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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Prevenzione tumore ovarico: cosa si può fare davvero?


Non esiste un metodo capace di impedire con certezza la comparsa del tumore ovarico. A differenza di quanto accade per altre neoplasie, inoltre, ad oggi non è disponibile un programma di screening ufficiale da proporre periodicamente a tutte le donne senza sintomi.


Questo non significa che non si possa fare prevenzione. È possibile valutare i fattori di rischio personali e familiari, adottare alcune scelte associate a una minore probabilità di ammalarsi e, nelle donne con una predisposizione ereditaria, considerare strategie preventive specifiche.


È importante, però, distinguere la riduzione del rischio dalla diagnosi precoce. Il CA-125, l’ecografia transvaginale e la visita ginecologica possono essere utili in determinate situazioni cliniche, ma non danno garanzie assolute e certe rispetto alla possibilità di individuare precocemente la malattia in una donna asintomatica.


In sintesi:


  • Non esiste uno screening raccomandato a tutte le donne per il tumore ovarico;
  • Prevenire significa ridurre il rischio, non eliminarlo completamente;
  • Età, endometriosi, peso corporeo e alcuni fattori ormonali possono influire sul rischio;
  • La presenza in famiglia di tumori ovarici o di alcuni altri tumori può rendere utile una consulenza genetica;
  • CA-125, ecografia e Pap test non devono essere considerati esami preventivi equivalenti;
  • La chirurgia preventiva riguarda casi specifici e va valutata attentamente;
  • Sintomi nuovi, frequenti o persistenti devono essere riferiti al medico senza attendere il controllo successivo.


Si può davvero prevenire il tumore ovarico?


Il tumore ovarico non può essere prevenuto con certezza. Alcuni fattori che ne favoriscono la comparsa, come l’età e la predisposizione genetica, non sono modificabili. È però possibile ridurre il rischio e individuare le donne che potrebbero beneficiare di controlli o strategie preventive personalizzate.


La prevenzione del tumore ovarico può seguire due direzioni:


  • Prevenzione primaria, che interviene sui fattori di rischio modificabili o utilizza specifiche misure mediche e chirurgiche;
  • Valutazione del rischio individuale, che considera storia personale, familiarità e possibili mutazioni genetiche.


Non bisogna invece confondere la prevenzione con lo screening. Lo screening cerca una malattia in persone che non presentano sintomi. Per il tumore ovarico, però, non esiste ancora un esame che abbia dimostrato di ridurre la mortalità quando viene proposto periodicamente alla popolazione generale.


Comprendere questa differenza è particolarmente importante perché la malattia viene spesso riconosciuta quando si è già estesa. Il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025”, realizzato dall’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM) insieme all’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) e ad altri enti scientifici, ha evidenziato:


  • 5.423 nuove diagnosi relative all'anno 2024;
  • 75-80% delle pazienti con malattia in stadio avanzato al momento della diagnosi;
  • Tasso di sopravvivenza netta a cinque anni pari al 43%.


Il Global Cancer Observatory, piattaforma epidemiologica gestita dall’International Agency for Research on Cancer dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha stimato a livello mondiale, per il 2024, 330.731 nuovi casi e 203.850 decessi.


La prevenzione deve quindi partire da una domanda concreta: la donna presenta un rischio simile a quello della popolazione generale oppure possiede caratteristiche personali o familiari che comportano la necessità di seguire un percorso differente?


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Quali fattori non genetici possono aumentare il rischio?


Un fattore di rischio è una caratteristica associata a una maggiore probabilità di sviluppare una malattia, ma non ne rappresenta necessariamente la causa. La presenza di uno o più fattori non permette quindi di prevedere se una donna svilupperà un tumore ovarico.


