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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili: come ridurre il rischio?


La prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili non dipende da un solo tipo di precauzione. Il preservativo riduce in modo significativo il rischio di molte infezioni ma non protegge allo stesso modo da tutti gli agenti infettivi. La strategia più efficace combina barriere, vaccinazioni disponibili, test mirati e comunicazione con i partner.


Le infezioni sessualmente trasmesse (IST) possono diffondersi attraverso rapporti vaginali, anali e orali, ma anche tramite il contatto con aree della pelle non coperte dal preservativo. Inoltre, molte IST non causano sintomi evidenti: sentirsi in buone condizioni o conoscere il partner non basta quindi a escludere un’infezione.


In sintesi:


  • Usa il preservativo correttamente dall’inizio alla fine di ogni rapporto;
  • Valuta anche le protezioni per il sesso orale, come preservativi e dental dam;
  • Verifica di aver completato le vaccinazioni contro HPV ed epatite B;
  • Sottoponiti ai test consigliati in base ai rapporti avuti e ai tuoi fattori di rischio;
  • Dopo un rapporto non protetto o la diagnosi di un partner, chiedi rapidamente una valutazione medica;
  • Se ricevi una diagnosi, completa la terapia e segui le indicazioni sulla gestione dei partner;
  • Non affidarti all’aspetto, all’assenza di sintomi o alla contraccezione per valutare il rischio di IST.


Cosa sono le malattie sessualmente trasmissibili e quanto sono diffuse?


Le malattie sessualmente trasmissibili, indicate più spesso come infezioni sessualmente trasmesse (IST), sono causate da batteri, virus o parassiti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha individuato più di 30 agenti infettivi che possono trasmettersi attraverso i rapporti sessuali. Non tutte le IST hanno lo stesso decorso. Alcune possono essere curate, mentre altre possono persistere nell’organismo e richiedere controlli o terapie specifiche.


Origine dell'infezioneEsempi
BattericaClamidia, gonorrea e sifilide
ViraleHPV, herpes genitale, HIV ed epatite B
ProtozoariaTricomoniasi


Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’agenzia delle Nazioni Unite che coordina le politiche sanitarie internazionali, ogni giorno nel mondo vengono contratte oltre un milione di IST curabili e spesso asintomatiche tra persone di età compresa tra 15 e 49 anni. L’ultima stima complessiva riportata dall’OMS indica che nel 2020 si sono verificate circa 374 milioni di nuove infezioni riconducibili a quattro IST curabili:


  • 129 milioni di casi di clamidia;
  • 82 milioni di casi di gonorrea;
  • 7,1 milioni di casi di sifilide;
  • 156 milioni di casi di tricomoniasi.


Si tratta di stime epidemiologiche e non soltanto dei casi diagnosticati o comunicati alle autorità sanitarie. Il numero reale delle infezioni può infatti superare quello delle diagnosi, soprattutto quando non compaiono disturbi evidenti.


Per quanto concerne l'Italia, i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, principale organismo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale, mostrano un aumento delle segnalazioni. Nel 2024 i due sistemi di sorveglianza coordinati dall’ISS hanno registrato quasi 8.000 casi di IST, il 12% in più rispetto al 2023. Nello stesso anno:


  • Le segnalazioni di clamidia sono aumentate del 41,5% rispetto al 2023;
  • I casi segnalati di gonorrea sono stati 1.555, cinque volte in più rispetto a quelli registrati nel 2010;
  • Tra le persone sottoposte al test, la prevalenza della clamidia ha raggiunto l’8,3% nella fascia 15-24 anni, contro il 2,7% tra chi aveva più di 24 anni.


Questi numeri non rappresentano tutte le IST presenti in Italia. I sistemi sentinella raccolgono infatti i dati provenienti da specifici centri clinici e laboratori, non dall’intera popolazione nazionale.


L’European Centre for Disease Prevention and Control, l’agenzia dell’Unione europea che sorveglia le malattie infettive, ha raccolto, nel 2024, 213.443 diagnosi di clamidia in 27 Paesi dell’UE e dello Spazio economico europeo. I tassi di segnalazione più elevati hanno riguardato le donne tra 20 e 24 anni. Nel complesso, i dati mostrano che le IST sono frequenti e spesso invisibili. Per questo la prevenzione non può basarsi soltanto sulla presenza o assenza di sintomi.


prevenzione malattie sessualmente trasmissibili


Come si trasmettono le IST durante i diversi tipi di rapporto?


