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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Artroscopia della spalla: intervento e tempi di recupero


L’artroscopia della spalla è una tecnica chirurgica mininvasiva che permette di osservare e trattare diverse strutture dell’articolazione attraverso piccole incisioni. Il chirurgo utilizza una telecamera chiamata artroscopio e strumenti sottili. La procedura viene scelta in base alla lesione e alle esigenze del paziente.


In breve:


  • L’artroscopia permette di esaminare l’interno della spalla senza ricorrere a un’ampia incisione;
  • Può essere utilizzata per trattare tendini, legamenti, cartilagine, labbro glenoideo e altri tessuti;
  • L’intervento viene generalmente eseguito con anestesia e spesso non richiede un ricovero prolungato;
  • Dolore, uso del tutore e tempi di recupero cambiano in base alla procedura effettuata;
  • La fisioterapia rappresenta una parte importante del percorso postoperatorio;
  • Come ogni intervento, anche l’artroscopia presenta possibili rischi e non è indicata per tutti i problemi della spalla.


Cos’è l’artroscopia della spalla e a cosa serve?


L’artroscopia della spalla è una tecnica che consente al chirurgo di osservare direttamente l’interno dell’articolazione e, quando necessario, di trattare le strutture danneggiate.


Durante l’intervento, il medico introduce attraverso una piccola incisione l’artroscopio, un sottile strumento dotato di telecamera e fonte luminosa. Le immagini vengono ingrandite e trasmesse su un monitor. Attraverso altre piccole aperture, il chirurgo può inserire gli strumenti necessari per eseguire la procedura. L’artroscopia permette di esaminare diverse parti della spalla, tra cui:


  • Tendini della cuffia dei rotatori;
  • Labbro glenoideo, l’anello di tessuto che circonda la cavità articolare;
  • Capo lungo del bicipite;
  • Cartilagine;
  • Legamenti;
  • Borsa subacromiale;
  • Superficie delle ossa che formano l’articolazione.


Questa tecnica può essere utilizzata sia per individuare la causa di alcuni disturbi sia per riparare i tessuti danneggiati. Oggi, però, esami come ecografia, risonanza magnetica e tomografia computerizzata permettono spesso di formulare la diagnosi prima dell’operazione.


Quando si parla di artroscopia, quindi, non ci si riferisce a un unico intervento, bensì a una modalità di accesso alla spalla. Attraverso la stessa tecnica si possono eseguire procedure differenti, dalla riparazione di un tendine alla stabilizzazione dell’articolazione. Rispetto alla chirurgia aperta, comporta incisioni più piccole, ma rimane un intervento chirurgico vero e proprio e deve essere proposto soltanto in presenza di un’indicazione precisa.


artroscopia della spalla


Quando è indicata l’artroscopia della spalla?


L’artroscopia della spalla può essere indicata quando una lesione provoca dolore persistente, perdita di forza, instabilità o difficoltà nei movimenti e i trattamenti conservativi non hanno prodotto un miglioramento sufficiente. In presenza di traumi importanti, invece, il chirurgo può valutare l’intervento a stretto giro. Prima di proporre l’operazione, lo specialista considera:


  • Causa e durata dei sintomi;
  • Limitazioni nelle attività quotidiane;
  • Età e condizioni generali del paziente;
  • Caratteristiche della lesione;
  • Esito della visita e degli esami diagnostici;
  • Risposta a farmaci, fisioterapia o infiltrazioni;
  • Esigenze lavorative e sportive.


Una lesione rilevata dagli esami diagnostici non rende automaticamente necessaria L’artroscopia non è sempre necessaria. Ciò vale anche in caso di lesione rilevata da un esame diagnostico. In una intervista in formato Q&A pubblicata dalla Mayo Clinic, organizzazione sanitaria e centro di ricerca statunitense, il chirurgo ortopedico della spalla Christopher Camp chiarisce: «Molti pazienti con tendinite migliorano senza chirurgia. Anche alcune lesioni complete di piccole dimensioni possono essere trattate senza intervento».