FattoreCosa sappiamo
EtàIl rischio aumenta con l’invecchiamento. La maggior parte dei carcinomi ovarici interessa donne in postmenopausa.
EndometriosiÈ associata soprattutto a un aumento del rischio dei tumori ovarici endometrioidi e a cellule chiare, le quali rappresentano solo una parte delle neoplasie ovariche.
Eccesso di pesoUn indice di massa corporea elevato è associato a un incremento generalmente contenuto del rischio.
Terapia ormonale della menopausaL’uso attuale o recente può determinare un lieve aumento del rischio che, però, tende a diminuire progressivamente dopo la sospensione della terapia.
Periodo ovulatorio più lungoUn menarca precoce e una menopausa tardiva comportano un maggior numero di ovulazioni nel corso della vita e un rischio più elevato.
Storia riproduttivaL'assenza di gravidanze, l’infertilità e una prima gravidanza in età più avanzata sono condizioni associate a un maggiore rischio.


Per quanto concerne l'endometriosi, le analisi riassunte dal National Cancer Institute, l’agenzia oncologica dei National Institutes of Health statunitensi, indicano un rischio relativo circa 1,8-2,4 volte superiore. L’aumento riguarda però soprattutto alcuni sottotipi meno frequenti: il rischio assoluto stimato per queste forme passerebbe da circa lo 0,2% nella popolazione generale allo 0,4-0,6% nelle donne con endometriosi. L’endometriosi, quindi, non va intesa come una condizione precancerosa necessariamente destinata a evolvere in tumore.


Anche il rapporto tra terapia ormonale della menopausa e tumore ovarico va valutato con cautela. I dati mostrano un incremento contenuto nelle utilizzatrici attuali o recenti, ma la decisione di iniziare, continuare o sospendere la terapia deve tenere conto di fattori come sintomi, età, condizioni di salute e benefici attesi. Non è consigliabile interrompere autonomamente un trattamento già prescritto.


Quando è consigliabile una consulenza genetica?


La presenza di più tumori nella stessa famiglia non dimostra automaticamente l’esistenza di una mutazione ereditaria. Può però rappresentare un segnale da approfondire attraverso una consulenza oncogenetica, cioè un colloquio specialistico nel quale vengono ricostruiti i casi di tumore presenti nei diversi rami familiari.


Secondo il già citato rapporto AIOM-AIRTUM, circa un caso su cinque dei tumori di ovaio e tube presenta una componente eredo-familiare. I geni più conosciuti sono BRCA1 e BRCA2, ma esistono anche alterazioni meno frequenti, come quelle che interessano BRIP1, RAD51C e RAD51D oppure i geni associati alla sindrome di Lynch.


Una valutazione genetica può essere consigliata quando in famiglia sono presenti:


  • Uno o più casi di tumore ovarico, delle tube o del peritoneo;
  • Tumori della mammella diagnosticati prima dei 50 anni;
  • Più casi di tumore mammario e ovarico nello stesso ramo familiare;
  • Un tumore della mammella in un uomo;
  • Tumori pancreatici o prostatici aggressivi;
  • Una variante genetica patogena già identificata in un consanguineo.


Il rischio cambia sensibilmente quando viene ereditata una variante patogena di BRCA1 o BRCA2. Il National Cancer Institute stima che nel corso della vita sviluppi un tumore ovarico, tubarico o peritoneale:


  • Il 39-58% delle donne con una variante patogena di BRCA1;
  • Il 13-29% delle donne con una variante patogena di BRCA2;
  • Circa l’1,1% delle donne nella popolazione generale.


La consulenza genetica dovrebbe precedere il test. Spetta allo specialista valutare se l’esame è appropriato, quali geni analizzare e quale familiare sia preferibile sottoporre per primo al test. Se possibile, l’indagine parte dalla persona che ha già ricevuto una diagnosi di tumore, così da rendere più chiara l’interpretazione dei risultati negli altri familiari. Il test si esegue generalmente su un campione di sangue o di saliva e può fornire tre tipi principali di risposta:


  • Positivo, quando viene identificata una variante patogena o probabilmente patogena;
  • Negativo, il cui significato dipende dalla storia familiare e dall’eventuale mutazione già conosciuta nella famiglia;
  • Variante di significato incerto, quando non esistono ancora dati sufficienti per stabilire se l’alterazione aumenti il rischio.


