- Che differenza c’è tra ortopedico della spalla e chirurgo della spalla?
- Cuffia dei rotatori, instabilità, fratture o artrosi: quali competenze deve avere lo specialista?
- Quando la spalla è da operare e quando può bastare una cura conservativa?
- Artroscopia, chirurgia aperta o protesi: come si sceglie la tecnica?
- Come scegliere il migliore chirurgo ortopedico della spalla per il proprio caso?
- Come prepararsi alla visita e prenotare un consulto chirurgico?
- Domande Frequenti
Il dolore alla spalla non sempre richiede un intervento chirurgico. Molti disturbi possono essere trattati anche con fisioterapia, farmaci, infiltrazioni o una temporanea modifica delle attività. Quando, però, il problema dipende da una lesione importante, da un trauma, da un’instabilità ricorrente o da un danno articolare avanzato, può essere utile rivolgersi a un chirurgo ortopedico della spalla.
Questo specialista valuta ossa, tendini, legamenti, cartilagine e muscoli che permettono alla spalla di muoversi. Il suo compito non consiste soltanto nell’operare: deve verificare se la chirurgia sia davvero indicata, confrontarla con le alternative disponibili e individuare la procedura più adatta alle condizioni e agli obiettivi del paziente.
Non esiste, inoltre, il chirurgo migliore per qualsiasi problema della spalla. Una lesione della cuffia dei rotatori, una lussazione ricorrente, una frattura e un’artrosi grave possono richiedere esperienze chirurgiche differenti. Per scegliere consapevolmente bisogna quindi valutare la competenza del medico sullo specifico intervento, la casistica trattata, l’organizzazione del centro e la chiarezza con cui vengono spiegati benefici, rischi e tempi di recupero.

Che differenza c’è tra ortopedico della spalla e chirurgo della spalla?
L’ortopedico della spalla è un medico specializzato in Ortopedia della spalla e Traumatologia che si occupa dei disturbi di questo distretto. Può diagnosticare una specifica condizione, prescrivere gli esami necessari e proporre trattamenti conservativi, cioè privi di intervento chirurgico, come fisioterapia, farmaci, infiltrazioni o tutori.
L’espressione chirurgo della spalla non indica una specializzazione universitaria separata. Si riferisce generalmente a un ortopedico che ha concentrato una parte rilevante della propria formazione e attività sugli interventi alla spalla. Può occuparsi, per esempio, della riparazione dei tendini, della stabilizzazione dell’articolazione, del trattamento delle fratture o dell’impianto di una protesi.
La distinzione riguarda quindi soprattutto l’esperienza pratica. Un ortopedico può conoscere e trattare le patologie della spalla senza eseguire abitualmente tutti i relativi interventi. Allo stesso modo, il chirurgo non propone sempre e comunque un’operazione: deve prima valutare se i benefici attesi superino i rischi e se esistano alternative ragionevoli.
Cuffia dei rotatori, instabilità, fratture o artrosi: quali competenze deve avere lo specialista?
La chirurgia della spalla comprende interventi tra loro anche molto diversi. Per riparare un tendine, stabilizzare una spalla che continua a lussarsi e impiantare una protesi servono conoscenze ed esperienze specifiche. Per questo motivo, è importante comprendere quanto il medico sia esperto nel trattamento del problema diagnosticato.
| Problema della spalla | Competenze chirurgiche da valutare |
| Lesione della cuffia dei rotatori | Valutazione della riparabilità dei tendini, sutura artroscopica e gestione delle lesioni associate del bicipite |
| Lussazioni e instabilità ricorrente | Riparazione del cercine, stabilizzazione dei tessuti molli e trattamento di eventuali perdite ossee |
| Fratture della spalla | Ricostruzione e fissazione dell’osso oppure sostituzione protesica quando la frattura non può essere riparata |
| Artrosi e danni articolari in fase avanzata | Pianificazione e impianto di protesi anatomiche o inverse |
| Fallimento di un precedente intervento | Chirurgia di revisione, gestione delle nuove lesioni e sostituzione o rimozione di eventuali impianti |
La cuffia dei rotatori è formata da quattro tendini che consentono di sollevare e ruotare il braccio, mantenendo stabile la testa dell’omero. Prima di proporre una riparazione, il chirurgo deve valutare:
- Numero e tipologia dei tendini lesionati;
- Dimensioni della rottura;
- Qualità dei tessuti;
- Eventuale degenerazione dei muscoli;
- Età funzionale del paziente;
- Tipo di attività svolta;
- Tempo trascorso dall'insorgenza della lesione.
