- Come si trasmette l’epatite C e quali contatti non sono pericolosi?
- Come prevenire il contatto con sangue infetto?
- Come ridurre il rischio di epatite C nei rapporti sessuali e in gravidanza?
- Come prevenire l’epatite C tra chi utilizza droghe iniettive?
- Perché test e trattamento aiutano a prevenire nuovi contagi?
- Chi dovrebbe fare il test e come funziona lo screening gratuito in Italia?
- Esistono un vaccino o una profilassi contro l’epatite C?
- Come evitare una nuova infezione dopo la guarigione?
- Domande Frequenti
L’epatite C è un’infezione del fegato causata dal virus HCV. Si trasmette principalmente quando il sangue di una persona infetta entra nell’organismo di un’altra, anche in quantità non visibili a occhio nudo. Il contagio può avvenire attraverso aghi condivisi, strumenti non sterili oppure oggetti personali sui quali sono presenti tracce di sangue.
L’infezione spesso non provoca sintomi per molti anni. La prevenzione comprende quindi sia l’adozione di comportamenti sicuri sia l’esecuzione del test nelle persone potenzialmente esposte. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’agenzia delle Nazioni Unite che coordina le politiche sanitarie internazionali, nel mondo circa 47 milioni di persone convivono con un’infezione cronica da HCV. Nel 2024 la malattia ha causato circa 239.000 decessi, soprattutto per cirrosi e tumore del fegato.
In sintesi:
- Il virus HCV si trasmette soprattutto attraverso il sangue;
- Non si diffonde con abbracci, stoviglie o normali contatti quotidiani;
- Non esiste ancora un vaccino contro l’epatite C;
- Non bisogna condividere aghi, rasoi, spazzolini o strumenti che possono entrare in contatto con il sangue;
- Tatuaggi, piercing e trattamenti estetici devono essere eseguiti con materiale sterile;
- Il test può individuare l’infezione anche in assenza di sintomi;
- I farmaci antivirali ad azione diretta guariscono più del 95% delle persone trattate.
Come si trasmette l’epatite C e quali contatti non sono pericolosi?
L’epatite C si trasmette quando il sangue contenente il virus HCV entra nel circolo sanguigno di un’altra persona. Le principali modalità di trasmissione sono:
- Condivisione di aghi, siringhe o altri strumenti utilizzati per iniettare sostanze;
- Impiego di strumenti medici, odontoiatrici o estetici non sterilizzati correttamente;
- Tatuaggi, piercing, manicure o pedicure eseguiti con materiale contaminato;
- Condivisione di rasoi, spazzolini, tagliaunghie o dispositivi per controllare la glicemia;
- Esposizione accidentale al sangue, per esempio attraverso una puntura con un ago;
- Trasmissione dalla madre al bambino durante la gravidanza o il parto;
- Rapporti sessuali che comportano il contatto con sangue.
Il rischio legato alle trasfusioni è oggi molto basso nei Paesi in cui il sangue donato viene sottoposto a controlli sistematici. L’OMS indica infatti lo screening delle donazioni di sangue tra le principali misure internazionali di prevenzione dell’HCV. Al contrario, l’epatite C non si trasmette attraverso i normali contatti sociali, gli alimenti o le secrezioni respiratorie.
| Situazione | Rischio di trasmissione dell'HCV |
| Contatto diretto con sangue infetto | Possibile |
| Condivisione di aghi o strumenti taglienti | Possibile |
| Rapporti sessuali con esposizione al sangue | Possibile ma meno frequente |
| Abbracci, strette di mano e baci sociali | Non documentato |
| Condivisione di bicchieri, piatti o posate | Non documentato |
| Tosse, starnuti, cibo o acqua | Nessun contagio |
È importante non condividere oggetti che possono lesionare la pelle o presentare tracce di sangue. Anche l’Istituto Superiore di Sanità, principale ente pubblico italiano di ricerca e controllo in ambito sanitario, chiarisce che una maggiore conoscenza delle modalità di trasmissione è fondamentale ai fini della prevenzione.

Come prevenire il contatto con sangue infetto?