Quali scelte possono contribuire a ridurre il rischio?


Nessun comportamento può azzerare il rischio di tumore ovarico. Alcune scelte, però, possono ridurlo o aiutare a controllare fattori modificabili, come ad esempio:


  • Mantenere un peso adeguato: sovrappeso e obesità sono associati a un lieve aumento del rischio. Un’alimentazione equilibrata e l’attività fisica aiutano a gestire il peso e proteggono anche la salute cardiovascolare;
  • Valutare con il ginecologo un eventuale ricorso alla contraccezione: l’uso prolungato della pillola anticoncezionale è associato a una minore probabilità di insorgenza del tumore ovarico. La protezione può persistere per molti anni dopo la sospensione;
  • Non affidarsi a integratori o “diete anticancro”: nessun alimento, integratore o regime alimentare ha dimostrato di prevenire da solo questa neoplasia;
  • Discutere le terapie ormonali con il medico: benefici, durata e possibili rischi devono essere valutati in base all’età, ai sintomi e alla storia clinica personale.


Una vasta ricerca nazionale condotta in Danimarca su donne tra 15 e 49 anni ha associato l’uso della contraccezione ormonale a circa 3,2 casi di tumore ovarico in meno ogni 100.000 donne per anno. La riduzione assoluta appare contenuta perché la malattia è relativamente rara. La pillola, inoltre, può causare effetti indesiderati, tra cui in alcune pazienti un maggiore rischio di trombosi. Non deve quindi essere assunta esclusivamente per prevenire il tumore ovarico.


Anche avere portato a termine una gravidanza e avere allattato sono condizioni associate a un rischio inferiore, probabilmente perché riducono il numero complessivo delle ovulazioni. Le donne che hanno partorito presentano, negli studi osservazionali, un rischio relativo inferiore di circa il 30% rispetto a chi non ha avuto gravidanze.


Perché CA-125 ed ecografia non sono test di screening?


Il dosaggio del CA-125 e l’ecografia transvaginale non sono test di screening efficaci per le donne asintomatiche con un rischio medio. Gli studi non hanno dimostrato che il loro impiego periodico riduca la mortalità per tumore ovarico.


Per screening si intende un esame offerto a persone asintomatiche, con l’obiettivo di individuare una malattia prima che si manifesti tramite segnali evidenti. Affinché sia utile, il test deve essere in grado di riconoscere un significativo numero di tumori in fase iniziale, limitare i falsi allarmi e contribuire concretamente a salvare vite.


EsamePerché non è sufficiente come test di screening
CA-125Può mostrare valori nella norma nelle fasi iniziali della malattia e aumentare in presenza di endometriosi, fibromi, malattie del fegato e altre condizioni non tumorali
Ecografia transvaginalePuò aiutare a individuare una massa ovarica ma non sempre consente di distinguere una formazione benigna da un tumore


Lo studio statunitense PLCO, uno dei più importanti trial randomizzati dedicati allo screening oncologico, ha registrato 3.285 risultati falsamente positivi tra le donne sottoposte a CA-125 ed ecografia. Di queste, 1.080 sono state operate per approfondire il sospetto e 163, pari al 15%, hanno avuto almeno una complicanza grave. Lo screening non ha prodotto una riduzione della mortalità per tumore ovarico.


Sulla medesima lunghezza d'onda i risultati del trial britannico UKCTOCS, pubblicato su The Lancet, rivista medica internazionale sottoposta a revisione scientifica. Lo studio ha coinvolto 202.562 donne e le ha seguite per un periodo mediano di 16,3 anni. Lo screening ha favorito un aumento del numero di diagnosi in stadio iniziale ma i decessi per tumore ovarico o tubarico si sono attestati soltanto intorno allo 0,6% sia nei gruppi di controllo sia nel gruppo che non si è sottoposto allo screening. Diagnosticare più tumori precoci, quindi, non si è tradotto in una riduzione significativa della mortalità.


