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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Intervento per il piede piatto: tecniche, rischi e recupero


Il piede piatto è una condizione in cui l’arco plantare, cioè la curva interna del piede, risulta ridotto o assente. Può manifestarsi già durante l'infanzia oppure comparire direttamente in età adulta. Non sempre richiede un’operazione: un eventuale intervento mira a correggere l’appoggio e a migliorare la funzionalità del piede. La tecnica chirurgica viene scelta considerando età del paziente, flessibilità della deformità e condizioni di ossa, tendini e articolazioni.


In breve:


  • Un piede piatto indolore, soprattutto nei bambini, non sempre richiede un trattamento specifico;
  • La scelta dell’intervento parte da una valutazione specialistica;
  • Le tecniche chirurgiche comprendono procedure con vite o endortesi, correzioni ossee e interventi su tendini e articolazioni;
  • I benefici attesi e i possibili rischi dell'intervento cambiano in base alla procedura e alle condizioni del paziente;
  • I tempi di recupero dipendono anche dalla corretta osservanza del percorso riabilitativo.


Quando è necessario operare il piede piatto?


L’intervento per il piede piatto può essere consigliato quando dolore e limitazioni persistono nonostante un adeguato trattamento conservativo. I principali elementi che possono orientare il chirurgo ortopedico del piede verso l'operazione sono:


  • Dolore che ostacola il cammino, lo sport o le attività quotidiane;
  • Benefici insufficienti da plantari, fisioterapia e modifiche delle attività;
  • Deformità che peggiora;
  • Danni a tendini e articolazioni per i quali si rende necessaria una correzione chirurgica.


Nei bambini, il piede piatto flessibile e indolore generalmente non viene operato. La chirurgia può essere valutata durante la pre-adolescenza o l'adolescenza, in presenza di sintomi persistenti, previo accertamento della causa del dolore e della risposta alle terapie conservative.


Negli adulti, lo specialista del piede prende in considerazione, ai fini dell'indicazione chirurgica, anche l’eventuale cedimento dei tendini e dei legamenti che sostengono l’arco, la progressione della deformità e la presenza di artrosi.


chirurgia calcaneo-stop per intervento al piede piatto


Quali valutazioni servono prima dell’intervento?


Prima di operare il piede piatto, il chirurgo valuta la deformità e le strutture coinvolte per scegliere la correzione più adatta. Durante la visita ortopedica, lo specialista osserva il piede in piedi e durante il cammino, individua le zone dolorose e controlla:


  • Flessibilità del piede, per comprendere se l’arco ricompare sulle punte o se la deformità resta rigida;
  • Posizione del tallone e dell’avampiede, focalizzandosi su allineamento e distribuzione dell’appoggio;
  • Tendini e mobilità, analizzando la forza del tendine tibiale posteriore e l’eventuale tensione del tendine d’Achille;
  • Condizioni generali di salute (precedenti interventi, diabete, problemi circolatori, fumo, farmaci assunti).


In alcuni casi, la valutazione clinica può essere arricchita da uno o più esami strumentali, scelti a seconda delle parti del piede da osservare più attentamente. Quelli più frequenti sono:


  • Radiografie sotto carico in piedi: mostrano l’allineamento delle ossa mentre il piede sostiene il peso del corpo. Permettono di valutare eventuali segni di artrosi;
  • Risonanza magnetica: aiuta ad approfondire lesioni a carico di tendini e legamenti;
  • TAC: l'esame consente di valutare particolari anomalie ossee.


Una volta definito il piano chirurgico, la fase di preparazione entra nel vivo attraverso la visita anestesiologica e gli accertamenti di rito richiesti dalla struttura (elettrocardiogramma, ad esempio). L’équipe fornirà, inoltre, istruzioni sul digiuno e su come gestire i farmaci comunemente assunti nel giorno o nei giorni che precedono l'intervento.


Come si svolge l’operazione per il piede piatto?


L’operazione per il piede piatto può prevedere l’inserimento di un dispositivo, la correzione delle ossa o interventi su tendini e legamenti. Il chirurgo può combinare più procedure per correggere le diverse componenti della deformità.