Per prevenire l’epatite C bisogna evitare che il sangue di un’altra persona entri in contatto con ferite, mucose o strumenti capaci di lesionare la pelle. Anche una quantità di sangue non visibile a occhio nudo potrebbe contenere il virus.
Oggetti personali e piccole ferite
Non condividere oggetti che potrebbero trattenere tracce di sangue, anche quando sembrano puliti. Tra questi rientrano:
- Rasoi e lamette;
- Spazzolini da denti;
- Tagliaunghie e forbicine;
- Strumenti per la cura delle cuticole;
- Dispositivi personali per misurare la glicemia.
In casa, bisognerebbe conservare separatamente questi oggetti. Occorre inoltre coprire tagli e abrasioni con una medicazione e usare guanti monouso quando si presta assistenza in presenza di sangue.
Tatuaggi, piercing e trattamenti estetici
Tatuaggi e piercing sono sicuri se il professionista rispetta rigorose procedure igieniche. Il rischio aumenta negli ambienti non autorizzati o quando aghi, inchiostri e strumenti non sono sterili. Prima del trattamento è utile verificare che:
- Aghi e lame siano monouso e aperti davanti al cliente;
- Gli strumenti riutilizzabili vengano sterilizzati in autoclave;
- L’operatore indossi guanti nuovi;
- Pigmenti e contenitori siano destinati a un solo cliente;
- Il locale segua le norme sanitarie regionali.
Le stesse precauzioni valgono per manicure, pedicure e altri trattamenti che possono provocare piccoli sanguinamenti.
Nel 2025, SEIEVA, il sistema dell’Istituto Superiore di Sanità che sorveglia le epatiti virali acute, ha registrato 51 casi di epatite C acuta in Italia. Nel 31,9% dei casi notificati era stata riferita un’esposizione a trattamenti estetici, categoria che comprende manicure, pedicure, piercing e tatuaggi.
Cure mediche e odontoiatriche
In Italia, le strutture sanitarie devono applicare rigorosi protocolli per sterilizzare gli strumenti, utilizzare materiale monouso (quando previsto) e smaltire in sicurezza aghi e dispositivi taglienti. Il rischio nelle strutture che rispettano queste procedure è molto basso. Quando si ricevono cure all’estero o in contesti non regolamentati, è prudente accertarsi che:
- Aghi e siringhe siano nuovi e monouso;
- Gli strumenti odontoiatrici o chirurgici siano sterilizzati;
- Farmaci iniettabili e fiale non vengano condivisi tra pazienti;
- Sangue ed emoderivati provengano da donazioni controllate.
| Situazione | Principale precauzione |
| Cura personale | Non condividere oggetti che possano lesionare pelle o gengive |
| Piccole ferite | Coprirle e utilizzare i guanti se si entra in contatto col sangue |
| Tatuaggio o piercing | Scegliere operatori autorizzati e aghi monouso |
| Manicure o pedicure | Verificare la sterilizzazione degli strumenti |
| Procedura sanitaria | Affidarsi a strutture che applicano protocolli di sicurezza |
Come ridurre il rischio di epatite C nei rapporti sessuali e in gravidanza?
L’epatite C non è considerata un’infezione a prevalente trasmissione sessuale. Il contagio durante un rapporto è possibile ma risulta meno frequente rispetto a quello causato dall’esposizione diretta a sangue infetto. Il rischio può aumentare in presenza di:
- Rapporti che provocano lesioni o sanguinamenti;
- Infezioni sessualmente trasmissibili con ulcere o infiammazioni;
- Rapporti durante le mestruazioni;
- Partner multipli;
- Coinfezione da HIV;
- Condivisione di sex toy senza protezione o corretta pulizia.
In queste situazioni, il preservativo riduce la possibilità di entrare in contatto con sangue e secrezioni.
Come prevenire la trasmissione dell’epatite C in gravidanza?