In presenza di instabilità della spalla, invece, l’omero tende a uscire completamente o parzialmente dalla sua sede. La presenza di lussazioni che si ripetono nel tempo potrebbero danneggiare il cercine, cioè l’anello di tessuto che rende più profonda la cavità articolare, nonché consumare una parte dell’osso. Il chirurgo deve quindi saper distinguere i casi trattabili riparando i tessuti molli da quelli che richiedono una ricostruzione ossea più complessa.
Le fratture coinvolgono soprattutto la parte superiore dell’omero, ma possono interessare anche clavicola e scapola. In alcuni casi il chirurgo riallinea e fissa i frammenti con placche, viti o altri mezzi di sintesi; in altri, soprattutto quando la superficie articolare è gravemente compromessa, può essere necessario sostituire una parte della spalla con una protesi.
La chirurgia protesica costituisce a sua volta un settore specifico. Il Report 2023 del Registro Italiano ArtroProtesi, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, ha rilevato, attraverso le Schede di Dimissione Ospedaliera, che nel 2022 sono stati eseguiti 12.774 interventi di sostituzione della spalla, tra protesi totali e parziali. La scelta tra protesi anatomica e inversa richiede una valutazione accurata delle condizioni di cartilagine, osso, tendini e muscoli. Esperienza nella chirurgia artroscopica e competenza protesica, pertanto, non devono essere considerate automaticamente equivalenti.
Quando la spalla è da operare e quando può bastare una cura conservativa?
Una lesione visibile alla risonanza magnetica non rende automaticamente necessario un intervento. Alcune alterazioni dei tendini e della cartilagine possono essere presenti anche in persone che avvertono pochi sintomi. Il chirurgo deve quindi confrontare le immagini tratte dagli esami strumentali con il dolore lamentato dal paziente ma la forza, la stabilità e le effettive limitazioni che quest'ultimo sperimenta nella quotidianità.
Prima di indicare la soluzione chirurgica vengono generalmente considerati cinque importanti elementi:
- Causa del problema (traumatica o degenerativa);
- Tempo trascorso dalla comparsa dei sintomi;
- Eventuale perdita di forza, movimento o stabilità;
- Attività lavorative, sportive e quotidiane che il paziente desidera svolgere nuovamente dopo l'intervento;
- Risultati ottenuti con le cure già eseguite.
Per cura conservativa si intende un trattamento che non prevede un’operazione. Può comprendere:
- Fisioterapia;
- Riposo o modifiche temporanee delle attività comunemente svolte;
- Farmaci antidolorifici;
- Infiltrazioni.
L’obiettivo non consiste soltanto nel ridurre i sintomi, ma anche nel recuperare movimento, forza e controllo della spalla.
Nelle rotture della cuffia dei rotatori di origine degenerativa si parte generalmente da un percorso conservativo. Se dopo circa tre-sei mesi dolore o limitazioni funzionali persistono, è possibile prendere in considerazione l'opzione chirurgica. Al contrario, in caso di rotture traumatiche sintomatiche, la valutazione chirurgica potrebbe essere anticipata, specie nei pazienti giovani o con specifiche esigenze funzionali.
Anche le linee guida AAOS del 2025, elaborate dall’American Academy of Orthopaedic Surgeons attraverso una revisione sistematica degli studi disponibili, confermano che la fisioterapia può migliorare dolore e funzione nelle lesioni complete della cuffia. Segnalano però che, nell'arco di cinque-dieci anni, la rottura potrebbe espandersi, con conseguente progressione dell’atrofia e dell’infiltrazione adiposa dei muscoli (sostituzione di parte del tessuto muscolare con grasso). Tali cambiamenti potrebbero rendere più difficoltosa una successiva riparazione.