Nei bambini e negli adolescenti


In alcuni casi di piede piatto flessibile sintomatico, si procede con un’artrorisi sottoastragalica: attraverso una piccola incisione, il chirurgo inserisce un dispositivo che limita l’eccessiva pronazione, cioè il movimento con cui il piede cede verso l’interno sotto carico. Le principali varianti sono:


  • Calcaneo-stop: una vite inserita nel calcagno o nell’astragalo limita il movimento eccessivo tra queste due ossa e aiuta il tallone a mantenere un migliore allineamento quando il piede sostiene il peso del corpo;
  • Endortesi: il chirurgo colloca un dispositivo nel seno del tarso, uno spazio tra astragalo e calcagno, per controllare il movimento tra queste ossa.


Queste procedure non prevedono una fusione ossea. A seconda della deformità, potrebbero essere necessarie anche correzioni ossee o procedure associate, come l’allungamento del tendine d’Achille (se troppo corto).


Negli adulti


La correzione può richiedere una ricostruzione più articolata. Se il piede conserva una buona flessibilità, il chirurgo può intervenire sull’allineamento osseo e sulle strutture che sostengono l’arco. In caso di grave rigidità o di articolazioni danneggiate dall’artrosi, è possibile prendere in considerazione un’artrodesi.


ProceduraCaratteristiche
OsteotomiaIl chirurgo taglia e riposiziona un osso, spesso il calcagno, poi lo stabilizza con viti o placche per correggere l’allineamento.
Ricostruzione di tendini e legamentiLo specialista ripara o rinforza le strutture danneggiate e, in alcuni casi, riposiziona un altro tendine affinché aiuti a sostenere l’arco del piede, compensando il lavoro del tendine danneggiato.
ArtrodesiFusione delle ossa di una o più articolazioni, così da correggere la deformità e ridurre il dolore. Di contro, le articolazioni trattate non potranno più muoversi mentre le altre mantengono la loro mobilità.


Nella ricostruzione del piede piatto dell’adulto, il chirurgo potrebbe essere costretto a intervenire in più punti per correggere le ossa e riparare tendini e legamenti. La scelta degli accessi chirurgici dipende quindi dalle procedure che è necessario svolgere.


Nel corso di un'intervista pubblicata da UConn Health, centro sanitario dell’Università del Connecticut, la Dott.ssa Lauren Geaney, chirurga ortopedica specializzata nel piede e nella caviglia, ha spiegato che: «Nella ricostruzione del piede piatto ci sono molte incisioni. Quando queste sono troppo vicine possono sorgere problemi di guarigione della ferita».


La specialista ha indicato un possibile vantaggio degli accessi mininvasivi: incisioni più piccole potrebbero, infatti, favorire la guarigione delle ferite e ridurre il rischio di danni ai nervi circostanti.


Di contro, bisogna considerare che non è sempre facile correggere la posizione delle ossa in più direzioni attraverso piccoli accessi. Per questo, secondo Geaney, alcuni pazienti potrebbero beneficiare della chirurgia aperta, la quale consente al chirurgo di lavorare attraverso incisioni più ampie.


Quali risultati può offrire la chirurgia?


La chirurgia del piede piatto mira a ridurre il dolore e migliorare la capacità di camminare e svolgere le attività quotidiane.


Uno studio italiano del 2025, condotto presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, IRCCS specializzato nella cura e nella ricerca sulle patologie muscolo-scheletriche, ha analizzato 336 pazienti pediatrici e 644 piedi affetti da piede piatto flessibile sintomatico e trattati con calcaneo-stop. Al controllo, effettuato mediamente circa 41 mesi dopo la rimozione della vite, gli autori hanno rilevato un risultato favorevole nel 94% dei pazienti, ottenuto considerando fattori come:


  • Assenza di dolore;
  • Correzione del piede;
  • Soddisfazione del paziente.


Lo studio, pubblicato sul Journal of Experimental Orthopaedics, rivista scientifica internazionale di ortopedia, è una ricerca retrospettiva su pazienti selezionati. Il dato riguarda il calcaneo-stop, pertanto non rappresenta il tasso di successo di tutte le operazioni per il piede piatto.


Negli adulti, i risultati dipendono anche dalle condizioni iniziali di tendini e articolazioni e dalla complessità della ricostruzione. Il chirurgo valuta le reali possibilità, attraverso l'operazione, di migliorare il cammino e ridurre il dolore; il ritorno agli sport più impegnativi, invece, non sempre può essere garantito.


Quali sono i rischi e le possibili complicanze?


