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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Come prevenire infarti? Sintomi, esami da fare e consigli sull'alimentazione


È possibile prevenire un infarto?


Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oltre il 75% delle malattie cardiovascolari premature è prevenibile. Ciò vale anche per l'infarto miocardico, condizione acuta che si verifica quando il flusso di sangue diretto a una parte del muscolo cardiaco si interrompe, provocando un danno più o meno esteso al cuore.


Le malattie cardiovascolari costituiscono, per giunta, la principale causa di morte a livello mondiale e nel 2022 sono state responsabili di circa 19,8 milioni di decessi. Oltre l'80% di queste morti è attribuibile a infarto e ictus e circa un terzo interessa persone con meno di 70 anni.


Sebbene non sia possibile azzerare completamente il rischio, oggi numerose evidenze scientifiche dimostrano che una quota importante degli eventi cardiovascolari può essere evitata. Di conseguenza, la prevenzione cardiovascolare rappresenta uno dei principali strumenti di tutela della salute. Attraverso controlli periodici, esami mirati e interventi personalizzati è, infatti, possibile ridurre il rischio prima che si verifichi un evento cardiaco.


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Come riconoscere i sintomi di un infarto?


Riconoscere tempestivamente i sintomi di un infarto è fondamentale per ricevere cure il prima possibile e limitare i danni al muscolo cardiaco. È importante ricordare, però, che non tutte le persone manifestano gli stessi sintomi: l'intensità, la durata e le modalità di comparsa possono variare notevolmente da un individuo all'altro. Ecco, comunque, i principali segnali d'allarme da considerare.


SintomoCome si manifesta
Dolore o oppressione al pettoSensazione di peso, costrizione o pressione che dura diversi minuti o compare a ondate
Fiato cortoDifficoltà respiratoria, anche in assenza di dolore toracico
Sudorazione freddaComparsa improvvisa di sudore abbondante e freddo
Nausea o vomitoTalvolta associati a malessere generale o disturbi digestivi
Capogiri o sensazione di svenimentoDebolezza improvvisa, instabilità o perdita di equilibrio
Dolore irradiatoFastidio che interessa braccia, spalle, collo, mandibola o schiena


È importante sapere che alcune persone possono presentare sintomi meno tipici, come stanchezza improvvisa, indigestione o lieve affanno, mentre altre possono andare incontro a un infarto silente, cioè un evento cardiaco che si manifesta con sintomi molto lievi o addirittura assenti e che viene diagnosticato soltanto successivamente.


In presenza di un dolore toracico persistente o di altri sintomi compatibili con un infarto è fondamentale contattare immediatamente i servizi di emergenza, senza attendere che i disturbi scompaiano spontaneamente. Un intervento rapido può ridurre in modo significativo i danni al cuore e migliorare la prognosi.

 

Quali sono i fattori di rischio?


I fattori di rischio sono condizioni o abitudini che aumentano la probabilità di andare incontro a un infarto. Alcuni, come l'età o la familiarità, non possono essere modificati. Molti altri, invece, dipendono dallo stile di vita o possono essere controllati attraverso la prevenzione e le cure mediche.


L'importanza di questi fattori è stata dimostrata dall'Interheart Study, uno dei più grandi studi internazionali mai condotti sull'infarto miocardico. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica The Lancet e condotta su quasi 30.000 persone in 52 Paesi, ha evidenziato che nove fattori di rischio modificabili sono responsabili di oltre il 90% del rischio di un primo infarto, confermando che la maggior parte degli eventi cardiovascolari può essere prevenuta intervenendo precocemente sui principali fattori predisponenti.


Ecco una tabella che sintetizza i principali fattori di rischio dell'infarto miocardico.


Fattori di rischio non modificabiliFattori di rischio modificabili
  • Età avanzata;
  • Familiarità per malattie cardiovascolari;
  • Sesso (gli uomini tendono ad ammalarsi più precocemente);
  • Predisposizione genetica
  • Ipertensione arteriosa;
  • Colesterolo elevato;
  • Diabete mellito;
  • Fumo di sigaretta;
  • Sovrappeso e obesità addominale;
  • Sedentarietà;
  • Alimentazione poco equilibrata;
  • Stress cronico;
  • Consumo eccessivo di alcol.


Conoscere questi fattori permette di individuare le persone a maggior rischio e di pianificare strategie di prevenzione personalizzate, che comprendono controlli periodici, modifiche dello stile di vita e, quando necessario, trattamenti farmacologici prescritti dal medico.


Quali esami fare per prevenire un infarto?


Gli esami per prevenire un infarto hanno l'obiettivo di individuare precocemente i principali fattori di rischio cardiovascolare e valutare lo stato di salute del cuore. Non esiste un singolo test in grado di prevedere con certezza un infarto ma attraverso le analisi del sangue, la visita cardiologica e alcuni esami strumentali è possibile stimare il rischio individuale e pianificare un percorso di prevenzione personalizzato.