Per le altre patologie della spalla, un intervento può essere valutato quando:
- Le lussazioni continuano a ripetersi, a tal punto da rendere la spalla instabile;
- Una frattura ha alterato in modo significativo il normale allineamento delle ossa oppure rischia di guarire in una posizione che limita i movimenti della spalla;
- L’artrosi causa dolore persistente, rigidità e difficoltà nelle normali attività;
- Le lesione di un tendine provoca una perdita di forza incompatibile con il lavoro o lo sport praticato;
- Le cure non chirurgiche, seppur correttamente eseguite, non producono un miglioramento sufficiente.
Neppure in queste situazioni l’indicazione chirurgica è automatica. Il chirurgo deve valutare molto attentamente:
- Possibilità di riparazione dei tessuti;
- Benefici realistici;
- Rischi anestesiologici e chirurgici;
- Impegno richiesto dalla riabilitazione.
Due pazienti che presentano, in seguito agli esami di imaging, una situazione simile potrebbero ricevere indicazioni differenti in base all’età, allo stato di salute, alle necessità funzionali e alle aspettative.
Se un trauma causa una perdita improvvisa della capacità di sollevare il braccio, una deformità evidente o alterazioni della sensibilità è importante richiedere velocemente il parere dello specialista. Ciò non vuol dire che bisognerà necessariamente operarsi ma consente di evitare che una lesione potenzialmente riparabile venga identificata tardi.
Artroscopia, chirurgia aperta o protesi: come si sceglie la tecnica?
Artroscopia, chirurgia aperta e protesi non sono tre soluzioni intercambiabili. L’artroscopia e la chirurgia aperta indicano differenti modalità attraverso le quali il chirurgo raggiunge le strutture da trattare; la protesi, invece, sostituisce una parte o l’intera articolazione danneggiata. La scelta dipende quindi dalla patologia e non soltanto dalla dimensione dell’incisione.
Artroscopia
Nell’artroscopia della spalla, il chirurgo introduce una piccola telecamera nell’articolazione attraverso un’incisione di pochi millimetri. Questa tecnica può essere utilizzata per:
- Riparare i tendini della cuffia dei rotatori;
- Trattare alcune forme di instabilità;
- Riparare il cercine articolare;
- Intervenire sul tendine del capo lungo del bicipite;
- Rimuovere tessuti danneggiati o corpi liberi presenti nell’articolazione.
La chirurgia mininvasiva, però, non implca in automatico un intervento di semplice esecuzione o un rapido recupero post operatorio. Una riparazione artroscopica di più tendini potrebbe, ad esempio, comportare per diversi mesi l'impiego di un tutore nonché uno specifico percorso di riabilitazione.
Chirurgia a cielo aperto
La chirurgia aperta richiede un’incisione più ampia ai fini di una esposizione diretta di ossa, tendini e articolazione. Può essere la soluzione migliore quando è necessario:
- Ricostruire importanti perdite ossee;
- Trattare determinate fratture;
- Trasferire un tendine;
- Eseguire una protesi;
- Correggere un precedente intervento non riuscito.
In alcuni casi il chirurgo può combinare una fase artroscopica con un accesso chirurgico tradizionale più limitato.
Protesi
Quando la superficie articolare è gravemente danneggiata, si può prendere in considerazione una protesi della spalla. Le soluzioni principali in tal senso sono:
- Protesi parziale, che sostituisce soltanto la testa dell’omero;
- Protesi anatomica, che riproduce la normale posizione della testa dell’omero e della cavità della scapola;
- Protesi inversa, che scambia la posizione di testa omerale e cavità scapolare, affidando al muscolo deltoide il compito di contribuire maggiormente al movimento del braccio.
La protesi anatomica può essere eseguita se la cuffia dei rotatori versa in buone condizioni. Quella inversa può essere indicata quando i tendini sono gravemente danneggiati, in alcune fratture complesse o negli interventi di revisione.