I rischi dell’intervento per il piede piatto dipendono dalla tecnica utilizzata e dalle condizioni del paziente. Le principali complicanze comprendono:


  • Infezioni o difficoltà di guarigione della ferita;
  • Irritazione dei nervi, con formicolio, riduzione della sensibilità o dolore;
  • Dolore o fastidio provocato da viti, placche o endortesi;
  • Correzione insufficiente o eccessiva;
  • Perdita della correzione nel tempo;
  • Mancata o ritardata guarigione delle ossa, in caso di osteotomia o artrodesi;
  • Trombosi venosa, soprattutto in presenza di immobilità e fattori di rischio individuali.


Una revisione sistematica pubblicata nel 2021 su EFORT Open Reviews, rivista scientifica europea di ortopedia, ha raccolto 24 studi su 2.550 piedi di bambini e adolescenti operati con artrorisi sottoastragalica per piede piatto flessibile doloroso. Gli autori hanno riportato complicanze nel 7,1% dei casi e reinterventi nel 3,1%.


Le percentuali comprendono problemi di diversa gravità e riguardano esclusivamente i dispositivi e le procedure analizzati. Non descrivono quindi i rischi relativi alle ricostruzioni più complesse dell’adulto, come quelle con osteotomie o artrodesi, né il rischio individuale del paziente.


Dolore e gonfiore nelle prime fasi del recupero non indicano necessariamente una complicanza. In presenza di febbre, secrezioni dalla ferita o dolore che aumenta in modo significativo è necessaria una valutazione medica tempestiva.


Come si svolgono la riabilitazione e il recupero?


Il recupero dopo l’intervento per il piede piatto dipende soprattutto dalle procedure eseguite. Un’operazione con vite può consentire una ripresa dell’appoggio relativamente precoce; una ricostruzione con correzioni ossee o artrodesi comporta, invece, la necessità di proteggere il piede durante la guarigione.


Spetta al chirurgo stabilire quando è possibile iniziare a caricare il peso, fino a quando è necessario utilizzare stampelle e tutori e quando cominciare gli esercizi di fisioterapia.


Dopo un calcaneo-stop, il paziente può iniziare a camminare con tutori e stampelle già dopo pochi giorni, secondo le indicazioni del chirurgo. Gli ausili vengono generalmente utilizzati per circa 3–4 settimane. La ripresa dello sport avviene gradualmente: in alcuni percorsi è prevista intorno ai 3 mesi, mentre altri richiedono tempi più lunghi.


In caso di ricostruzione del piede piatto nell’adulto, potrebbe essere necessario usare le stampelle e non caricare peso sul piede operato per circa 6–8 settimane. Il carico aumenta poi gradualmente, fino ad arrivare intorno alle 10–12 settimane a sostenere tutto il peso del corpo. Se la guarigione richiede più tempo, anche queste tappe vengono rimandate.


Intervento per il piede piatto: due testimonianze reali


Jacob: giocare di nuovo a basket dopo l’intervento ai piedi piatti


Il Boston Children’s Hospital, ospedale pediatrico statunitense, racconta la storia di Jacob, un ragazzo che a 13 anni non riusciva più a giocare a basket senza avvertire dolore. Jacob aveva un piede piatto flessibile doloroso, associato alla presenza di un osso in più. La chirurga ortopedica Susan Mahan gli propose una correzione con vite mediante artrorisi sottoastragalica extra-articolare, insieme alla rimozione dell’osso accessorio. Jacob ricorda: «Avrei fatto qualsiasi cosa pur di tornare a giocare a basket».


Il ragazzo affrontò l’operazione al piede sinistro nel gennaio 2021 e a quello destro nell’aprile successivo. Dopo l’immobilizzazione e la fisioterapia, tornò gradualmente ad allenarsi. Nel giugno 2024 la chirurga rimosse le viti. Jacob poté finalmente tornare a praticare il suo sport preferito e ritrovare fiducia nelle sue capacità.


David: il ritorno alle gare automobilistiche dopo la ricostruzione


Nella raccolta Back in the Game dell’Hospital for Special Surgery, ospedale statunitense specializzato in ortopedia, David Hutchings racconta di aver convissuto con il piede piatto per circa dieci anni.


Appassionato di automobilismo, David aveva bisogno di controllare acceleratore e freno con forza e precisione. Quando i problemi al piede iniziarono a compromettere questi movimenti, si rivolse alla chirurga del piede e della caviglia Elizabeth Cody e scelse di sottoporsi a una ricostruzione. Nel suo racconto sottolinea che: «La dottoressa è stata molto chiara sul recupero e sulle possibili limitazioni future».