Analisi del sangue


Le analisi del sangue rappresentano spesso il primo passo della prevenzione cardiovascolare. Tra gli esami più importanti rientrano il profilo lipidico (colesterolo totale, LDL, HDL e trigliceridi), la glicemia, l'emoglobina glicata e, nei casi selezionati, marcatori come la proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP) e la lipoproteina(a).


Il cardiologo preventivo Dott. Wesley Milks dell'Ohio State University Wexner Medical Center, in un articolo pubblicato sul portale Ohio State Health & Discovery, precisa che: "Il dosaggio della lipoproteina(a), pur non essendo incluso negli esami di routine del colesterolo, può fornire informazioni preziose nei pazienti con familiarità o rischio cardiovascolare e contribuire a definire strategie preventive più mirate".


Check-up cardiologico


Il check-up cardiologico rappresenta uno degli strumenti più efficaci per la prevenzione dell'infarto, soprattutto nelle persone con familiarità, ipertensione, diabete, colesterolo elevato o altri fattori di rischio. Generalmente comprende:


  • Visita cardiologica;
  • Misurazione della pressione arteriosa;
  • Elettrocardiogramma (ECG);
  • Ecocardiogramma, quando indicato;
  • Test da sforzo (solo in casi specifici).


L'obiettivo è valutare il funzionamento del cuore, individuare eventuali alterazioni e definire, se necessario, ulteriori approfondimenti.


Esami di approfondimento


Quando il profilo di rischio lo richiede, il cardiologo può prescrivere esami più specifici, come la TC coronarica, il calcium score coronarico, la risonanza magnetica cardiaca o la coronarografia.


Questi accertamenti non vengono eseguiti di routine, ma sono indicati quando è necessario studiare più approfonditamente lo stato delle arterie coronarie o confermare il sospetto di una malattia cardiovascolare.


EsameQuando è utile
Profilo lipidicoValutazione del colesterolo e del rischio cardiovascolare
Glicemia ed emoglobina glicataScreening del diabete
Pressione arteriosaDiagnosi e monitoraggio dell'ipertensione
ElettrocardiogrammaValutazione del ritmo cardiaco
EcocardiogrammaStudio della struttura e della funzione del cuore
Test da sforzoValutazione della risposta del cuore all'esercizio
Lipoproteina (a)Approfondimento del rischio genetico
Calcium score/ TC coronaricaValutazione della presenza di placche aterosclerotiche


Cosa mangiare per prevenire un infarto?


L'alimentazione rappresenta uno dei pilastri della prevenzione cardiovascolare. Sebbene nessun alimento sia in grado di eliminare completamente il rischio di infarto, seguire un modello alimentare equilibrato contribuisce a mantenere sotto controllo colesterolo, pressione arteriosa, glicemia e peso corporeo, tutti fattori strettamente legati alla salute del cuore.


Le principali società scientifiche, tra cui il National Heart, Lung, and Blood Institute (NHLBI) e l'American Heart Association (AHA), raccomandano un'alimentazione ricca di alimenti vegetali, cereali integrali e grassi insaturi, limitando invece sale, grassi saturi, zuccheri aggiunti e alimenti ultra-processati.


Gli alimenti consigliati


Secondo le raccomandazioni del NHLBI e dell'American Heart Association, un'alimentazione cardioprotettiva dovrebbe privilegiare:


  • Verdure di ogni tipo, soprattutto quelle a foglia verde;
  • Frutta fresca;
  • Cereali integrali;
  • Legumi;
  • Pesce, in particolare quello ricco di omega-3;
  • Carni magre e pollame senza pelle;
  • Latte e latticini a basso contenuto di grassi;
  • Frutta secca e semi;
  • Olio extravergine di oliva e altri oli vegetali ricchi di grassi insaturi.


L'American Heart Association sottolinea inoltre l'importanza di considerare il modello alimentare nel suo complesso, privilegiando alimenti freschi o minimamente processati rispetto ai prodotti ultra-processati.


Gli alimenti da limitare


Per ridurre il rischio cardiovascolare è consigliabile limitare il consumo di:


  • Sale e alimenti ad alto contenuto di sodio;
  • Burro, formaggi grassi e carni ricche di grassi saturi;
  • Bevande zuccherate;
  • Dolci e prodotti ricchi di zuccheri aggiunti;
  • Alimenti ultra-processati;
  • Alcolici, che dovrebbero essere limitati o evitati secondo le indicazioni del medico.


Quali farmaci possono ridurre il rischio di infarto?


I farmaci possono svolgere un ruolo importante nella prevenzione dell'infarto, ma non sono indicati per tutte le persone. Vengono infatti eventualmente prescritti previa valutazione del rischio cardiovascolare individuale, sulla base di fattori come età, pressione arteriosa, livelli di colesterolo, diabete, familiarità e presenza di altre malattie cardiovascolari.


L'obiettivo della terapia farmacologica è ridurre i principali fattori di rischio che favoriscono la formazione delle placche aterosclerotiche e l'ostruzione delle arterie coronarie, diminuendo così la probabilità di andare incontro a un infarto.