Le infezioni sessualmente trasmesse possono passare da una persona all’altra attraverso liquidi biologici, mucose, lesioni o contatto diretto con la pelle infetta.


Rapporto vaginale


Durante un rapporto vaginale, l’infezione può transitare attraverso lo sperma, il liquido pre-eiaculatorio, le secrezioni vaginali, il sangue o il contatto tra le mucose. Questa modalità può trasmettere, tra le altre, clamidia, gonorrea, tricomoniasi, sifilide, HIV ed epatite B. HPV ed herpes possono invece diffondersi anche attraverso il contatto con aree genitali non interessate dalla penetrazione.


Rapporto anale


Il rapporto anale può esporre le mucose rettali a secrezioni e sangue. La possibilità che si formino piccole lesioni potrebbe facilitare l’ingresso di alcuni agenti infettivi. L’infezione può localizzarsi nel retto senza causare sintomi evidenti. Questo aspetto è importante perché un esame delle urine o un tampone genitale non sempre rilevano un’infezione presente soltanto a livello rettale.


Per le misure farmacologiche, i test e le precauzioni specifiche contro il virus, è possibile consultare l’approfondimento dedicato alla prevenzione dell’HIV.


Sesso orale


Il sesso orale non è privo di rischi. Clamidia, gonorrea, sifilide, herpes e HPV possono trasmettersi dalla bocca ai genitali o all’ano e nella direzione opposta. Una persona può quindi sviluppare un’infezione nella gola, sui genitali o in più sedi contemporaneamente.


Secondo le principali società scientifiche, il rischio di trasmettere o contrarre l’HIV attraverso il sesso orale è molto basso, ma questa valutazione non si applica automaticamente alle altre IST. La gonorrea e la sifilide, per esempio, possono diffondersi anche attraverso questa pratica. Il contatto tra bocca e ano può inoltre trasmettere epatite A e alcune infezioni intestinali.


Contatto tra pelle e genitali


Alcune IST potrebbero diffondersi attraverso il contatto diretto con la pelle o con una lesione infettiva, anche in assenza di penetrazione. Questa modalità interessa soprattutto:


  • HPV;
  • Herpes genitale;
  • Sifilide in presenza di una lesione contagiosa;
  • Scabbia e pidocchi del pube, che possono diffondersi durante contatti fisici ravvicinati.


Coprire il pene con il preservativo riduce il rischio, ma non protegge le zone genitali circostanti eventualmente coinvolte dall’infezione.


Condivisione dei sex toy


Un sex toy può trasferire secrezioni o tracce di sangue da una persona all’altra o da una parte del corpo a un’altra. Il rischio aumenta quando l’oggetto viene condiviso senza essere lavato o senza la sostituzione del preservativo che lo ricopre. Per ridurre questo rischio occorre:


  • Pulire il sex toy seguendo le indicazioni del produttore;
  • Applicare un preservativo nuovo prima di condividerlo;
  • Cambiare preservativo quando si passa dalla penetrazione anale a quella vaginale;
  • Evitare la condivisione se l’oggetto presenta superfici danneggiate difficili da pulire.


Alcune infezioni, come HIV ed epatite B, possono trasmettersi anche attraverso aghi contaminati o altre esposizioni al sangue. Diverse IST possono inoltre passare dalla madre al bambino durante la gravidanza o il parto. La via di trasmissione dipende quindi dall’agente infettivo e non soltanto dal tipo di rapporto sessuale.


Quanto protegge il preservativo dalle infezioni sessualmente trasmesse?


Il preservativo riduce in modo significativo il rischio di molte IST, ma non lo elimina completamente. Offre senz'altro una protezione maggiore contro le infezioni trasmesse soprattutto attraverso sperma, secrezioni vaginali, secrezioni rettali o sangue, come clamidia, gonorrea, tricomoniasi, HIV ed epatite B.