Nei dati raccolti tra il 2017 e il 2022 dal Registro Italiano ArtroProtesi, la protesi inversa rappresentava l’87% delle sostituzioni totali eseguite in elezione e il 96,6% di quelle eseguite in urgenza. Tali percentuali riguardano gli interventi registrati dalle strutture partecipanti al RIAP e non devono essere considerate una rappresentazione completa di tutta l’attività nazionale.
I fattori che guidano la scelta
Ai fini della scelta della procedura da eseguire, il chirurgo prende in considerazione:
- Estensione e posizione del danno;
- Qualità di tendini, muscoli e ossa;
- Presenza di artrosi o perdita ossea;
- Età, stato di salute e richieste funzionali;
- Interventi già eseguiti sulla stessa spalla;
- Possibilità di rispettare il programma riabilitativo.
Non esiste quindi la tecnica chirurgica migliore in assoluto. Spetta al chirurgo spiegare perché propone una determinata procedura, quali alternative esistono e in quali circostanze potrebbe essere necessario modificare il piano durante l’intervento.
Come scegliere il migliore chirurgo ortopedico della spalla per il proprio caso?
Il migliore chirurgo della spalla non è necessariamente il professionista più conosciuto o quello con il maggior numero di recensioni positive bensì colui che:
- Possiede esperienza specifica per la patologia diagnosticata e per l’intervento eventualmente necessario;
- Opera in una struttura di eccellenza;
- Comunica in modo chiaro al paziente benefici, rischi e alternative alla chirurgia.
Il primo controllo riguarda i titoli professionali. Attraverso l’Anagrafica FNOMCeO, il servizio della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, è possibile verificare l’iscrizione del medico all’Albo. Il curriculum può poi fornire informazioni sulla specializzazione in Ortopedia e Traumatologia, sulla formazione dedicata alla spalla e sull’attività clinica comunemente svolta.
L’esperienza deve essere valutata in relazione alla procedura. Aver eseguito molte artroscopie non significa possedere la stessa casistica nella chirurgia protesica o negli interventi di revisione. È quindi ragionevole comprendere quante operazioni simili a quella proposta vengano effettuate ogni anno e con quali risultati.
Una metanalisi pubblicata nel 2026 ha analizzato otto studi comprendenti complessivamente 332.542 pazienti sottoposti a protesi della spalla. Al di sotto della soglia di cinque interventi all’anno, le probabilità di complicanze e revisioni risultavano superiori del 41% rispetto ai chirurghi con una casistica maggiore. L’associazione tra volume ed esiti non permette di stabilire una classifica individuale, ma conferma che la frequenza con cui viene eseguita una procedura è un elemento utile da considerare.
| Criterio | Cosa verificare o chiedere |
| Formazione | Specializzazione, aggiornamento e attività dedicata alla chirurgia della spalla |
| Esperienza specifica | Numero di interventi simili eseguiti e gestione di casi complessi |
| Risultati | Complicanze, reinterventi e modalità utilizzate per controllare gli esiti |
| Struttura | Équipe anestesiologica, tecnologie, riabilitazione e assistenza dopo la dimissione |
| Comunicazione | Spiegazione comprensibile di benefici, rischi, alternative e limiti dell’operazione |
| Continuità delle cure | Visite di controllo, programma riabilitativo e disponibilità in caso di problemi |
Anche il centro nel quale viene eseguita l’operazione è importante. Un chirurgo esperto deve poter contare su:
- Anestesisti abituati alla chirurgia della spalla;
- Personale infermieristico preparato;
- Radiologia;
- Fisioterapia;
- Politiche per la gestione delle complicanze.
Per la chirurgia protesica è possibile consultare il Programma Nazionale Esiti di AGENAS, che pubblica per ogni struttura i volumi di ricovero e le riammissioni entro 30 giorni. I dati riguardano però il centro, non il singolo chirurgo.