Ciò non significa che CA-125 ed ecografia siano inutili. Il medico può prescriverli:


  • In presenza di sintomi o di una massa sospetta;
  • Per approfondire un reperto emerso durante la visita ginecologica;
  • Per monitorare alcune pazienti già curate per un tumore ovarico;
  • All’interno di percorsi specialistici rivolti a persone con rischio genetico elevato.


Quando la chirurgia preventiva può ridurre il rischio?


La chirurgia preventiva può essere presa in considerazione soprattutto quando, in seguito a una consulenza genetica, viene confermato un alto rischio ereditario, per esempio in presenza di una variante patogena di BRCA1 o BRCA2.


L’intervento con le prove più solide è la salpingo-ovariectomia bilaterale preventiva, che consiste nell’asportazione di entrambe le tube di Falloppio e delle ovaie. Si valuta dopo avere completato il progetto riproduttivo, tenendo conto del gene coinvolto, dell’età e dei tumori comparsi nella famiglia.


Uno studio internazionale su quasi 4.300 donne con varianti BRCA1 o BRCA2, illustrato dal National Cancer Institute, ha confrontato chi si era sottoposto all’intervento con chi non lo aveva effettuato. Dopo un periodo mediano di nove anni, erano decedute per tumore ovarico circa il 3,5% delle donne non operate, rispetto allo 0,25% di quelle operate.


Le linee guida del NICE, ente pubblico britannico, indicano orientativamente come età minima per considerare l'intervento:


  • 35 anni per le persone con variante BRCA1;
  • 40 anni per quelle con variante BRCA2;
  • 45 anni per alcune varianti di RAD51C, RAD51D, BRIP1 e PALB2.


Tali soglie, però, non rappresentano scadenze automatiche. La scelta va presa sempre previo confronto con il genetista, il ginecologo oncologo ed eventuali specialisti della fertilità e della menopausa.


In un’intervista pubblicata dalla testata statunitense specializzata in oncologia OncLive, la dottoressa Karen H. Lu, ginecologa oncologa dell’MD Anderson Cancer Center, ha richiamato l’attenzione su una delle principali criticità dell'intervento chirurgico: “La difficoltà maggiore è chiedere alle donne con BRCA1 o BRCA2 di affrontare la menopausa da 10 a 15 anni prima del previsto”.


Il medico ha spiegato che la terapia ormonale può attenuare alcune conseguenze ma non elimina tutti i cambiamenti prodotti dall’asportazione delle ovaie, in particolare:


  • Perdita definitiva della fertilità naturale;
  • Vampate;
  • Disturbi del sonno;
  • Possibili cambiamenti della sessualità.


Il Fred Hutchinson Cancer Center, centro statunitense di ricerca e cura dei tumori con sede a Seattle, ha raccontato l’esperienza di Amy Byer Shainman. Dopo avere perso alcuni familiari per tumori della mammella e dell’ovaio, Amy scoprì nel 2009 di essere portatrice di una variante BRCA1.


Prima di scegliere l’intervento parlò con una consulente genetica e con un oncologo esperto di rischio ereditario. Nel 2010 decise di sottoporsi all’asportazione preventiva di ovaie, tube e utero. “Non è stata una decisione presa alla leggera. Ma mi sento fortunata: non ho avuto il cancro”. La sua esperienza mostra che la scelta finale deve necessariamente considerare diversi fattori: dalla valutazione congiunta del rischio, alla storia familiare, dai progetti personali alle conseguenze legate all'intervento.


Nelle donne con rischio medio che devono già affrontare un intervento ginecologico o addominale e non desiderano future gravidanze, è possibile valutare la salpingectomia opportunistica, cioè l’asportazione delle sole tube senza intaccare le ovaie. In questo modo non si provoca una menopausa chirurgica.