Può ridurre anche il rischio di HPV, herpes e sifilide quando copre la zona infetta. La protezione risulta però meno completa se lesioni o aree di pelle contagiose si trovano all’esterno della parte coperta.


Spesso, si tende a fare confusione tra prevenzione di una gravidanza grazie al preservativo e prevenzione dalle IST. Il valore del 98%, spesso associato al preservativo, indica la sua efficacia nel prevenire una gravidanza, a condizione che venga correttamente utilizzato ogni volta. Non rappresenta, dunque, una percentuale generale di protezione dalle IST.


Uno studio prospettico pubblicato sulla rivista scientifica Sexually Transmitted Infections ha seguito 929 persone per un periodo massimo di sei mesi. I partecipanti registravano ogni rapporto vaginale in un diario elettronico e venivano sottoposti a test per clamidia, gonorrea e tricomoniasi. Tra coloro che avevano usato il preservativo sempre e correttamente, la probabilità di contrarre una delle tre infezioni è risultata inferiore del 59% rispetto a chi non lo aveva utilizzato in modo corretto e costante.


Come utilizzare correttamente il preservativo?


Si consiglia di:


  • Usare un preservativo nuovo per ogni rapporto vaginale, anale o orale;
  • Indossarlo prima di qualsiasi contatto tra pene, genitali, bocca o ano;
  • Controllare la data di scadenza e l’integrità della confezione;
  • Aprire l’involucro senza utilizzare denti, forbici o oggetti appuntiti;
  • Stringere il serbatoio per eliminare l’aria e srotolarlo fino alla base del pene;
  • Utilizzare con il lattice soltanto lubrificanti a base acquosa o siliconica;
  • Trattenere il preservativo alla base durante l’estrazione, prima che il pene perda l’erezione.


Una lubrificazione adeguata può diminuire l’attrito e le probabilità di rottura, soprattutto durante il rapporto anale. Oli, creme e vaselina possono invece danneggiare i preservativi in lattice.


I CDC stimano che negli Stati Uniti si verifichino circa due rotture ogni 100 preservativi durante il rapporto e l’estrazione. Secondo l’agenzia, la perdita di protezione dipende più spesso da un uso discontinuo o scorretto che dalla rottura del dispositivo.


In caso di allergia al lattice si possono scegliere preservativi sintetici in poliuretano o poliisoprene. I preservativi in membrana naturale non sono invece raccomandati per la prevenzione delle IST, in quanto potrebbero lasciar transitare alcuni virus.


Il preservativo rimane quindi una delle misure più importanti per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, ma la sua efficacia migliora se associato a vaccinazioni, screening e valutazioni mediche basate sulle esposizioni personali.


Quali vaccini aiutano a prevenire le IST?


I vaccini disponibili non proteggono da tutte le infezioni sessualmente trasmesse. Possono però prevenire l’HPV e l’epatite B. La vaccinazione contro l’epatite A viene inoltre consigliata ad alcune persone esposte a un rischio maggiore.


VaccinoRuolo nella prevenzione
Anti-HPVProtegge dalle tipologie di papillomavirus incluse nel vaccino e riduce il rischio di condilomi, lesioni precancerose e diversi tumori associati all'HPV
Anti-epatite BPreviene l'infezione da HBV, trasmissibile attraverso rapporti sessuali, sangue e strumenti contaminati
Anti-epatite APuò essere indicato per alcune categorie di persone, in quanto il virus si potrebbe trasmettere anche tramite pratiche che comportano contatti tra bocca e ano


A chi è raccomandato il vaccino contro l’HPV?


In Italia, il Ministero della Salute raccomanda e offre gratuitamente la vaccinazione anti-HPV a ragazze e ragazzi nel corso del dodicesimo anno di vita, cioè tra l’undicesimo e il dodicesimo compleanno. Vaccinare prima dell’inizio dell’attività sessuale permette di ottenere la massima protezione, perché il sistema immunitario viene preparato prima di un possibile contatto con il virus. La vaccinazione può comunque essere valutata anche successivamente. È importante, però, sapere che il vaccino:



Secondo i dati pubblicati da EpiCentro, il portale epidemiologico dell’Istituto Superiore di Sanità, al 31 dicembre 2024 la copertura anti-HPV nella coorte nata nel 2012 era del 51,18% tra le ragazze e del 44,65% tra i ragazzi. I valori risultavano ancora lontani dall’obiettivo nazionale del 95%.


