riammissioni in ospedale e decessi.
Organizzazione e volumi della struttura
Il chirurgo opera all’interno di un sistema che comprende anestesisti, infermieri, radiologi, neurologi, fisiatri e professionisti della riabilitazione. Nei casi complessi sono importanti anche la disponibilità di terapia intensiva, tecnologie per il controllo intraoperatorio e protocolli per gestire eventuali complicazioni.
Il Programma Nazionale Esiti di AGENAS consente di confrontare i volumi delle strutture italiane per l’artrodesi vertebrale. Il dato può aiutare a conoscere l’esperienza organizzativa dei vari centri che eseguono questo intervento ma presenta due limiti:
- Riguarda l’artrodesi e non tutti gli interventi alla colonna;
- Misura il numero di procedure della struttura, non l’esperienza del singolo chirurgo né la qualità complessiva dell’assistenza.
Chiarezza del confronto con il paziente
Per individuare il miglior chirurgo vertebrale per la propria patologia o condizione è importante considerare anche la qualità della comunicazione. Lo specialista dovrebbe:
- Spiegare la diagnosi con parole comprensibili;
- Mostrare il collegamento tra sintomi ed esami;
- Indicare l’obiettivo realistico dell’operazione;
- Presentare alternative, rischi e tempi di recupero;
- Chiarire perché propone una determinata tecnica;
- Lasciare al paziente il tempo necessario per decidere.
Quali domande fare durante la visita chirurgica?
La visita con il chirurgo vertebrale deve permettere al paziente di comprendere non soltanto come si svolgerà l’intervento, ma anche perché viene proposto e quali risultati può realisticamente offrire. Abbiamo preparato un elenco delle principali domande da porre in occasione della visita chirurgica:
- Quale problema della colonna causa i miei sintomi?
- Gli esami mostrano un’alterazione coerente con il dolore o con i disturbi neurologici?
- Qual è l’obiettivo dell’intervento?
- Quali sintomi potrebbero migliorare a seguito dell'operazione e quali potrebbero persistere?
- Esistono ancora alternative non chirurgiche che è possibile provare?
- Cosa potrebbe accadere se decidessi di non operarmi o di attendere?
- Perché consiglia questa procedura e non un intervento differente?
- Quali rischi presenta l’operazione nel mio caso specifico?
- Quanto dureranno ricovero, recupero e riabilitazione?
- Potrei aver bisogno di un altro intervento in futuro?
Quando può essere utile avvalersi di un secondo parere?
Una seconda opinione può essere particolarmente utile quando:
- Viene proposto un intervento complesso o non reversibile;
- L'intervento può essere svolto anche con altre tecniche;
- Il paziente non ha compreso pienamente benefici e rischi associati all'operazione.
Una revisione pubblicata su BMC Health Services Research ha raccolto 12 studi su pazienti ai quali era stato consigliato, o che stavano valutando, un intervento alla colonna. I ricercatori hanno confrontato la prima valutazione con quella espressa da un secondo specialista.
I due medici formulavano la stessa diagnosi in una percentuale di casi compresa, a seconda dello studio, tra il 53% e il 96%. Ciò significa che in alcune ricerche concordavano poco più di una volta su due, mentre in altre arrivavano quasi sempre alla medesima conclusione.
Le differenze erano ancora più marcate sulla scelta del trattamento. La prima e la seconda opinione concordavano nel raccomandare o escludere la chirurgia in una percentuale compresa tra lo 0% e l’83%. In alcuni dei servizi studiati, quindi, la seconda valutazione modificava molto frequentemente l’indicazione ricevuta in precedenza.
