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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Screening del tumore del collo dell’utero: test, età e percorso


Lo screening del tumore del collo dell’utero è un percorso di prevenzione rivolto alle donne che non presentano sintomi. Permette di individuare infezioni da HPV ad alto rischio e alterazioni delle cellule della cervice, cioè la parte inferiore dell’utero che comunica con la vagina.


In Italia il programma organizzato dal Servizio Sanitario Nazionale, con il supporto delle ASL, si basa sull'utilizzo del Pap test o dell’HPV test in base all’età e, in alcuni casi, allo stato vaccinale. Un risultato anomalo non equivale automaticamente a una diagnosi di tumore. Potrebbe, però, suggerire la necessità di ulteriori controlli.


Perché lo screening può impedire lo sviluppo del tumore del collo dell’utero?


Lo screening del tumore del collo dell’utero non serve soltanto a individuare precocemente una neoplasia già presente. Il suo principale obiettivo è riconoscere e trattare le lesioni precancerose, prima che possano trasformarsi in un tumore invasivo.


Quasi tutti i tumori cervicali sono legati a un’infezione persistente provocata da alcuni tipi di Papillomavirus umano (HPV) ad alto rischio. L’infezione è molto comune e, nella maggior parte dei casi, viene eliminata spontaneamente dall’organismo. Quando persiste, però, può determinare alterazioni cellulari che nel tempo potrebbero evolvere verso un tumore.


Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’evoluzione dalle cellule anomale al tumore richiede generalmente 15-20 anni. Questo lungo intervallo consente allo screening di intervenire in anticipo attraverso tre passaggi:


  • Individuare la presenza di HPV ad alto rischio;
  • Identificare eventuali alterazioni delle cellule cervicali;
  • Monitorare o trattare le lesioni che potrebbero diventare pericolose.


L’efficacia dell’HPV test è stata valutata anche in uno studio pubblicato su The Lancet, che ha riunito i dati di quattro sperimentazioni europee condotte su 176.464 donne. Lo screening basato sulla ricerca dell’HPV ha fornito una protezione dal tumore cervicale invasivo superiore del 60-70% rispetto allo screening basato esclusivamente sulla citologia, cioè sull’analisi delle cellule mediante Pap test. Il vantaggio è risultato particolarmente evidente a partire dai 30 anni.


Nonostante sia ampiamente prevenibile, il tumore cervicale continua a rappresentare un problema di una certa rilevanza sanitaria. L’OMS ha stimato per l'anno 2024 circa 604.000 nuove diagnosi e 280.000 decessi nel mondo. In Italia, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica indica circa 2.500 nuovi casi ogni anno. La partecipazione regolare allo screening rimane quindi fondamentale anche in un Paese in cui Pap test, HPV test e vaccinazione hanno già ridotto sensibilmente la diffusione della malattia.


screening per il tumore del collo dell'utero


Chi viene invitato a partecipare e quali sono i test previsti?


In Italia il programma di screening è rivolto generalmente alle donne tra 25 e 64 anni. L’ASL invia periodicamente una comunicazione con le indicazioni per prenotare gratuitamente il Pap test o l'HPV test. La scelta del tipo di test dipende principalmente dall’età del paziente:


Fascia d'età o condizioneTest da eseguire
Da 25 a 29 anniPap test ogni 3 anni
Da 30 a 64 anniHPV test ogni 5 anni
Almeno due dosi di vaccino ricevute prima dei 15 anniIn alcuni programmi regionali, primo invito a 30 anni con HPV test


Il Pap test viene preferito prima dei 30 anni perché in questa fascia d’età le infezioni da HPV sono molto frequenti, ma quasi sempre transitorie. Utilizzare l’HPV test come esame primario nelle donne più giovani porterebbe all'individuazione di numerose infezioni destinate a scomparire spontaneamente, con un aumento del rischio di sottoporsi a trattamenti non necessari. Il Pap test permette invece di verificare se l’infezione ha già prodotto alterazioni cellulari.


