- Che cos’è l’osteotomia del calcagno?
- Quando è indicata l’osteotomia del calcagno?
- Le principali tecniche di osteotomia del calcagno
- Come si svolge l’intervento e quanto dura?
- Quali risultati può offrire l’osteotomia del calcagno?
- Rischi e possibili complicanze
- Tempi di recupero: quando si torna a camminare?
- Fisioterapia dopo osteotomia del calcagno
- Domande frequenti sull’osteotomia del calcagno
L’osteotomia del calcagno è un intervento con cui il chirurgo taglia e riposiziona una parte dell’osso del tallone per correggere l’allineamento del piede. Può essere indicata, per esempio, in alcune forme di piede piatto o piede cavo che provocano dolore e difficoltà nel cammino.
L’obiettivo è migliorare l’appoggio e distribuire meglio i carichi, riducendo le sollecitazioni sulle strutture del piede. La tecnica e il percorso di recupero dipendono dalla deformità da correggere e dagli eventuali interventi associati.
In breve:
- A cosa serve: correggere la posizione o la forma del calcagno per migliorare l’allineamento del piede;
- Quando si valuta: in presenza di deformità dolorose che non migliorano abbastanza con i trattamenti conservativi;
- Come si esegue: il chirurgo modifica l’osso e lo stabilizza, generalmente con viti;
- Quando si cammina: spesso occorre evitare il carico sul piede operato per circa 4–6 settimane, per poi riprenderlo gradualmente su indicazione del chirurgo;
- Come si recupera: la ripresa delle attività richiede alcuni mesi e può comprendere un percorso di fisioterapia. Le procedure associate potrebbero allungare i tempi.
Che cos’è l’osteotomia del calcagno?
Il calcagno è l’osso che forma il tallone e contribuisce a sostenere il peso del corpo. La sua posizione influenza l’appoggio del piede e il modo in cui lavorano tendini e articolazioni durante il cammino.
Il termine osteotomia indica un taglio chirurgico dell’osso. Nell’osteotomia calcaneare, il chirurgo utilizza questo taglio per spostare una porzione del calcagno oppure modificarne la forma, a seconda del tipo di correzione da effettuare. Le parti ossee vengono poi stabilizzate affinché possano consolidarsi nella nuova posizione.
L’intervento può far parte di una ricostruzione più ampia del piede, che comprende anche procedure su tendini, legamenti o altre ossa. Per questo, due persone sottoposte a osteotomia del calcagno possono affrontare operazioni e tempi di recupero differenti.

Quando è indicata l’osteotomia del calcagno?
L’osteotomia del calcagno può essere indicata quando un’alterazione dell’allineamento del tallone provoca dolore, appoggio scorretto o difficoltà nel cammino e i trattamenti conservativi non offrono un beneficio sufficiente. La sola presenza di un piede piatto o cavo non rende necessario l’intervento. Il chirurgo può proporla soprattutto in caso di:
- Piede piatto valgo: l’arco plantare si abbassa e il tallone devia verso l’esterno. Nell’adulto possono essere presenti anche problemi del tendine tibiale posteriore e dei legamenti che sostengono il piede;
- Piede cavo varo: l’arco plantare è accentuato e il tallone devia verso l’interno, favorendo un sovraccarico sul bordo esterno del piede;
- Alcune tendinopatie inserzionali dell’Achille: una specifica osteotomia può modificare la geometria del calcagno e ridurre le sollecitazioni sull’inserzione del tendine.
Prima della decisione finale, lo specialista visita il paziente e valuta nel dettaglio la sede del dolore, la flessibilità della deformità e lo stato delle articolazioni. Le radiografie sotto carico, eseguite in piedi, aiutano a osservare l’allineamento mentre il piede sostiene il peso del corpo. A seconda del problema riscontrato, lo specialista potrebbe prescrivere anche altri esami.
Prima di proporre l’intervento, il chirurgo del piede verifica se la deformità è flessibile oppure rigida. Nel primo caso, durante la visita ortopedica è ancora possibile riportare manualmente il piede verso un allineamento più corretto. Se le articolazioni sono ancora in buone condizioni, l’osteotomia può contribuire a correggere l’appoggio preservandone il movimento.