Operato il 20 febbraio 2024, David tornò al volante della macchina da corsa il 3 agosto e partecipò nuovamente a una gara all’inizio di settembre. La sua esperienza mostra che il ritorno a un’attività impegnativa può essere possibile ma richiede tempo.


Si tratta, in ogni caso, di esperienze individuali che, dunque, non consentono di prevedere gli stessi risultati per qualsiasi paziente.


Domande frequenti


Quanto costa l’intervento per il piede piatto?


In ambito privato, il costo indicativo dell’intervento per il piede piatto può variare tra 5.000 e 10.000 €. La cifra dipende dalla tecnica chirurgica, dalla struttura e dalle prestazioni comprese. Prima di prenotare, è utile chiedere un preventivo che specifichi i servizi inclusi (anestesia, dispositivi, eventuale ricovero e controlli successivi). Anche la riabilitazione e un’eventuale rimozione della vite possono comportare costi separati.


A chi rivolgersi per operare il piede piatto?


È consigliabile rivolgersi a un ortopedico esperto in chirurgia del piede e della caviglia. Per bambini e adolescenti, è possibile ricorrere a un ortopedico pediatrico con esperienza nel trattamento del piede piatto.


La visita serve a verificare se l’operazione sia indicata e a stabilire la tecnica più adeguata. È possibile cercare specialisti del piede e centri di eccellenza ortopedica nelle principali città italiane su EccellenzaMedica.it, sito di prenotazioni mediche online.


Quanto dura l’operazione per il piede piatto?


Un calcaneo-stop senza procedure aggiuntive dura orientativamente 15–20 minuti per piede. Le ricostruzioni che coinvolgono più ossa, tendini o articolazioni richiedono tempi maggiori.


Quale anestesia si usa per l’intervento?


L’operazione può essere eseguita in anestesia generale o regionale, che rende insensibile la zona da operare attraverso un blocco dei nervi o un’anestesia spinale. In alcuni specifici casi è possibile utilizzare un’anestesia locale. L’anestesista sceglie l’approccio in base a età, condizioni di salute e complessità dell’intervento.


La vite del piede piatto deve essere rimossa?


Dipende dal dispositivo utilizzato. Per alcune viti metalliche impiegate nel calcaneo-stop pediatrico, il chirurgo programma la rimozione dopo circa due anni, valutando crescita e correzione ottenuta. I dispositivi riassorbibili, invece, si degradano progressivamente nell’organismo e normalmente non richiedono un intervento di rimozione.


Le viti e le placche che stabilizzano le ossa nelle ricostruzioni dell’adulto hanno una funzione diversa: possono restare in sede ed essere rimosse solo quando esiste un’indicazione, per esempio un fastidio persistente.


Si possono operare entrambi i piedi nella stessa seduta?


Sì, in alcuni interventi mininvasivi pediatrici è possibile trattare entrambi i piedi nella stessa seduta. La scelta dipende dalle procedure necessarie e dalla possibilità di gestire il recupero a casa. Per le ricostruzioni più complesse, il chirurgo può proporre due interventi separati, così da mantenere un piede di appoggio durante la guarigione dell’altro.


Come dormire dopo l’intervento per il piede piatto?


Può essere comodo dormire sulla schiena, con la gamba operata sostenuta da cuscini e il piede sollevato, per limitare il gonfiore.


Fonti e bibliografia


  • Health.uconn.edu/archives/uconn-health-podcast/best-ways-to-treat-the-feet;
  • Silva S, Tavernini T, Bruschi A, Andriolo L, Guizzardi G, Serra M, Rocca G, Filardo G. Calcaneo-stop for paediatric idiopathic flexible flatfoot: High functional results and return to sport in 644 feet at mid-term follow-up. J Exp Orthop. 2025 Feb 20;12(1):e70182. doi: 10.1002/jeo2.70182. PMID: 39980608; PMCID: PMC11840700;
  • Smith, Christian et al. “Subtalar arthroereisis for the treatment of the symptomatic paediatric flexible pes planus: a systematic review.” EFORT open reviews vol. 6,2 118-129. 1 Feb. 2021, doi:10.1302/2058-5241.6.200076;
  • Opti-prod.hss.edu/back-in-the-game/stories/2025/02/david-hutchings;
  • Answers.childrenshospital.org/flexible-flatfoot-correction-jacob/.

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