Camp spiega che, in diversi casi, i trattamenti conservativi basati su farmaci antinfiammatori, ghiaccio, modifica delle attività e fisioterapia possono essere sufficienti. La chirurgia può invece diventare un’opzione maggiormente indicata per i pazienti attivi con una lesione completa, soprattutto quando dolore, debolezza e limitazioni funzionali persistono.


La chirurgia della cuffia dei rotatori rappresenta una delle applicazioni più frequenti dell’artroscopia. Uno studio nazionale pubblicato su Archives of Orthopaedic and Trauma Surgery, rivista scientifica internazionale di ortopedia e traumatologia, ha analizzato le schede di dimissione ospedaliera raccolte dal Ministero della Salute. Tra il 2001 e il 2014, in Italia sono state eseguite 390.001 riparazioni della cuffia, con una media di 62,1 procedure ogni 100.000 abitanti con più di 25 anni. Circa il 65% degli interventi riguardava persone di età inferiore ai 65 anni.


Questi dati descrivono tutte le riparazioni della cuffia registrate nel periodo considerato, non soltanto quelle eseguite in artroscopia. Confermano però quanto queste lesioni possano interessare anche la popolazione in età lavorativa.


L’indicazione all’artroscopia rimane quindi individuale. È compito del chirurgo stabilire se il problema può essere realmente corretto con questa tecnica e se i benefici attesi superano i rischi dell’intervento.


Quali interventi si possono eseguire in artroscopia?


L’artroscopia consente di eseguire interventi differenti. La procedura scelta dipende dalla struttura danneggiata, dalle caratteristiche della lesione e dalle condizioni generali dell’articolazione.


Problema da trattarePossibile procedura artroscopica
Lesione della cuffia dei rotatoriIl chirurgo riporta il tendine nella sua posizione e lo fissa all’osso con suture e piccole ancore
Instabilità o lussazioni ricorrentiRipara il labbro glenoideo e può restringere la capsula articolare per rendere la spalla più stabile
Lesione del labbro glenoideoRegolarizza o ripara il tessuto lesionato, in base alla sede e all’estensione del danno
Problemi del capo lungo del bicipiteEsegue una tenotomia, liberando il tendine, oppure una tenodesi, fissandolo in una nuova posizione
Tendinopatia calcificaRimuove il deposito di calcio presente nel tendine
Rigidità della spallaEsegue un’artrolisi per liberare la capsula e recuperare parte del movimento
Tessuti danneggiati o corpi mobiliRimuove frammenti e tessuti irritati mediante un intervento chiamato debridement
Infiammazione dello spazio subacromialePuò rimuovere la borsa infiammata e, in casi selezionati, rimodellare una parte dell’acromion


Durante la stessa artroscopia il chirurgo può effettuare più procedure. Per esempio, una lesione della cuffia può essere associata a un problema del bicipite o a un’infiammazione della borsa subacromiale. Il programma operatorio viene definito prima dell’intervento, ma può essere adattato in base a ciò che il medico osserva direttamente nella spalla.


Come si svolge l’intervento?


Prima dell’artroscopia, il paziente viene sottoposto a una valutazione clinica e anestesiologica. In base all’età e alle condizioni di salute, il medico può richiedere esami del sangue, elettrocardiogramma o altri accertamenti. Il paziente deve inoltre comunicare i farmaci e gli integratori eventualmente assunti e rispettare le indicazioni sul digiuno.


In sala operatoria, il paziente viene sistemato in una posizione che consenta al chirurgo di raggiungere facilmente le diverse strutture della spalla. Le posizioni più utilizzate sono:


  • Semiseduta, simile a quella assunta su una sedia reclinabile;
  • Sul fianco.