Un aggiornamento del 2026 dell’American College of Obstetricians and Gynecologists, società scientifica statunitense di ginecologia e ostetricia, riporta una riduzione del rischio fino al 78% negli studi osservazionali disponibili.


Per le persone con rischio genetico elevato, invece, non è ancora dimostrato che rimuovere le sole tube offra la stessa protezione dell’asportazione di tube e ovaie.


Quali sintomi richiedono una valutazione urgente?


Il tumore ovarico non provoca sempre sintomi specifici nelle fasi iniziali. È consigliabile richiedere una valutazione medica tempestiva in presenza di un disturbo nuovo, frequente, persistente o in progressivo peggioramento e che, come stabilito dalle linee guida del National Health Service, compare almeno 12 volte nell'arco del mese. I principali segnali da non trascurare sono:


  • Gonfiore o aumento del volume dell’addome;
  • Dolore addominale o pelvico;
  • Senso di sazietà dopo avere mangiato poco;
  • Perdita di appetito;
  • Bisogno di urinare più spesso o con maggiore urgenza;
  • Stipsi, diarrea o altri cambiamenti persistenti dell’intestino;
  • Perdita di peso o stanchezza senza una causa evidente;
  • Sanguinamento vaginale insolito, soprattutto dopo la menopausa.


Il controllo dovrebbe avvenire con particolare rapidità quando i sintomi:


  • Compaiono per la prima volta dopo i 50 anni o dopo la menopausa;
  • Si presentano insieme o in rapida successione;
  • Non migliorano con i trattamenti abituali;
  • Si associano a un rapido aumento della circonferenza dell’addome;
  • Riguardano una persona affetta da una variante genetica nota o con storia familiare di tumori ovarici o mammari.


Serve, invece, assistenza immediata in caso di dolore pelvico improvviso e molto intenso, soprattutto se accompagnato da nausea, vomito, svenimento, sanguinamento abbondante o difficoltà respiratoria. Questi segnali non indicano necessariamente un tumore: potrebbero dipendere anche dalla torsione o dalla rottura di una cisti e da altre condizioni acute.


Domande frequenti


A che età è più comune il tumore ovarico?


È più comune dopo la menopausa. La maggior parte delle diagnosi avviene tra i 50 e i 69 anni.


A quale specialista rivolgersi?


Il primo riferimento è il ginecologo. In presenza di rischio ereditario può essere coinvolto un genetista medico; se emerge una massa sospetta, lo specialista di riferimento è il ginecologo oncologo.


Il Pap test può rilevare un tumore alle ovaie?


No. Il Pap test raccoglie cellule dal collo dell’utero e serve soprattutto a individuare alterazioni cervicali, non tumori delle ovaie.


Quali condizioni possono aumentare il CA-125 senza un tumore?


Il CA-125 può aumentare durante le mestruazioni o la gravidanza e in presenza di endometriosi, fibromi, infiammazioni pelviche, malattie epatiche o pancreatite.


Una cisti ovarica può trasformarsi in tumore?


Le comuni cisti funzionali o semplici sono quasi sempre benigne e non si trasformano in tumori. Una cisti persistente, complessa o comparsa dopo la menopausa richiede però una valutazione specifica.


Il vaccino HPV protegge dal tumore ovarico?


No. Il vaccino previene i tumori causati dal papillomavirus, soprattutto quello della cervice uterina, ma il tumore ovarico non è considerato una neoplasia legata all’HPV.


Il tumore ovarico può comparire anche senza familiarità?


Sì. La maggior parte dei tumori ovarici è sporadica e compare in persone che non hanno casi noti in famiglia né varianti genetiche ereditarie identificate.


La fecondazione assistita aumenta il rischio di tumore ovarico?


Non è stato dimostrato un significativo aumento del rischio.


Quanto tempo impiega un tumore ovarico a svilupparsi?


Alcune alterazioni potrebbero impiegare anni, mentre le forme sierose di alto grado possono crescere e diffondersi rapidamente dopo essere diventate invasive.


Fonti e bibliografia


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