Dai 30 anni il test di riferimento diventa l’HPV test, più sensibile nell’individuare le donne maggiormente esposte al rischio di sviluppare lesioni cervicali. Se il risultato è negativo, la probabilità che si formi una lesione significativa negli anni immediatamente successivi al test è molto bassa; per questo il controllo viene normalmente ripetuto dopo cinque anni.


Cosa cambia per chi ha già il vaccino contro l’HPV?


La vaccinazione riduce fortemente il rischio di sviluppare infezioni e lesioni causate dai principali tipi di HPV oncogeni, ma non rende inutile lo screening. Il vaccino riduce notevolmente il rischio, ma non lo elimina del tutto. Inoltre, è più efficace se viene somministrato prima di un possibile contatto con il virus, perché previene nuove infezioni ma non cura quelle già presenti. Per questo anche le donne vaccinate devono continuare a partecipare allo screening.


Una conferenza promossa dall’Osservatorio Nazionale Screening e dal GISCi, il Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma, ha raccomandato di invitare direttamente a 30 anni le donne che hanno ricevuto almeno due dosi prima del quindicesimo compleanno a sottoporsi all'HPV test.


Come segnala l’Osservatorio Nazionale Screening, l’applicazione di questa indicazione non è, però, ancora uniforme in tutti i programmi regionali. È quindi opportuno seguire l’invito ricevuto dalla propria ASL, anche se si è completata la vaccinazione contro l’HPV.


Come funziona il programma di screening?


Lo screening consiste in un percorso che si articola generalmente in cinque fasi:


  1. Invito dell’ASL: la paziente riceve una lettera, un messaggio o una e-mail che indica le modalità attraverso le quali fissare l’appuntamento;
  2. Accettazione e raccolta delle informazioni: prima dell’esame, l’operatore può chiedere la data dell’ultima mestruazione, eventuali gravidanze, precedenti risultati anomali e trattamenti eseguiti sulla cervice;
  3. Prelievo del campione: la paziente si accomoda sul lettino ginecologico. Il medico o l’ostetrica introduce delicatamente uno speculum nella vagina per osservare il collo dell’utero e raccoglie alcune cellule con una piccola spazzola. Il prelievo dura pochi minuti e può provocare un lieve fastidio ma generalmente non è doloroso;
  4. Analisi in laboratorio: il campione viene utilizzato per il Pap test o per l’HPV test, in base all’età e al protocollo adottato;
  5. Comunicazione del risultato: il referto viene trasmesso secondo le modalità previste dalla struttura. Se l’esito è negativo, la paziente riceverà un nuovo invito alla scadenza prevista. In presenza di un’anomalia, sarà contattata per il controllo successivo.


Per evitare che la qualità del campione venga compromessa, è generalmente preferibile non effettuare il test durante le mestruazioni ed evitare rapporti sessuali, ovuli, creme e lavande vaginali nei due giorni precedenti. È comunque opportuno seguire le istruzioni fornite dal centro.


Lo screening non coincide necessariamente con una visita ginecologica completa. L’appuntamento è finalizzato soprattutto al prelievo cervicale e, salvo diversa indicazione, non comprende automaticamente ecografia o altri esami strumentali.


Cosa accade se Pap test o HPV test evidenziano un’anomalia?


Un risultato positivo o anomalo non equivale a una diagnosi di tumore. Piuttosto, suggerisce la necessità di valutare meglio il rischio attraverso un altro esame. Il passaggio successivo dipende dal test eseguito e dal tipo di risultato ottenuto.


Risultato dello screeningPassaggio previsto
HPV test negativoNuovo HPV test dopo 5 anni
HPV test positivoPap test di triage sul campione già raccolto
HPV positivo e pap test normaleNuovo HPV test dopo circa un anno
HPV positivo e pap test alteratoColposcopia
HPV ancora positivo dopo un annoColposcopia, anche in caso di precedente Pap test non anomalo
Pap test negativo nello screening citologicoNuovo Pap test dopo 3 anni
Pap test alteratoControllo, HPV test o colposcopia in base all'anomalia riscontrata


Il Pap test di triage è un esame di completamento. Quando l’HPV test è positivo, il laboratorio analizza le cellule presenti nello stesso campione per verificare se il virus abbia già provocato alterazioni. La paziente, quindi, generalmente non deve tornare subito in ambulatorio per un altro prelievo.


