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L’ortopedia dell’anca è un ambito dell’Ortopedia e Traumatologia dedicato alla valutazione, alla diagnosi e al trattamento dei problemi che coinvolgono questa articolazione. Comprende sia le condizioni che compaiono gradualmente sia quelle provocate da cadute, incidenti, attività sportive o altri traumi.
L’anca collega il femore al bacino e sostiene una parte rilevante del peso corporeo. La testa del femore si inserisce in una cavità del bacino chiamata acetabolo, formando un’articolazione che permette di camminare, correre, sedersi, salire le scale e muovere la gamba in diverse direzioni. Al suo funzionamento partecipano anche cartilagine, labbro acetabolare, muscoli, tendini, legamenti e borse sierose.
Un problema a una di queste strutture può causare dolore, rigidità, minore mobilità o difficoltà nell’appoggiare il peso sulla gamba. Il disturbo può interessare persone di ogni età: bambini con alterazioni dello sviluppo, giovani e sportivi con problemi strutturali o traumatici, adulti e anziani con patologie degenerative.

Non tutti i fastidi all’anca richiedono un consulto urgente. È però consigliabile un approfondimento specialistico quando i sintomi persistono, si ripresentano oppure iniziano a limitare il movimento, il lavoro, lo sport o le normali attività quotidiane. Una visita ortopedica può essere utile in presenza di:
È opportuno, al contrario, richiedere assistenza medica urgente in caso di:
Questi segnali possono essere associati a una frattura, a un’infezione o a un’altra condizione che richiede una valutazione rapida.
In base alla possibile origine del problema possono intervenire professionisti differenti:
Quando l’origine del disturbo non è chiara, l’ortopedico dell’anca rappresenta generalmente il primo riferimento. Sarà lui a stabilire, dopo la prima visita, se siano necessari esami, un percorso riabilitativo o il coinvolgimento di un altro specialista.
L’ortopedia dell’anca si occupa di condizioni degenerative, traumatiche, strutturali e infiammatorie che possono interessare l’articolazione oppure i tessuti circostanti. Lo stesso sintomo può dipendere da problemi differenti: per questo non è possibile riconoscere la causa basandosi soltanto sulla zona dolorante.
| Tipo di patologia | Esempi |
| Patologie degenerative |
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| Alterazioni strutturali |
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| Patologie traumatiche |
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| Disturbi dei tessuti circostanti |
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| Patologie vascolari |
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| Malattie infiammatorie o metaboliche |
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| Patologie dell'età evolutiva |
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| Problemi successivi a un intervento |
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Tra queste condizioni, la coxartrosi assume una particolare rilevanza per la sua diffusione e per il progressivo invecchiamento della popolazione. La perdita della cartilagine modifica lo scorrimento tra la testa del femore e l’acetabolo e può provocare dolore, rigidità e riduzione della mobilità.
Un’analisi del Global Burden of Disease, progetto internazionale che studia la diffusione e l’impatto delle principali malattie in 204 Paesi e territori, è stata pubblicata sulla rivista scientifica The Lancet Rheumatology. Secondo le proiezioni dello studio, tra il 2020 e il 2050 il numero mondiale di persone con artrosi dell’anca potrebbe aumentare del 78,6%.
La stima descrive l’andamento previsto a livello di popolazione e non permette di prevedere l’evoluzione del singolo paziente. Età, condizioni dell’articolazione, attività svolte e presenza di altre malattie possono infatti modificare sintomi e conseguenze funzionali.
La diagnosi comincia con l’anamnesi e l’esame clinico. Prima di prescrivere eventuali accertamenti, l’ortopedico ricostruisce la comparsa dei sintomi e valuta direttamente la funzionalità dell’anca. Durante il colloquio, lo specialista può chiedere:
L’esame clinico può comprendere l’osservazione della postura e del modo di camminare, la palpazione delle aree dolorose e il confronto tra i due arti. L’ortopedico valuta inoltre mobilità, forza muscolare e risposta a specifiche manovre. Quando necessario, può controllare anche il bacino, il ginocchio e la colonna lombare.
Gli esami strumentali vengono scelti in base ai sintomi e al sospetto diagnostico.
| Esame | Quando può essere utile |
| Radiografia | Valuta ossa, spazio articolare, artrosi, fratture e alterazioni della forma o dell'allineamento dell'anca |
| Risonanza magnetica | Esamina cartilagine, labbro acetabolare, tendini e muscoli; può consentire di individuare osteonecrosi o fratture che sfuggono ai raggi X |
| Ecografia | Studia tendini, borse sierose, versamenti e altre strutture superficiali. Può essere adoperata anche per guidare le infiltrazioni |
| TAC | Fornisce immagini dettagliate delle strutture ossee. È utilizzata soprattutto per fratture complesse o pianificazioni chirurgiche |
| Analisi del sangue o del liquido articolare | Possono essere prescritte se si sospettano infezioni, malattie infiammatorie o presenza di cristalli nell'articolazione |
Gli Appropriateness Criteria dell’American College of Radiology sono indicazioni elaborate da un gruppo multidisciplinare di esperti per orientare la scelta degli esami di imaging. Per il dolore cronico dell’anca, la radiografia viene suggerita come primo accertamento dopo la valutazione clinica. Risonanza magnetica, ecografia e TAC vengono eventualmente prese in considerazione in un secondo momento, in base al problema sospettato e alle informazioni già disponibili.