Una madre con infezione attiva può trasmettere l’HCV al bambino durante la gravidanza o il parto. Secondo i CDC, agenzia sanitaria federale degli Stati Uniti, il contagio interessa circa il 6% dei bambini nati da madri con epatite C. Il rischio può essere maggiore in presenza di una coinfezione da HIV non controllata. Per ridurlo è importante:
- Eseguire il test per l’HCV nell’ambito dei controlli preconcezionali o prenatali;
- Valutare, quando possibile, la terapia antivirale prima di cercare una gravidanza;
- Informare ginecologo ed epatologo in caso di diagnosi positiva;
- Sottoporre il bambino ai test previsti dopo la nascita.
Non ci sono prove evidenti rispetto alla possibilità che il taglio cesareo aiuti a prevenire l’epatite C. Durante il parto, però, il personale sanitario può limitare le procedure invasive non indispensabili, a seguito delle quali potrebbe aumentare il contatto del bambino con il sangue materno. L’allattamento al seno è generalmente consentito ma va sospeso temporaneamente se i capezzoli presentano ragadi o sanguinamento.
La guida clinica dell’American Association for the Study of Liver Diseases e dell’Infectious Diseases Society of America raccomanda di trattare l’infezione prima della gravidanza quando possibile. Durante la gestazione, tempi e modalità della terapia devono invece essere valutati individualmente con gli specialisti.
Come prevenire l’epatite C tra chi utilizza droghe iniettive?
La condivisione di aghi, siringhe o altri strumenti per preparare e iniettare sostanze rappresenta una delle principali vie di trasmissione dell’HCV. Il contagio può avvenire anche senza condividere direttamente la siringa, in quanto minuscole tracce di sangue potrebbero persistere sugli altri materiali.
Smettere di assumere sostanze per via iniettiva elimina questa specifica modalità di contagio. Quando ciò non è immediatamente possibile, è possibile diminuire il rischio mettendo in atto le seguenti misure:
- Utilizzare sempre aghi e siringhe nuovi e sterili;
- Non condividere filtri, contenitori, acqua, lacci emostatici o altri strumenti;
- Non riutilizzare materiali appartenuti ad altre persone;
- Effettuare periodicamente il test per l’epatite C;
- Iniziare il trattamento in caso di infezione attiva.
In Italia è possibile rivolgersi ai SerD, i Servizi pubblici per le Dipendenze presenti nelle ASL. Queste strutture garantiscono riservatezza e possono offrire test, assistenza medica, programmi terapeutici e collegamento ai centri che curano l’epatite C.
Una revisione Cochrane, cioè un’analisi sistematica degli studi disponibili, ha rilevato che la terapia sostitutiva per la dipendenza da oppioidi era associata a una diminuzione di circa il 50% del rischio di contrarre l’HCV. L’effetto preventivo può aumentare quando il trattamento si affianca a programmi che garantiscono un’elevata disponibilità di aghi e siringhe sterili.
Perché test e trattamento aiutano a prevenire nuovi contagi?
L’epatite C può rimanere asintomatica per molti anni. Una persona che non sa di averla contratta può quindi trasmettere involontariamente il virus attraverso il sangue. Il test permette di individuare l’infezione e avviare il paziente alla terapia. Gli antivirali ad azione diretta eliminano il virus in oltre il 95% dei casi, generalmente dopo 8-12 settimane di trattamento. Una volta confermata la guarigione, quella specifica infezione non rappresenta più una fonte di contagio.
Il professor Vincent Lo Re III, infettivologo ed epidemiologo della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania, ha spiegato in un’intervista a Physician’s Weekly le difficoltà legate alla diagnosi dell'epatite C. «Se non identifichiamo le persone con HCV, non possiamo avviarle alle cure e, infine, trattarle».
È importante, però, sapere che la guarigione non produce immunità. In caso di nuove esposizioni a sangue infetto, non può essere esclusa la possibilità di contrarre nuovamente l’HCV. Test periodici e comportamenti preventivi restano quindi di grande importanza, specie se il rischio persiste.
Chi dovrebbe fare il test e come funziona lo screening gratuito in Italia?