Interessante, in tal senso, anche una testimonianza pubblicata dall’Hospital for Special Surgery. Dana, una giovane paziente con una grave sciatica, non riusciva più a sollevare il piede e aveva ricevuto la proposta di sottoporsi rapidamente a un’artrodesi. Non sentendosi sicura, richiese una seconda valutazione: «Il chirurgo ha ascoltato i miei sintomi e ha preso la decisione con la massima serietà. Non mi ha mai imposto una direzione o l'altra e si è assicurato che avessi tutte le informazioni necessarie per sentirmi sicura della scelta. Alla fine abbiamo optato per una discectomia e decompressione anziché per la fusione perché comportava minori rischi a lungo termine. L'intervento è stato un successo e ho recuperato quasi completamente il controllo del mio piede, cosa che nessuno credeva possibile.».
Come prenotare una visita con un chirurgo ortopedico vertebrale?
La visita con un chirurgo ortopedico vertebrale può essere prenotata attraverso il Servizio Sanitario Nazionale oppure privatamente. Nel Servizio Sanitario Nazionale, tempi, modalità di accesso e possibilità di selezionare uno specifico professionista possono cambiare da una Regione all’altra.
In ambito privato, il paziente può contattare direttamente lo studio o la struttura in cui lavora il chirurgo. Attraverso EccellenzaMedica.it, sito di prenotazioni mediche online, è possibile richiedere individuare e prenotare una visita con un chirurgo ortopedico vertebrale. Il servizio permette di conoscere:
- Città e struttura in cui riceve lo specialista;
- Date e orari degli appuntamenti;
- Costo della visita.
Domande frequenti
Per una visita privata con il chirurgo vertebrale serve l’impegnativa?
No. Generalmente, una visita privata può essere prenotata direttamente senza la prescrizione del medico di base. L’impegnativa è invece necessaria per accedere alla prestazione tramite il Servizio Sanitario Nazionale.
Quanto dura la prima visita con il chirurgo della colonna?
In genere dura tra 30 e 60 minuti. La durata della visita può aumentare se il caso è complesso o quando bisogna esaminare numerose immagini.
Quali referti e immagini bisogna portare all’appuntamento?
È consigliabile portare referti e immagini di risonanze magnetiche, TC e radiografie, preferibilmente su CD o in formato digitale. Sono utili anche precedenti cartelle cliniche, terapie già effettuate ed eventuali documenti relativi ad altri interventi.
È possibile fare il primo consulto con il chirurgo vertebrale online?
Sì, se lo specialista offre questo servizio. Il consulto online può essere utile per esaminare la documentazione o ottenere una seconda opinione, ma potrebbe essere necessaria una visita in presenza per completare l’esame fisico e neurologico.
Un chirurgo della colonna può operare anche bambini e adolescenti?
Sì, ma deve possedere una formazione specifica nella chirurgia vertebrale pediatrica. Non tutti i chirurghi che operano pazienti adulti trattano anche scoliosi e altre patologie dell’età evolutiva.
L’età avanzata esclude un intervento alla colonna vertebrale?
No. L’età non è un criterio di per sé sufficiente ad escludere a priori un'operazione. Il chirurgo valuta anche condizioni generali, fragilità, qualità dell’osso, altre malattie e rapporto tra benefici e rischi.
Il chirurgo vertebrale si occupa anche degli interventi di revisione?
Sì, se possiede esperienza nella chirurgia di revisione. Questi interventi correggono problemi o complicanze di una precedente operazione e, spesso, vengono eseguiti presso centri altamente specializzati.
Quanto tempo può trascorrere tra la visita e l’operazione?
Dipende dall’urgenza, dagli esami necessari, dalle condizioni del paziente e dalla disponibilità della struttura. Un intervento può essere programmato anche con diverse settimane o mesi d'anticipo mentre, in presenza di una grave compressione neurologica, può essere necessario procedere rapidamente.
Chi segue il paziente dopo l’intervento alla colonna?
Il chirurgo esegue i controlli postoperatori. A seconda del tipo di intervento, potrebbero entrare in gioco anche fisiatri, fisioterapisti, medici di base e altri professionisti che si occupano di riabilitazione.
Fonti e bibliografia
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