Quali risultati ha prodotto la vaccinazione anti-HPV?


Una revisione sistematica con metanalisi pubblicata su The Lancet, una delle principali riviste scientifiche internazionali, ha riunito 65 studi condotti in 14 Paesi ad alto reddito. Nel complesso, la ricerca ha considerato circa 60 milioni di persone e fino a otto anni di osservazione dopo l’introduzione dei programmi vaccinali. Dopo 5-8 anni:


  • La diffusione dei tipi HPV 16 e 18 era diminuita dell’83% tra le ragazze di 13-19 anni;
  • Le diagnosi di condilomi anogenitali erano diminuite del 67% tra le ragazze di 15-19 anni;
  • Una diminuzione dei condilomi è stata osservata anche tra ragazzi e giovani uomini.


Quando prendere in considerazioni i vaccini contro le epatiti?


La vaccinazione contro l’epatite B fa parte del calendario vaccinale dei nuovi nati. L’Istituto Superiore di Sanità la raccomanda anche agli adulti non vaccinati esposti a un rischio maggiore, tra cui:


  • Persone con più partner sessuali;
  • Persone che hanno rapporti occasionali senza preservativo;
  • Uomini che hanno rapporti sessuali con uomini;
  • Conviventi e partner di persone positive all’HBV;
  • Persone con HIV o altre specifiche condizioni cliniche.


Al momento non esistono vaccini approvati contro clamidia, gonorrea, sifilide, tricomoniasi, herpes genitale o HIV. Per queste infezioni restano quindi fondamentali le barriere, i test appropriati e il trattamento tempestivo.


Quando conviene fare uno screening anche senza sintomi?


Lo screening permette di cercare una o più IST prima che compaiano disturbi evidenti. Può essere utile perché clamidia, gonorrea, sifilide, HIV e altre infezioni possono rimanere asintomatiche o causare segnali così lievi da non essere riconosciuti.


Non esiste una frequenza universalmente valida per lo screening. Il medico stabilisce quali esami proporre considerando età, tipo di rapporti, numero di partner, uso delle protezioni, eventuali diagnosi precedenti e diffusione delle infezioni nel territorio. Conviene chiedere una valutazione se:


  • Si iniziano rapporti con un nuovo partner;
  • Si hanno partner multipli o occasionali;
  • Si è avuto un rapporto vaginale, anale o orale senza protezione;
  • Il preservativo si è rotto o si è sfilato;
  • Un partner ha ricevuto una diagnosi di IST;
  • Si è già avuta un’infezione sessualmente trasmessa;
  • Si condividono aghi o strumenti che possono contenere sangue;
  • Si sta programmando una gravidanza o si è già in gravidanza.


Le indicazioni aggiornate dei CDC raccomandano, per esempio, uno screening annuale per clamidia e gonorrea alle donne sessualmente attive con meno di 25 anni e alle donne più adulte con nuovi partner, partner multipli o un partner con una IST. Per gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, l’agenzia statunitense consiglia controlli almeno annuali per sifilide, clamidia e gonorrea, più frequenti in presenza di esposizioni continuative.


Non esiste un esame in grado di di rilevare automaticamente tutte le infezioni sessualmente trasmesse. L’Istituto Superiore di Sanità spiega che la diagnosi può essere effettuata attraverso:


  • Prelievo di sangue per infezioni come HIV, sifilide ed epatiti;
  • Campione di urina;
  • Tampone vaginale, cervicale o uretrale;
  • Tampone faringeo dopo rapporti orali;
  • Tampone rettale dopo rapporti anali;
  • Osservazione diretta di eventuali lesioni da parte dello specialista.


Comunicare al medico le pratiche sessuali attuate di recente consente di scegliere le sedi da esaminare. Un test eseguito soltanto sulle urine o sui genitali potrebbe infatti non rilevare un’infezione localizzata esclusivamente nella gola o nel retto.


Anche il Pap test e il test HPV non costituiscono uno screening generale per le IST: servono a individuare specifiche alterazioni o infezioni legate al papillomavirus.