Se il Pap test di triage non mostra anomalie, non si procede necessariamente alla colposcopia. L’HPV test viene ripetuto dopo circa un anno per comprendere se l’infezione sia scomparsa o persista. Secondo il protocollo descritto dal GISCi, il Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma, un risultato negativo al controllo permette di rientrare nel normale programma di screening; se, invece, l'HPV è ancora presente allora è consigliabile procedere con la colposcopia.


La colposcopia è un esame ginecologico di secondo livello che permette di osservare il collo dell’utero attraverso il colposcopio, uno strumento simile a un microscopio che rimane all’esterno del corpo. Sulla superficie del collo dell’utero applica quindi alcune soluzioni ad hoc per far sì che eventuali aree alterate appaiano di un colore diverso rispetto ai tessuti sani. In questo modo è possibile individuare con maggiore precisione le aree da monitorare e decidere se sia necessario il prelievo di un frammento di tessuto (biopsia).


I dati dell’Osservatorio Nazionale Screening mostrano che nel 2023 il 7,6% degli HPV test eseguiti nei programmi organizzati è risultato positivo. Questo significa che più di nove donne su dieci hanno ricevuto un esito negativo. Anche tra le positive, soltanto una parte delle pazienti presentava alterazioni cellulari tali da rendere necessaria una colposcopia.


In un’intervista pubblicata dal National Cancer Institute, il Dott. Nicolas Wentzensen, medico e ricercatore esperto di prevenzione del tumore cervicale, spiega che il controllo successivo non dovrebbe dipendere soltanto dal singolo referto. Il medico considera anche: «Età della paziente, risultati degli screening precedenti, eventuale persistenza dell’HPV, precedenti lesioni o trattamenti cervicali e condizioni che potrebbero indebolire il sistema immunitario.».


Quando allo screening bisogna preferire una visita ginecologica?


Lo screening serve a individuare un rischio o una lesione prima che provochi disturbi. Non può, però, sostituire gli esami diagnostici necessari quando compare un segnale anomalo. È consigliabile rivolgersi al ginecologo e non attendere la convocazione per lo screening in presenza di:


  • Perdite di sangue tra una mestruazione e l’altra;
  • Sanguinamento dopo un rapporto sessuale;
  • Perdite di sangue dopo la menopausa;
  • Secrezioni vaginali insolite, acquose o maleodoranti;
  • Dolore durante i rapporti sessuali;
  • Dolore persistente nella parte inferiore dell’addome o nella zona pelvica.


Questi disturbi non indicano necessariamente un tumore e possono dipendere da condizioni molto più comuni, come infezioni, polipi, alterazioni ormonali o fibromi. Devono però essere valutati quanto prima. Il medico, in tal senso, può eseguire una visita ginecologica, osservare direttamente il collo dell’utero e, in base a ciò che emerge dalla valutazione clinica, prescrivere una colposcopia o una biopsia.


L’assenza di sintomi non garantisce che la cervice sia priva di alterazioni. Lo dimostra la storia di Sophie Banawich, raccolta da NHS England. Sophie non aveva sintomi, ma i controlli iniziati dopo un Pap test anomalo permisero di individuare un tumore cervicale al primo stadio. Il tessuto malato fu rimosso e i medici ritennero che non fosse necessario procedere con l’isterectomia, cioè con l’asportazione dell’utero.


Sophie ha rivolto un consiglio a tutte le donne: «Fate il pap test, non fa male, è un po' imbarazzante, ma niente di nuovo per chi lo esegue. Ha salvato la mia vita e potrebbe salvare anche la vostra.». La sua esperienza mostra le due funzioni complementari della prevenzione: partecipare allo screening quando si sta bene e rivolgersi al medico senza attendere oltre, qualora compaiano sintomi insoliti.