Statine


Le statine sono tra i farmaci più utilizzati nella prevenzione cardiovascolare. Agiscono riducendo i livelli di colesterolo LDL ("colesterolo cattivo") e contribuiscono a rallentare la formazione delle placche aterosclerotiche all'interno delle arterie. Vengono generalmente prescritte alle persone con colesterolo elevato o rischio cardiovascolare elevato.


Farmaci antipertensivi


L'ipertensione arteriosa rappresenta uno dei principali fattori di rischio per l'infarto. Quando le modifiche dello stile di vita non sono sufficienti, il medico può prescrivere farmaci antipertensivi, come ACE-inibitori, sartani, calcio-antagonisti o diuretici, con l'obiettivo di mantenere la pressione arteriosa entro valori adeguati.


Aspirina e farmaci antiaggreganti


L'aspirina e gli altri farmaci antiaggreganti riducono la capacità delle piastrine di aggregarsi e di formare coaguli. Oggi vengono utilizzati soprattutto nella prevenzione secondaria, cioè nelle persone che hanno già avuto un infarto o altre malattie cardiovascolari.


Altri farmaci


In alcuni pazienti possono essere indicati anche altri trattamenti, come i farmaci per il controllo del diabete con beneficio cardiovascolare dimostrato o le più recenti terapie ipolipemizzanti, ad esempio gli inibitori di PCSK9, utilizzati nelle persone con colesterolo molto elevato o con rischio cardiovascolare particolarmente alto.


Domande frequenti


Si può avere un infarto senza sintomi?


Sì. Esiste il cosiddetto infarto silente, che può manifestarsi senza sintomi evidenti o con disturbi molto lievi, come stanchezza, nausea o lieve affanno, e venire diagnosticato solo successivamente.


Il diabete aumenta il rischio d'infarto?


Sì. Il diabete favorisce il danneggiamento dei vasi sanguigni e accelera l'aterosclerosi, aumentando il rischio di infarto e di altre malattie cardiovascolari.


Il colesterolo alto può causare un infarto?


Sì. Livelli elevati di colesterolo LDL favoriscono la formazione di placche nelle arterie coronarie, che possono ridurre o bloccare il flusso di sangue al cuore e provocare un infarto.


Gli esami del sangue possono prevedere un infarto?


No. Gli esami del sangue non possono prevedere con certezza un infarto, ma aiutano a valutare il rischio cardiovascolare misurando parametri come colesterolo, glicemia, trigliceridi e, in alcuni casi, lipoproteina(a) e proteina C-reattiva ad alta sensibilità.


Dormire poco aumenta il rischio d'infarto?


Sì. Dormire abitualmente meno delle ore raccomandate è associato a un aumento del rischio cardiovascolare, probabilmente per gli effetti negativi su pressione arteriosa, metabolismo e infiammazione.


Smettere di fumare riduce il rischio di infarto?


Sì. Smettere di fumare riduce progressivamente il rischio di infarto e migliora la salute delle arterie. I benefici iniziano già nelle prime settimane dopo la cessazione.


A che età iniziare la prevenzione cardiovascolare?


La prevenzione cardiovascolare dovrebbe iniziare fin da giovani con uno stile di vita sano. I controlli periodici diventano particolarmente importanti a partire dai 40 anni, oppure prima in presenza di familiarità o altri fattori di rischio.


Se mio padre ha avuto un infarto sono più a rischio?


Sì. Avere un genitore che ha avuto un infarto, soprattutto in età relativamente giovane, aumenta il rischio cardiovascolare e rende consigliabili controlli più precoci e regolari.


I sintomi dell'infarto nelle donne sono diversi?


Sì. Oltre al dolore toracico, nelle donne possono essere più frequenti sintomi meno tipici, come fiato corto, nausea, stanchezza intensa, dolore alla schiena, al collo o alla mandibola.


L'aspirina previene l'infarto?


Non sempre. L'aspirina non deve essere assunta per prevenire un infarto senza il parere del medico. Oggi viene utilizzata soprattutto nella prevenzione secondaria o in pazienti selezionati, poiché può aumentare il rischio di sanguinamento.


Fonti e bibliografia


  • Stewart, Jack et al. “Primary prevention of cardiovascular disease: A review of contemporary guidance and literature.” JRSM cardiovascular disease vol. 6 2048004016687211. 1 Jan. 2017, doi:10.1177/2048004016687211;
  • Who.int/news-room/fact-sheets/detail/cardiovascular-diseases-%28cvds%29;
  • Yusuf S, Hawken S, Ounpuu S, Dans T, Avezum A, Lanas F, McQueen M, Budaj A, Pais P, Varigos J, Lisheng L; INTERHEART Study Investigators. Effect of potentially modifiable risk factors associated with myocardial infarction in 52 countries (the INTERHEART study): case-control study. Lancet. 2004 Sep 11-17;364(9438):937-52. doi: 10.1016/S0140-6736(04)17018-9. PMID: 15364185;
  • Health.osu.edu/health/heart-and-vascular/heart-tests-to-protect-cardiovascular-health;
  • Heart.org/en/healthy-living/healthy-eating/eat-smart/nutrition-basics/aha-diet-and-lifestyle-recommendations;
  • Nhlbi.nih.gov/health/heart-healthy-living/healthy-foods.

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