Dopo quanto tempo dal rapporto bisogna fare i test?


Il momento giusto dipende dall’infezione e dalla tecnica utilizzata. Ogni test presenta un periodo finestra, cioè l’intervallo tra il contagio e il momento in cui l’esame può rilevarlo con sufficiente attendibilità. Dopo un’esposizione è quindi preferibile contattare subito un medico o un centro IST, che potrà indicare:


  • Quali esami eseguire immediatamente;
  • Quali rimandare di alcuni giorni o settimane;
  • Se è necessario ripetere il controllo;
  • Se esistono interventi urgenti da iniziare senza attendere il test.


In presenza di secrezioni insolite, ulcere, vescicole, dolore durante la minzione o dolore pelvico, è necessario chiedere assistenza medica velocemente, senza attendere la fine del periodo finestra.


Interessante, in questa ottica, la storia di Rosa, raccontata dal portale Brook.org, organizzazione benefica britannica specializzata nella salute sessuale dei giovani. Rosa, 23 anni, durante l’università aveva avuto alcuni rapporti senza preservativo.


Quando iniziò una nuova relazione stabile, decise di sottoporsi ai test per evitare di trasmettere al partner un’eventuale infezione contratta in precedenza. «Ho pensato che fosse prudente sottopormi ai test per tutte le IST, anche se non avevo avuto alcun sintomo.» ricorda Rosa. Risultarono positivi sia lei sia il suo nuovo compagno ed entrambi seguirono la terapia prescritta dal centro a cui si erano rivolti.


La sua esperienza mostra che lo screening non serve soltanto quando compaiono disturbi: può interrompere una trasmissione inconsapevole e permettere di iniziare rapidamente la cura.


Cosa fare dopo un rapporto a rischio o la diagnosi del partner?


Dopo una possibile esposizione a un’IST, è importante contattare rapidamente il medico, un consultorio o un centro specializzato. Alcuni interventi sono efficaci solo se avviati entro un intervallo preciso.


SituazioneCosa fare
Rapporto senza preservativo o rottura del profilatticoComunicare al medico quando è avvenuto il rapporto e quali pratiche sessuali sono state effettuate
Possibile esposizione all'HIVChiedere subito una valutazione per la PEP, da iniziare il prima possibile e non oltre le 72 ore
Vaccinazione contro l'epatite B incompleta o incertaVerificare rapidamente lo stato vaccinale: il medico valuterà vaccino ed eventuali immunoglobuline
Partner con una IST già diagnosticataSottoporsi agli esami indicati anche in assenza di sintomi; in alcuni casi potrebbe servire un trattamento immediato
Comparsa di lesioni, secrezioni, bruciore o doloreEvitare rapporti sessuali e richiedere una visita senza attendere lo screening programmato


La prof.ssa Ina Park, docente dell’Università della California di San Francisco e medico specializzata in IST, in un’intervista pubblicata da SciLine, servizio scientifico dell’American Association for the Advancement of Science, ha sottolineato l’importanza di combinare prevenzione e test: «Limitare il numero dei partner e fare un test tra una relazione e l’altra permette di iniziare un nuovo rapporto ed accertarsi di non essere portatori di MST».


Park spiega, inoltre, che avere più rapporti simultanei o molto ravvicinati facilita la circolazione delle infezioni nella rete dei partner prima che una persona riceva la diagnosi. Il messaggio pratico è semplice: dopo una nuova esposizione, conoscere tempestivamente il proprio stato protegge sia il singolo sia le altre persone coinvolte.


Cosa fare se il partner ha già ricevuto una diagnosi di IST?


In tal caso non bisogna attendere la comparsa dei sintomi. Il medico deve conoscere:


  • Tipo di infezione diagnosticata al partner;
  • Data dell’ultimo rapporto;
  • Pratiche sessuali coinvolte;
  • Uso o meno del preservativo;
  • Eventuali sintomi già presenti.


Il tipo di test e il momento più adatto per eseguirlo dipendono dall’infezione e dal periodo finestra. Per alcune IST il medico può prescrivere il trattamento anche prima del risultato, soprattutto quando l’esposizione è documentata. È inoltre necessario seguire le indicazioni ricevute prima di riprendere i rapporti. Se viene curata una sola persona, l’infezione può essere trasmessa nuovamente all’interno della coppia.