Quante donne partecipano allo screening cervicale in Italia?


La maggior parte delle donne italiane esegue almeno un controllo preventivo nei tempi consigliati, ma la partecipazione ai programmi organizzati dalle ASL rimane inferiore agli obiettivi e presenta importanti differenze territoriali. Secondo l’Osservatorio Nazionale Screening, nel 2025:


  • 3.639.937 donne hanno ricevuto un invito;
  • 1.497.603 hanno effettuato l’esame;
  • L’adesione corretta si è attestata al 43,5%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al 2024;
  • La partecipazione variava dal 16,7% della Calabria al 72% del Friuli-Venezia Giulia.


L’adesione corretta viene calcolata escludendo dal conteggio alcune situazioni che potrebbero alterare il risultato, come gli inviti non recapitati o le donne che avevano già effettuato recentemente il test.


L’Istituto Superiore di Sanità, attraverso il sistema di sorveglianza PASSI che considera anche gli esami effettuati spontaneamente presso ginecologi e strutture private, stima che nel biennio 2023-2024 il 78% delle donne tra 25 e 64 anni abbia eseguito Pap test o HPV test entro l’intervallo raccomandato.


Il 43,5% e il 78% non sono valori in contraddizione. Il primo descrive l’adesione all’invito dell’ASL; il secondo stima quante donne risultano complessivamente coperte dallo screening, indipendentemente dal luogo in cui lo hanno effettuato.


Resta, però, il problema della quota di donne che non si sottopongono ai controlli con la regolarità raccomandata. Tra gli ostacoli possono rientrare:


  • Timore del dolore o imbarazzo;
  • Difficoltà nel conciliare l’appuntamento con il lavoro o gli impegni familiari;
  • Mancata ricezione dell’invito;
  • Assenza di sintomi e conseguente sottovalutazione dell'importanza controllo;
  • Difficoltà economiche, linguistiche o nell’accesso ai servizi.


Come aderire a uno screening o a un consulto privato?


Lo screening del tumore del collo dell’utero può essere effettuato attraverso il programma organizzato dal Servizio Sanitario Nazionale oppure, su iniziativa personale, presso una struttura privata.


Screening gratuito tramite ASL


Le donne che rientrano nella fascia d’età prevista ricevono generalmente un invito dalla propria ASL. La comunicazione può contenere direttamente data e luogo dell’appuntamento oppure un numero di telefono o un collegamento attraverso cui prenotarlo. All’interno del programma organizzato sono generalmente gratuiti:


  • Pap test o HPV test previsto per la propria fascia d’età;
  • Analisi del campione;
  • Comunicazione del risultato;
  • Eventuale Pap test di triage;
  • Controlli e approfondimenti indicati dal programma, come la colposcopia.


Non sono normalmente necessari l’impegnativa del medico o il pagamento del ticket. Il Ministero della Salute raccomanda di seguire le indicazioni contenute nell’invito. In caso di mancata ricezione dell'invito, pur rientrando nella fascia prevista, è possibile contattare la propria ASL.


Pap test e HPV test in ambito privato


È possibile effettuare Pap test e HPV test anche presso studi ginecologici, poliambulatori, laboratori e centri diagnostici privati. Questa possibilità può essere utile per chi non rientra nel programma pubblico, non ha ricevuto l’invito oppure desidera associare il prelievo a una visita ginecologica. Prima di prenotare è opportuno verificare:


  • Quale test sia indicato in base all’età;
  • Se la tariffa comprenda anche il prelievo e la visita;
  • Quale laboratorio analizzerà il campione;
  • Attraverso quali modalità verrà comunicato e interpretato il risultato;
  • Se la struttura possa eseguire gli eventuali approfondimenti.


Attraverso EccellenzaMedica.it, sito di prenotazioni mediche online, è inoltre possibile individuare centri e specialisti selezionati presso cui prenotare una visita ginecologica, il Pap test, l’HPV test o gli eventuali esami di approfondimento.