Il test per l’epatite C è utile anche in assenza di sintomi. Secondo una stima dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia circa 280.000 persone potrebbero avere un’infezione da HCV non diagnosticata e asintomatica. Dovrebbe prendere in considerazione il test chi:
- Ha utilizzato droghe per via iniettiva, anche una sola volta;
- Ha condiviso strumenti potenzialmente contaminati da sangue;
- Ha ricevuto trasfusioni o emoderivati prima dell’introduzione dei controlli sistematici;
- Ha eseguito tatuaggi, piercing o procedure sanitarie in condizioni igieniche incerte;
- Convive con HIV o presenta valori epatici alterati senza una causa nota;
- È nato da una madre con infezione da HCV;
- Ha subìto un’esposizione accidentale a sangue potenzialmente infetto;
- Continua ad avere comportamenti che comportano un rischio di contagio.
In presenza di esposizioni ripetute, un solo test potrebbe non essere sufficiente. Il medico stabilisce quando ripeterlo in base al tipo e alla data del possibile contatto.
Chi può accedere allo screening gratuito?
Il programma italiano di screening gratuito, prorogato fino al 31 dicembre 2026, è rivolto principalmente a:
- Persone nate dal 1969 al 1989;
- Persone seguite dai SerD;
- Persone detenute negli istituti penitenziari.
Le modalità organizzative cambiano a seconda della Regione. Il test può essere proposto dalle ASL, nei punti prelievo, durante altri esami del sangue o, nei territori che hanno attivato il servizio, anche in farmacia. Per conoscere modalità e sedi aggiornate conviene rivolgersi alla propria ASL.
Lo screening cerca inizialmente gli anticorpi anti-HCV, prodotti dall’organismo dopo il contatto con il virus. Un risultato reattivo indica quindi che la persona è entrata in contatto con l’HCV, ma non dimostra che l’infezione sia ancora presente. Per questo motivo si esegue un secondo esame:
- Se l’HCV-RNA è positivo, il virus è presente nel sangue e l’infezione è attiva;
- Se l’HCV-RNA è negativo, non è presente un’infezione attiva. La persona potrebbe essere guarita spontaneamente, aver eliminato il virus grazie alla terapia oppure, più raramente, aver ricevuto un primo risultato falsamente positivo.
L’Istituto Superiore di Sanità, principale ente italiano di ricerca e controllo in sanità pubblica, stima che uno screening esteso potrebbe consentire di evitare in dieci anni circa:
- 5.600 decessi;
- 3.500 casi di tumore del fegato;
- Oltre 3.000 episodi di scompenso epatico.
Esistono un vaccino o una profilassi contro l’epatite C?
Attualmente non esiste un vaccino contro l’epatite C. L’elevata variabilità genetica dell’HCV e la sua capacità di sfuggire alla risposta immunitaria rendono complesso sviluppare una protezione efficace contro tutte le varianti del virus. La ricerca è ancora in corso.
Non è disponibile neppure una profilassi post-esposizione, cioè un farmaco o un’immunoglobulina da assumere subito dopo il contatto per impedire l’infezione. Gli antivirali utilizzati per curare l’epatite C non vengono prescritti preventivamente dopo ogni possibile esposizione.
Cosa fare dopo un contatto con sangue potenzialmente infetto?
In caso di puntura accidentale, ferita o contatto di sangue con occhi, bocca o pelle lesionata è necessario:
- Lavare subito la zona interessata con acqua e sapone;
- Risciacquare abbondantemente le mucose esposte;
- Rivolgersi rapidamente a un medico per valutare il rischio;
- Eseguire gli esami iniziali e ripeterli nei tempi indicati.
Per le esposizioni professionali, si raccomanda una prima valutazione possibilmente entro 48 ore. I controlli successivi sono comunque importanti, in quanto un’infezione molto recente potrebbe non risultare subito rilevabile. L'iter da seguire è solitamente il seguente
- Dopo 3-6 settimane si cerca l’HCV-RNA, perché il materiale genetico del virus può comparire nel sangue prima degli anticorpi;
- Dopo 4-6 mesi si esegue il controllo conclusivo, generalmente con la ricerca degli anticorpi anti-HCV.
Come evitare una nuova infezione dopo la guarigione?