Quando invece la deformità è rigida e le articolazioni presentano un’artrosi importante, lo specialista prende in considerazione procedure differenti o associate all'osteotomia, come ad esempio l’artrodesi, procedura che blocca il movimento delle articolazioni interessate.
La decisione tiene conto anche dei risultati ottenuti con i trattamenti non chirurgici. Plantari, calzature adeguate e fisioterapia possono ridurre il dolore e migliorare la funzione, pur senza correggere necessariamente la deformità ossea. L’intervento viene quindi valutato quando i disturbi continuano a limitare il cammino o le attività quotidiane e il beneficio atteso giustifica i rischi e l’impegno richiesto al paziente durante la fase di recupero.
Le principali tecniche di osteotomia del calcagno
La tecnica dipende dalla direzione e dal tipo di correzione necessaria. Il chirurgo può spostare una porzione del calcagno verso l’interno o l’esterno, allungarne una parte oppure rimuovere un cuneo osseo per modificarne l’orientamento. Ecco una classificazione delle principali tecniche di riallineamento.
| Tecnica | Cosa permette di correggere |
|---|---|
| Osteotomia medializzante | Sposta la parte posteriore del calcagno verso l’interno per correggere il valgismo del tallone, tipico di alcune forme di piede piatto. |
| Osteotomia lateralizzante | Sposta la parte posteriore del calcagno verso l’esterno per correggere il varismo del tallone, presente in alcune forme di piede cavo. |
| Osteotomia di Evans | Allunga la colonna laterale, cioè il lato esterno del piede, generalmente tramite un innesto osseo. Può correggere la deviazione verso l’esterno dell’avampiede che compare in alcune forme di piede piatto. |
| Osteotomia di Dwyer | Rimuove un cuneo osseo dalla parte esterna del calcagno per correggere determinate deformità in varo. |
| Osteotomia di Zadek | Rimuove un cuneo osseo a base superiore per modificare la geometria del calcagno. Si utilizza in casi selezionati di tendinopatia inserzionale dell’Achille, anche associata a deformità di Haglund. |
Il caso descritto dal dottor Steven Choung, specialista del piede e della caviglia dell’Orlando Health Jewett Orthopedic Institute, aiuta a capire come l’osteotomia possa modificare la distribuzione dei carichi.
In un contributo pubblicato da Orlando Health, organizzazione sanitaria statunitense, il medico racconta la storia di una paziente con diabete di tipo 1. La paziente soffriva di fratture da stress ricorrenti ai piedi e alternava periodi di immobilizzazione con un tutore su un piede, sull’altro o su entrambi. Secondo il racconto, questi problemi l’avevano costretta per più di due anni a utilizzare una sedia a rotelle.
Per interrompere questo ciclo, il chirurgo ha proposto un’osteotomia lateralizzante del calcagno: «Abbiamo eseguito quella che viene chiamata osteotomia calcaneare», spiega il dottor Choung. «Abbiamo tagliato l’osso del calcagno e lo abbiamo spostato lateralmente verso l’esterno con l’idea che si inclinasse e iniziasse a esercitare pressione sulla parte interna del piede o a ridurre la pressione sulla parte esterna per consentire alla frattura di guarire».
L’obiettivo era quindi ridurre il sovraccarico sulla parte esterna del piede, modificando l’appoggio attraverso lo spostamento di una porzione del calcagno. Dopo il recupero, la paziente ha riferito di essere tornata a camminare senza dolore e di non aver più avuto fratture da stress. Si tratta, ovviamente, dell’esito raccontato da una singola paziente, non di un risultato garantito a chiunque affronti l’intervento.
Come si svolge l’intervento e quanto dura?