Domande frequenti


Lo screening del collo dell’utero rileva anche tumori dell’endometrio o delle ovaie?


No. Pap test e HPV test sono specifici per la cervice uterina e non rappresentano esami di screening per i tumori dell’endometrio o delle ovaie.


L’ecografia transvaginale può sostituire Pap test o HPV test?


No. L’ecografia osserva utero e ovaie, ma non identifica l’HPV né le alterazioni microscopiche delle cellule cervicali.


Un esito negativo sostituisce la visita ginecologica?


No. Lo screening controlla esclusivamente il rischio di tumore cervicale. La visita ginecologica valuta anche altri disturbi e patologie dell’apparato riproduttivo.


Fare il Pap test ogni anno offre maggiore protezione?


Generalmente no. Nelle donne a rischio medio è sufficiente rispettare gli intervalli raccomandati. Controlli troppo frequenti possono aumentare falsi positivi e approfondimenti non necessari.


Cosa succede se il campione prelevato non è adeguato?


Il test non può essere interpretato correttamente e deve essere ripetuto. Un campione inadeguato non indica la presenza di HPV, lesioni o tumore.


Dopo un’isterectomia bisogna continuare lo screening cervicale?


Dipende. Se il collo dell’utero è stato rimosso e non esistono precedenti lesioni gravi o tumori, lo screening può non essere più necessario. Se la cervice è rimasta o vi sono precedenti oncologici, servono controlli personalizzati.


Si può partecipare allo screening dopo i 64 anni?


Sì, soprattutto se i controlli precedenti sono mancanti o irregolari. In presenza di risultati sempre negativi e senza particolari fattori di rischio, lo screening organizzato può invece essere interrotto.


L’HPV test di screening ricerca anche i virus che causano i condilomi?


Generalmente no. Lo screening ricerca soprattutto i tipi di HPV ad alto rischio oncogeno; i condilomi sono causati prevalentemente da tipi virali a basso rischio.


Quali controlli servono dopo il trattamento di una lesione precancerosa?


Il ginecologo stabilisce un follow-up con HPV test, Pap test ed eventuale colposcopia. In questi casi non si applicano automaticamente gli intervalli dello screening ordinario.


Un risultato negativo esclude definitivamente il rischio di tumore cervicale?


No. Indica un rischio molto basso al momento del test, ma non elimina la possibilità di future infezioni o alterazioni. È quindi necessario rispettare i successivi inviti allo screening.


Fonti e bibliografia


  • Who.int/news-room/fact-sheets/detail/cervical-cancer;
  • Ronco G, Dillner J, Elfström KM, Tunesi S, Snijders PJ, Arbyn M, Kitchener H, Segnan N, Gilham C, Giorgi-Rossi P, Berkhof J, Peto J, Meijer CJ; International HPV screening working group. Efficacy of HPV-based screening for prevention of invasive cervical cancer: follow-up of four European randomised controlled trials. Lancet. 2014 Feb 8;383(9916):524-32. doi: 10.1016/S0140-6736(13)62218-7. Epub 2013 Nov 3. Erratum in: Lancet. 2015 Oct 10;386(10002):1446. doi: 10.1016/S0140-6736(15)00411-0. PMID: 24192252;
  • Aiom.it/tumore-della-cervice-uterina-ad-alto-rischio-con-limmunoterapia-piu-chemioradioterapia-l826-delle-pazienti-e-vivo-a-3-anni/;
  • Epicentro.iss.it/screening/;
  • Osservatorionazionalescreening.it/content/convegno-gisci-2024-focus-su-biomarcatori-e-survey;
  • Cancer.gov/news-events/cancer-currents-blog/2020/cervical-cancer-screening-hpv-test-guideline;
  • England.nhs.uk/north-west/2023/01/24/two-north-west-women-whose-lives-were-saved-by-cervical-screening-urge-others-to-attend-their-smear-tests/;
  • Epicentro.iss.it/passi/dati/ScreeningCervicale.

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