Doxy-PEP: quando può essere presa in considerazione?


La Doxy-PEP consiste nell’assunzione di 200 milligrammi di doxiciclina entro 72 ore da un rapporto sessuale senza preservativo, preferibilmente nelle prime 24 ore. Non è però una strategia adatta a chiunque.


Nel 2026 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato una raccomandazione condizionata rivolta agli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini e alle donne transgender, in particolare in presenza di IST recenti o ricorrenti. Nei trial clinici esaminati dall’OMS, la Doxy-PEP è stata associata a una riduzione relativa dell’incidenza di circa:


  • 85% per la clamidia;
  • 80% per la sifilide;
  • 48% per la gonorrea.


La Doxy-PEP, in ogni caso, non sostituisce il preservativo, le vaccinazioni o lo screening e la sua disponibilità può dipendere dai protocolli sanitari nazionali.


A chi rivolgersi per la prevenzione delle IST?


I test per le IST possono essere eseguiti presso ospedali, ambulatori dedicati, consultori, checkpoint gestiti da associazioni e laboratori diagnostici pubblici o privati autorizzati. Il portale Uniti contro l’AIDS, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, mette a disposizione una banca dati per individuare i centri presenti sul territorio italiano. Le modalità di accesso cambiano in base alla struttura e alla Regione.


I controlli privati rappresentano un’alternativa utile quando si desiderano tempi di attesa più brevi, maggiore flessibilità nella scelta dell’appuntamento o un percorso coordinato con uno specialista. La rapidità può assumere particolare importanza in presenza di sintomi, dopo la diagnosi ricevuta da un partner o quando il medico ritiene necessario non rimandare gli accertamenti.


Un percorso privato ben strutturato può comprendere:


  • Valutazione preliminare dei comportamenti a rischio;
  • Scelta degli esami realmente utili;
  • esecuzione dei test in un laboratorio autorizzato;
  • visita specialistica per interpretare i risultati;
  • eventuale prescrizione della terapia;
  • programmazione dei controlli successivi.


Domande frequenti


Perché si usa il termine IST invece di MST?


IST significa “infezione sessualmente trasmessa” ed è il termine più preciso.


La pillola anticoncezionale protegge dalle IST?


No. La pillola previene una gravidanza, ma non crea una barriera contro virus, batteri e parassiti. Per ridurre il rischio di IST occorre utilizzare correttamente il preservativo.


Lavarsi o urinare dopo un rapporto può prevenire un’IST?


No. Lavarsi o urinare non elimina i microrganismi già trasmessi durante il rapporto. Urinare può contribuire a ridurre il rischio di alcune infezioni urinarie, che però non sono la stessa cosa delle IST.


Usare due preservativi contemporaneamente aumenta la protezione?


No. Lo sfregamento tra i due preservativi può danneggiarli e favorirne la rottura. Bisogna utilizzare un solo preservativo, applicarlo correttamente e sostituirlo a ogni nuovo rapporto.


Le IST si trasmettono con il bacio o la saliva?


La maggior parte delle IST non si trasmette attraverso la normale saliva. Il bacio può però favorire il contagio dell’herpes orale e, più raramente, della sifilide quando sono presenti lesioni nella bocca; l’HIV non si trasmette con la saliva o con un comune bacio.


La donazione di sangue può sostituire uno screening per le IST?


No. Il sangue donato viene controllato per HIV, epatiti B e C e sifilide, ma non per tutte le IST.


Una relazione monogama elimina ogni rischio di IST?


Una relazione reciprocamente monogama riduce fortemente il rischio se entrambi i partner hanno eseguito i test e non hanno infezioni pregresse. È importante, in ogni caso, considerare che alcune IST potrebbero rimanere asintomatiche per molto tempo.


Si possono avere più infezioni sessualmente trasmesse nello stesso momento?


Sì. Una persona può contrarre contemporaneamente due o più IST, anche durante la stessa esposizione. Per questo il medico può prescrivere diversi esami in base al tipo di rapporto e ai fattori di rischio.


Fonti e bibliografia


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