L’osteotomia del calcagno comprende il taglio dell’osso, la correzione della sua posizione o forma e la stabilizzazione dei frammenti. L’anestesista sceglie il tipo di anestesia in base alla procedura e alle condizioni del paziente: può essere generale oppure regionale, con eventuale sedazione. Le principali fasi dell’intervento sono:
- Accesso al calcagno: il chirurgo raggiunge l’osso attraverso un’incisione tradizionale o piccole incisioni percutanee;
- Taglio e correzione: lo specialista esegue l’osteotomia e realizza lo spostamento o la modifica programmata. Alcune tecniche richiedono l’inserimento di un innesto osseo;
- Fissazione: la correzione viene stabilizzata, generalmente con viti, e ne viene monitorata la posizione mediante immagini radiografiche;
- Chiusura e protezione: il chirurgo chiude le incisioni e applica una medicazione e un’immobilizzazione adeguata alla procedura.
Se necessario, durante la stessa operazione, il chirurgo interviene anche su tendini, legamenti o altre ossa del piede. La durata media indicativa dell'intervento è di circa 1–2 ore e dipende dalla tecnica adoperata nonché dalle eventuali correzioni associate.
Anche la durata del ricovero può variare: alcune procedure consentono le dimissioni in giornata, mentre altre richiedono una breve degenza.
Quali risultati può offrire l’osteotomia del calcagno?
L’osteotomia del calcagno può ridurre il dolore, migliorare l’appoggio e rendere più agevole il cammino. Il risultato dipende dalla deformità iniziale, dallo stato delle articolazioni e dalle eventuali procedure associate.
Uno studio pubblicato su The Bone & Joint Journal, rivista scientifica internazionale di ortopedia, ha seguito 31 pazienti per una media di 15,2 anni dopo un’osteotomia medializzante associata al trasferimento di un tendine per il trattamento del piede piatto flessibile. Alla valutazione finale, 27 pazienti, pari all’87%, non avevano dolore e avevano recuperato una buona funzionalità. Il dato riguarda, però, questa specifica combinazione chirurgica, non la sola osteotomia.
L’Hospital for Special Surgery di New York, ospedale specializzato in ortopedia, ha pubblicato la storia di Noah Fischman, un ragazzo di 13 anni con piedi piatti dolorosi che tra luglio e settembre 2019 si è sottoposto a una ricostruzione complessa comprendente osteotomia medializzante del calcagno e altre correzioni.
A distanza di alcuni mesi dagli interventi, ecco il suo racconto rispetto al rientro alle attività sportive, per lui fondamentale: «La riabilitazione è stata lenta e impegnativa, ci sono stati momenti in cui avrei voluto mollare tutto. Il mio fisioterapista mi ha spronato molto. Per un paio di mesi ho avuto un tutore a una gamba e un gesso all'altra. Ho giocato con la mia squadra per la prima volta il 6 febbraio 2020. Ho giocato bene e ho segnato! Stavo meglio di prima dell'intervento e non avevo più dolore al piede».
La sua esperienza mostra quanto possa essere impegnativo il recupero e quanto possa essere ottimale il risultato finale ma si tratta comunque di un caso individuale, relativo a un adolescente e che si era sottoposto non soltanto ad una osteotomia del calcagno ma a più procedure.
Rischi e possibili complicanze
Le possibili complicanze sono:
- Ritardo di consolidazione o mancata guarigione dell’osso: i frammenti possono impiegare più tempo a saldarsi oppure non unirsi, rendendo necessari ulteriori trattamenti;
- Problemi della ferita e infezioni: possono richiedere medicazioni prolungate, antibiotici o, nei casi più gravi, un nuovo intervento;
- Disturbi della sensibilità: l’irritazione o la lesione di un nervo può provocare formicolio, intorpidimento o dolore, temporanei oppure persistenti;
- Fastidio causato dai mezzi di fissazione: le viti possono diventare dolorose, soprattutto con la pressione delle calzature o durante l’appoggio;
- Correzione insufficiente, eccessiva o perdita della correzione: il piede può mantenere un appoggio non soddisfacente e richiedere una rivalutazione;
- Rischi generali della chirurgia, come trombosi e complicanze anestesiologiche.