Un’indicazione interessante arriva dal Dottor Robert Davis, chirurgo ortopedico statunitense intervistato nel 2024 da SolutionHealth, sistema sanitario del New Hampshire. Nella trascrizione dell’intervista, Davis si focalizza sulla frequenza con la quale lo specialista tratta lo specifico problema (in questo caso le lesioni della cuffia dei rotatori) e sulla qualità del rapporto con il paziente: «Principalmente, si tratta di trovare un chirurgo che si occupi regolarmente di problemi alla spalla e di lesioni della cuffia dei rotatori. Oltre a questo, è importante anche la sintonia personale: quando si incontra il chirurgo, bisognerebbe instaurare un buon rapporto con lui. È fondamentale potersi fidare del chirurgo e avere la sensazione che farà il miglior lavoro possibile.».
I feedback online, seppur utili per ottenere indicazioni rispetto a puntualità, disponibilità e qualità percepita dell’assistenza, non misurano direttamente la competenza chirurgica. Recensioni, titoli, volumi ed eventuali riconoscimenti devono essere considerati elementi da approfondire durante il consulto, non prove sufficienti per definire un chirurgo come il migliore.
Come prepararsi alla visita e prenotare un consulto chirurgico?
La visita chirurgica non serve soltanto a stabilire la data dell’intervento. È il momento in cui si verifica la diagnosi, si collegano le immagini ai sintomi e si confrontano chirurgia e possibili alternative. È utile portare con sé:
- Referti di radiografie, ecografie, risonanze magnetiche o TAC;
- Immagini complete degli esami, disponibili su CD, chiavetta o portale digitale;
- Documentazione di eventuali precedenti interventi alla spalla;
- Elenco delle terapie già provate, con durata e risultati;
- Elenco dei farmaci assunti, allergie e principali patologie;
- Breve descrizione delle attività lavorative o sportive compromesse.
Il referto scritto non sostituisce le immagini. Il radiologo descrive ciò che osserva, ma il chirurgo deve esaminare direttamente localizzazione ed estensione del danno e confrontarle con la visita. È consigliabile portare anche esami meno recenti, perché potrebbero mostrare se la lesione sia rimasta stabile o se nel tempo sia progredita.
Prima di accettare l’intervento, il paziente potrebbe porre al chirurgo le seguenti domande:
- Qual è la causa più probabile del dolore o della perdita di forza?
- Perché è consigliabile operare in questo momento?
- Esistono alternative non chirurgiche rimangono praticabili?
- Cosa potrebbe accadere rimandando l’operazione?
- Quale procedura viene proposta e perché?
- Quali miglioramenti posso aspettarmi e quali disturbi potrebbero perdurare anche dopo l'intervento?
- Quali sono nel mio i rischi maggiori da considerare?
- Per quanto tempo dovrò indossare il tutore e quanto durerà la riabilitazione?
- Chi seguirà i controlli post-operatori?
In caso di dubbi, può essere ragionevole richiedere una seconda opinione. Consultare un altro specialista permette di confrontare diagnosi, indicazioni e risultati attesi prima di prendere una decisione difficilmente reversibile.
L’importanza di arrivare informati alla visita chirurgica emerge anche dalla testimonianza di Patricia Brawer, pubblicata dall’Hospital for Special Surgery di New York. Dopo circa quindici anni di problemi legati all’artrosi e diversi trattamenti che si rivelarono non risolutivi, a Patricia venne prospettata la possibilità di una protesi di spalla.
Durante il consulto discusse con il chirurgo vantaggi e limiti della protesi anatomica e di quella inversa. «Abbiamo discusso i pro e i contro post-operatori di entrambe le soluzioni. Il medico non si è minimamente scomposto di fronte al mio foglio di calcolo di due pagine pieno di domande. La sua preoccupazione era assicurarsi che fossi informato e a mio agio, il che mi ha rassicurato sul fatto che sarei stato in buone mani, sia in senso figurato che letterale! La decisione finale (presa durante l'intervento) è stata che avevo bisogno di una protesi totale di spalla inversa. L'intervento in sé è stato fantastico: dal ricovero alla dimissione.».