Il trattamento dipende dalla patologia, dalla gravità del danno, dall’età, dalle condizioni generali e dall’impatto dei sintomi sulla vita quotidiana. Lo specialista tiene conto anche del livello di attività del paziente, delle cure già provate e degli obiettivi che si desidera raggiungere.
Molti problemi dell’anca possono essere inizialmente affrontati senza un intervento. In base alla diagnosi, il percorso può comprendere:
Il trattamento conservativo non sempre punta all'eliminazione della causa del problema. Può però ridurre i sintomi, migliorare la funzionalità e permettere di valutare se sia possibile evitare o rinviare un intervento.
La chirurgia può essere presa in considerazione in presenza di una lesione strutturale importante, una frattura, una deformità oppure una grave degenerazione dell’articolazione. Nei disturbi cronici viene generalmente valutata quando dolore e limitazioni persistono nonostante un percorso conservativo adeguato. Tra i principali interventi rientrano:
In un approfondimento in forma di domanda e risposta pubblicato da UC Davis Health, sistema sanitario universitario statunitense, il chirurgo ortopedico Zachary Lum invita il paziente a porsi una domanda concreta: «Sto evitando alcune attività perché temo di avere dolore subito o il giorno successivo?». Secondo lo specialista, una risposta affermativa può indicare che il disturbo sta modificando in modo rilevante la vita quotidiana e che è opportuno discutere le possibili alternative con un chirurgo.
La chirurgia protesica dell’anca è una procedura dalla rilevanza significativa anche in Italia. Il Report Annuale 2023 del Registro Italiano ArtroProtesi, progetto coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, analizza anche i dati nazionali delle Schede di Dimissione Ospedaliera. Nel 2022 sono stati registrati 127.384 interventi di sostituzione articolare dell’anca, rispetto ai 117.304 del 2021. Il dato comprende sostituzioni complete, parziali, interventi di rivestimento e revisioni.
Non esiste un centro migliore per il trattamento di qualsiasi problema dell’anca. Una struttura con grande esperienza nelle protesi potrebbe non essere la più adatta per una patologia dell’età evolutiva, una lesione sportiva o un disturbo da trattare esclusivamente con fisioterapia. La scelta del centro ortopedico dovrebbe quindi partire dalla diagnosi o, quando questa non è ancora disponibile, dalla natura dei sintomi. Tra gli elementi da valutare rientrano:
L’importanza di scegliere un percorso coerente con le proprie necessità emerge dalla storia di Ron Caputi, pubblicata dalla practice specialistica statunitense Midwest Orthopaedics at Rush. Caputi, assistente di volo di 71 anni, soffriva di artrosi a entrambe le anche e aveva provato diversi trattamenti conservativi senza ottenere un beneficio duraturo.
Quando il dolore cominciò a mettere a rischio la sua attività lavorativa raccontò: «Temevo di dover rinunciare alla mia carriera». Dopo il consulto con un chirurgo ortopedico, il paziente affrontò due interventi di protesi programmati in momenti differenti e un successivo percorso riabilitativo; al termine del percorso, ha dichiarato: «Mi sento ringiovanito e di nuovo connesso alla vita».
È possibile prenotare un consulto presso uno specialista o un centro di ortopedia dell’anca attraverso il Servizio Sanitario Nazionale oppure privatamente. Tempi, costi e modalità cambiano in base al percorso scelto e alla struttura.
Per accedere a una prima visita ortopedica attraverso il SSN è generalmente necessaria la prescrizione del medico di medicina generale o di un altro specialista. La ricetta deve riportare il quesito diagnostico e la classe di priorità assegnata dal medico. La prenotazione può essere effettuata attraverso i canali messi a disposizione dalla propria Regione. Il paziente paga il ticket previsto, salvo eventuali esenzioni.
Nel settore privato è possibile contattare direttamente lo studio dello specialista, un poliambulatorio, una clinica o un centro ortopedico. Generalmente non è richiesta l’impegnativa. Prima di confermare l’appuntamento è utile verificare:
Attraverso EccellenzaMedica.it, sito di prenotazioni mediche online, è possibile richiedere assistenza per individuare ortopedici dell’anca e centri selezionati in diverse città italiane.
In molti casi sì, purché il dolore sia lieve e il movimento non peggiori i sintomi. È preferibile ridurre distanza e intensità. Dopo un trauma, in caso di dolore intenso o difficoltà nell’appoggiare la gamba, bisogna invece interrompere l’attività e consultare un medico.
Sì. Problemi alla colonna lombare o ai nervi possono provocare dolore al gluteo, al fianco o alla coscia, simulando un disturbo dell’anca. La visita serve a individuare l’origine dei sintomi.
Il dolore dell’anca può essere avvertito in altre zone perché alcune strutture condividono le stesse vie nervose. I problemi articolari provocano spesso dolore all’inguine, ma il fastidio può estendersi anche alla coscia o al ginocchio.
Non sempre. Uno scatto occasionale senza dolore, rigidità o blocchi può essere innocuo. È consigliabile richiedere una valutazione se il rumore diventa frequente o compare insieme a dolore, instabilità o riduzione dei movimenti.
No. È preferibile effettuare prima la visita, così che sia l’ortopedico a scegliere l’esame più indicato. Nel dolore cronico dell’anca, la radiografia rappresenta spesso il primo accertamento.
Sì, soprattutto quando l’intervento è programmabile. Una seconda valutazione può confermare diagnosi e indicazione chirurgica, chiarire rischi e benefici oppure individuare possibili alternative conservative.
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