Una revisione sistematica italiana del 2024, condotta da ricercatori dell’Università di Genova e dell’IRCCS Policlinico San Martino, ha analizzato nove studi per un totale di 501 casi trattati con osteotomia medializzante mininvasiva. Gli autori hanno riportato circa il 3% di infezioni della ferita e il 4% di rimozioni delle viti a causa del dolore. Queste percentuali riguardano una tecnica specifica e non rappresentano il rischio complessivo di qualsiasi osteotomia.
Fumo e problemi circolatori potrebbero ostacolare la guarigione dell’osso. Per ridurre i rischi è importante rispettare le indicazioni sul carico, curare la ferita e presentarsi ai controlli programmati. In caso di febbre, secrezioni dalla ferita o dolore in netto aumento è necessario contattare tempestivamente il centro chirurgico.
Tempi di recupero: quando si torna a camminare?
Dopo un’osteotomia del calcagno, spesso occorre evitare il carico sul piede operato per circa 4–6 settimane, utilizzando stampelle o altri ausili. Il chirurgo autorizza poi la ripresa progressiva dell’appoggio in base all'esito della visita e delle radiografie di controllo.
FootCareMD, portale informativo dell’American Orthopaedic Foot & Ankle Society, indica generalmente 3–6 mesi per il ritorno alle attività abituali, precisando che in caso di interventi associati i tempi di recupero possono dilungarsi. Il gonfiore tende a diminuire lentamente e può persistere anche dopo aver ricominciato a camminare.
| Fase indicativa | Cosa aspettarsi |
|---|---|
| Prime 2 settimane | Piede protetto da gesso, stecca o tutore. Medicazioni e controllo della ferita. Tenere l’arto sollevato aiuta a contenere il gonfiore. |
| Fino a circa 4–6 settimane | Protezione dell’osteotomia e osservanza delle limitazioni di carico. Gli spostamenti avvengono con gli ausili prescritti. |
| Dopo il controllo a circa 6 settimane | Se la guarigione lo consente, inizio o aumento graduale del carico. L’abbandono delle stampelle e del tutore avviene per tappe. |
| Nei mesi successivi | Recupero del cammino e progressivo ritorno alle attività quotidiane. Le attività sportive richiedono una valutazione specifica. |
Il ritorno al lavoro dipende soprattutto dalla mansione che si svolge. Un’attività sedentaria può essere compatibile con una ripresa anticipata, a patto che sia possibile tenere il piede sollevato e raggiungere il luogo di lavoro in sicurezza. Un lavoro che richiede di stare in piedi, camminare a lungo o sollevare pesi necessita generalmente di più tempo.
Per guidare bisogna aver recuperato il controllo del piede ed essere in grado di effettuare una frenata d’emergenza senza dolore o esitazioni. È importante, inoltre, tenere conto del lato oggetto di intervento, del tipo di cambio e dell’assunzione di farmaci che riducono l’attenzione.
Fisioterapia dopo osteotomia del calcagno
La fisioterapia aiuta a recuperare mobilità, forza ed equilibrio e ad adattare il cammino al nuovo allineamento del piede. Il programma segue le indicazioni del chirurgo e tiene conto anche delle eventuali procedure eseguite su tendini e legamenti.
Nella fase iniziale, il fisioterapista spiega come utilizzare correttamente le stampelle, affrontare le scale e spostarsi senza caricare il piede operato. Gli esercizi servono a mantenere attivi i distretti non immobilizzati, proteggendo la correzione chirurgica.
Quando il chirurgo autorizza la progressione, il trattamento si concentra su:
- Mobilità del piede e della caviglia: recuperare i movimenti consentiti, senza forzare le strutture ancora in guarigione;
- Rinforzo muscolare: contrastare la debolezza dovuta all’immobilizzazione, lavorando gradualmente sui muscoli del piede e della gamba;
- Rieducazione del passo: distribuire il carico in modo progressivo e ridurre zoppia e compensi;
- Equilibrio e propriocezione: migliorare il controllo dell’appoggio, prima nelle attività semplici e poi in quelle più impegnative.