La visita ortopedica chirurgica può essere prenotata attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, generalmente con l’impegnativa e tramite il CUP, oppure privatamente. Attraverso il sito di prenotazioni mediche online EccellenzaMedica.it è possibile individuare medici e strutture che si occupano delle patologie della spalla, verificare le disponibilità e prenotare una visita.
Domande frequenti
L’artroscopia della spalla è dolorosa?
Durante l’intervento non si avverte dolore grazie all’anestesia. Nei giorni successivi sono normali dolore e gonfiore, generalmente controllabili con farmaci, ghiaccio ed eventuale blocco nervoso.
Che anestesia si usa per un intervento alla spalla?
Si utilizza spesso l’anestesia generale associata a un blocco dei nervi della spalla. In alcuni casi è possibile ricorrere all’anestesia regionale con sedazione. La scelta spetta all’anestesista.
Quanto dura un intervento chirurgico alla spalla?
Dipende dalla procedura. Un intervento semplice può durare meno di un’ora, mentre riparazioni complesse e revisioni possono superare le due ore. Una protesi richiede generalmente una-due ore
Quanti giorni di ricovero sono necessari dopo l’operazione?
Molte artroscopie vengono eseguite in day surgery, con dimissioni in giornata. Una protesi o un intervento complesso può richiedere uno o più giorni di degenza ospedaliera, in base alle condizioni del paziente e all’organizzazione della struttura.
Quanto dura la convalescenza dopo un intervento alla spalla?
Può variare da alcune settimane a diversi mesi. Dopo la riparazione della cuffia o una protesi, il recupero funzionale richiede spesso quattro-sei mesi e può continuare a migliorare fino a un anno.
Quando si può tornare a guidare?
Non si deve guidare con il tutore o assumendo farmaci che riducono l’attenzione. Si può riprendere quando si controlla il volante in sicurezza e si riesce a effettuare una manovra d’emergenza. Dopo una protesi servono spesso dalle due alle sei settimane.
Per quanto tempo bisogna portare il tutore?
Da pochi giorni dopo procedure minori fino a quattro-sei settimane dopo una riparazione tendinea o una protesi. La durata dipende dai tessuti trattati e non deve essere modificata senza il consenso del chirurgo.
Un intervento alla spalla può essere ripetuto?
Sì. Una revisione può essere necessaria in caso di nuova lesione, instabilità, rigidità, infezione o usura della protesi. Il secondo intervento è generalmente più complesso del primo.
Quanto può durare una protesi della spalla?
La durata varia, ma la stragrande maggioranza delle protesi risulta ancora funzionante dopo dieci anni. Età, attività, tipo di impianto e complicanze possono influenzarne la longevità.
Quanto costa un intervento privato alla spalla?
Un’artroscopia privata costa mediamente 4.000-5.500 euro. Per riparare la cuffia o stabilizzare il cercine si spendono generalmente 4.800-5.500 euro. Chirurgia aperta e protesi richiedono un preventivo personalizzato; tramite SSN l’intervento è coperto in presenza di un’indicazione clinica, salvo eventuali ticket per le prestazioni correlate.
Fonti e bibliografia
- Riap.iss.it/riap/it/attivita/report/2024/10/29/report-annuale-riap-2023/;
- Aaos.org/globalassets/quality-and-practice-resources/rotator-cuff/rotator-cuff-2025/rotator-cuff-cpg.pdf;
- Albounico.fnomceo.it/;
- Daher M, Ilyas MH, Gonzalez-Morgado D, Steinmann SP, Abboud JA, Kassam HF. Defining surgeon experience thresholds for the reduction in complications and revisions after shoulder arthroplasty: a meta-analysis of 332,542 patients. J Shoulder Elb Arthroplast. 2026 Apr 13;10(1-2):100020. doi: 10.1016/j.jsea.2026.100020. PMID: 42182085; PMCID: PMC13195331;
- Pne.agenas.it/ospedaliera/indicatori?noso=muscoloscheletrico;
- Snhhealth.org/about-us/about-snhh/news-and-articles/navigating-rotator-cuff-surgery-podcast;
- Hss.edu/back-in-the-game/stories/2016/01/patricia-brawer.