Per evitare il rischio di nuove infezioni, dopo la guarigione è importante:
- Non condividere aghi, siringhe o strumenti per preparare sostanze;
- Utilizzare solo materiale sterile per tatuaggi, piercing e trattamenti estetici;
- Non condividere rasoi, spazzolini e altri oggetti che possono trattenere sangue;
- Usare il preservativo nelle situazioni sessuali che prevedono una più alta esposizione al rischio di sanguinamento;
- Ripetere periodicamente il test in caso di persistenza delle possibili esposizioni.
Chi ha già contratto l’HCV deve tenere sotto controllo un’eventuale reinfezione attraverso la ricerca dell’HCV-RNA. Uno studio pubblicato su JAMA Network Open, rivista scientifica internazionale sottoposta a revisione tra pari, ha seguito 415 persone guarite dall’epatite C che avevano fatto uso recente di droghe iniettive. Sono state rilevate 59 reinfezioni, pari a 11,4 casi ogni 100 anni-persona di osservazione. Nello studio, chi aveva continuato a iniettare sostanze nei tre mesi precedenti presentava un rischio di reinfezione oltre tre volte più alto. L’uso costante di aghi nuovi risultava invece associato a un rischio inferiore.
Domande frequenti
Quali sono i primi sintomi dell’epatite C?
Spesso l’epatite C non causa sintomi. Quando compaiono, possibili segnali da non sottovalutare sono stanchezza, nausea, scarso appetito, dolori addominali, urine scure e colorazione gialla di pelle e occhi.
Quanto dura il periodo di incubazione dell’epatite C?
Può variare da circa 2 settimane a 6 mesi. Gli eventuali sintomi compaiono più spesso entro 2-12 settimane dal contagio, ma molte persone rimangono asintomatiche.
L’epatite C è completamente curabile?
Sì. Gli antivirali ad azione diretta eliminano il virus in oltre il 95% dei pazienti. La guarigione non cancella però i danni epatici già avanzati e non impedisce una nuova infezione.
Gli anticorpi anti-HCV restano positivi dopo la guarigione?
Sì, generalmente rimangono positivi anche dopo l’eliminazione del virus. Per verificare un’infezione attiva o una reinfezione bisogna cercare l’HCV-RNA nel sangue.
Si può donare il sangue dopo aver avuto l’epatite C?
No. In Italia una precedente infezione da HCV comporta l’esclusione permanente dalla donazione di sangue e plasma, anche dopo una terapia efficace e con HCV-RNA negativo
Le zanzare possono trasmettere l’epatite C?
No. Non esistono prove che l’HCV venga trasmesso dalle punture di zanzara o di altri insetti.
L’epatite C si prende da cibo o frutti di mare?
No. L’HCV non si trasmette attraverso alimenti, acqua o frutti di mare. Il consumo di cibo contaminato può essere associato ad altre epatiti virali, soprattutto l’epatite A ed E.
Il vaccino contro l’epatite B protegge anche dall’epatite C?
No. I virus HBV e HCV sono differenti. Il vaccino contro l’epatite B non previene l’epatite C, per la quale non esiste ancora un vaccino.
Quanto costa il test per l’epatite C?
Lo screening è gratuito per le categorie incluse nel programma nazionale. In regime privato, la ricerca degli anticorpi anti-HCV costa indicativamente 10-20 euro, mentre l’HCV-RNA può costare circa 60-110 euro.
A quale specialista rivolgersi in caso di test positivo?
A un infettivologo, epatologo o gastroenterologo. Il medico di famiglia può prescrivere gli approfondimenti e indirizzare il paziente al centro che si occupa del trattamento dell’epatite C.
Fonti e bibliografia
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- Epicentro.iss.it/epatite/dati-seieva;
- Hcvguidelines.org/guidance/hcv-in-pregnancy/;
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- Platt, Lucy et al. “Needle syringe programmes and opioid substitution therapy for preventing hepatitis C transmission in people who inject drugs.” The Cochrane database of systematic reviews vol. 9,9 CD012021. 18 Sep. 2017, doi:10.1002/14651858.CD012021.pub2;
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