Non esiste un numero di sedute valido per tutti. La durata del programma di fisioterapia dipende dalla rigidità, dalla forza recuperata, dalla qualità del cammino e dagli obiettivi personali. Le sedute vengono generalmente affiancate da esercizi da svolgere a casa, con modalità e frequenza concordate con il fisioterapista. Anche se il dolore diminuisce, non bisogna anticipare autonomamente esercizi in carico, sollevamenti sulle punte o attività d’impatto.
Domande frequenti sull’osteotomia del calcagno
Quanto dolore si avverte dopo l’osteotomia del calcagno?
Il dolore è generalmente più evidente nei primi giorni e viene trattato con i farmaci prescritti. Può aumentare quando si riprende l’appoggio, ma dovrebbe diminuire progressivamente. Un dolore intenso, in peggioramento o non controllato dalla terapia richiede un contatto con il chirurgo.
Le viti devono essere rimosse?
Non necessariamente. Se non provocano disturbi, possono restare in sede. Il chirurgo può proporne la rimozione se causano dolore, irritazione o altri problemi, generalmente dopo aver verificato la consolidazione dell’osso.
Osteotomia del calcagno e calcaneo-stop sono la stessa cosa?
No. L’osteotomia modifica l’allineamento attraverso un taglio dell’osso. Il calcaneo-stop utilizza una vite per limitare l’eccessivo movimento di pronazione e correggere alcune forme di piede piatto flessibile, soprattutto in età pediatrica. Indicazioni e recupero sono differenti.
Qual è la differenza tra osteotomia del calcagno e artrodesi?
L’osteotomia corregge la posizione o la forma dell’osso cercando di conservare il movimento articolare. L’artrodesi unisce stabilmente le ossa di un’articolazione, eliminandone il movimento. Le due procedure possono anche essere associate quando occorre trattare contemporaneamente deformità e danno articolare.
Si possono operare entrambi i piedi contemporaneamente?
È possibile in casi specifici, ma la necessità di proteggere entrambi i piedi può rendere molto difficili gli spostamenti e l’autonomia a casa. Per questo il chirurgo può preferire due operazioni separate, valutando anche gli aiuti disponibili durante la convalescenza.
Quali scarpe usare quando si abbandona il tutore?
Quando il chirurgo autorizza il passaggio alle scarpe, si preferiscono generalmente calzature comode, stabili e regolabili, abbastanza ampie da accogliere l’eventuale gonfiore residuo. Plantari o sostegni aggiuntivi vanno utilizzati se prescritti.
Quanto costa un’osteotomia del calcagno?
Il prezzo varia secondo tecnica, procedure associate e ricovero. Mediamente, in ambito privato si parte da circa 4.500 euro ma è bene chiedere un preventivo specifico alla struttura in cui si intende svolgere l'intervento, così da avere una panoramica completa anche rispetto ai servizi inclusi ed esclusi dal preventivo stesso.
A chi rivolgersi per valutare un’osteotomia del calcagno?
È opportuno consultare un ortopedico con esperienza nella chirurgia del piede e della caviglia. Puoi contattare EccellenzaMedica.it, sito di prenotazioni mediche online, per verificare gli specialisti e i centri ortopedici disponibili nelle principali città italiane.
Fonti e bibliografia
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- Hss.edu/back-in-the-game/stories/2020/02/noah-fischman;
- Vaggi S, Vitali F, Zanirato A, Quarto E, Colò G, Formica M. Minimally invasive surgery in medial displacement calcaneal osteotomy for acquired flatfoot deformity: a systematic review of the literature. Arch Orthop Trauma Surg. 2024 Mar;144(3):1139-1147. doi: 10.1007/s00402-023-05188-z. Epub 2024 Jan 11. PMID: 38212588;
- Footcaremd.org/foot-and-ankle-treatments/heel/calcaneal-osteotomies;
- Virtualvisit.orlandohealth.com/services/advanced-rehab-institute/content-hub/foot-injuries-put-lives-on-pause-for-soccer-player-busy-mom.