Dopo avere disinfettato la pelle e preparato il campo operatorio, l’intervento si svolge generalmente attraverso questi passaggi:


  1. Il chirurgo introduce nella spalla una soluzione sterile che distende l’articolazione e agevola la visibilità delle strutture interne;
  2. Pratica una piccola incisione e inserisce l’artroscopio;
  3. La telecamera trasmette su un monitor le immagini ingrandite della spalla;
  4. Il medico osserva e valuta direttamente tendini, cartilagine, labbro glenoideo, legamenti e altre strutture;
  5. Attraverso ulteriori piccole incisioni introduce gli strumenti necessari per riparare o rimuovere i tessuti danneggiati;
  6. Al termine estrae gli strumenti e chiude le incisioni con punti o cerotti chirurgici;
  7. Applica la medicazione e, se necessario, un tutore per proteggere la spalla.


L’American Academy of Orthopaedic Surgeons, organizzazione scientifica statunitense che riunisce gli specialisti in chirurgia ortopedica, precisa che il chirurgo può avvalersi di vari strumenti per tagliare, regolarizzare, afferrare o suturare i tessuti.


La maggior parte delle artroscopie della spalla dura meno di due ore, ma non esiste una durata uguale per tutti. Una procedura semplice, come la rimozione di un piccolo frammento, può essere più breve rispetto alla riparazione di una lesione estesa o all’esecuzione di più trattamenti nello stesso intervento.


Quale anestesia viene utilizzata e quanto dura il ricovero?


L’artroscopia della spalla può essere eseguita con:


  • Blocco nervoso regionale;
  • Anestesia generale;
  • Combinazione delle due tecniche.


Il blocco regionale consiste nell’iniezione di un anestetico vicino ai nervi che trasmettono la sensibilità dalla spalla e dal braccio. L’arto rimane temporaneamente addormentato e il blocco contribuisce a controllare il dolore anche nelle ore successive all’intervento. L’anestesia generale, invece, mantiene il paziente addormentato durante l’operazione. In molti casi, il blocco nervoso viene associato a una sedazione o anestesia generale leggera.


La scelta dipende da:


  • procedura programmata e durata prevista;
  • condizioni di salute del paziente;
  • valutazione dell’anestesista;
  • preferenze dell’équipe chirurgica;
  • necessità di controllare il dolore postoperatorio.


L’artroscopia della spalla viene generalmente eseguita in regime ambulatoriale o di day surgery. Dopo l’operazione, il paziente rimane per una o due ore nell’area di risveglio, dove il personale monitora dolore, pressione, sensibilità del braccio e ripresa dall’anestesia.


Se le condizioni sono stabili, è possibile tornare a casa il giorno stesso dell'intervento. Di contro, può essere necessaria una notte di ricovero in presenza di particolari problemi di salute, difficoltà nel controllo del dolore o della nausea o altre esigenze cliniche. Dopo l’anestesia non è possibile guidare: occorre quindi organizzare in anticipo il rientro a casa con un accompagnatore.


Quali sono i vantaggi e i limiti dell’artroscopia?


È importante valutare i possibili vantaggi dell'artroscopia insieme ai limiti di questa tecnica.


Possibili vantaggiLimiti da considerare
Incisioni cutanee di dimensioni ridotteNon tutte le patologie possono essere trattate in artroscopia
Minore danneggiamento dei tessuti superficialiUna piccola incisione può nascondere una riparazione interna complessa
Visione ingrandita delle strutture della spallaLa procedura richiede strumenti specifici e un chirurgo esperto
Possibilità, durante un unico intervento, di effettuare sia diagnosi che trattamento del problema riscontratoIl trattamento può essere adattato a seconda delle lesioni che emergono durante l'operazione
Dimissioni (quasi sempre) nella stessa giornata dell'interventoAlcuni pazienti potrebbero necessitare di una notte di ricovero
Ferite generalmente più piccole rispetto alla chirurgia apertaIl recupero completo può, in alcuni casi, richiedere diversi mesi


La tecnica artroscopica non modifica i tempi biologici di guarigione dei tessuti. Per esempio, un tendine fissato nuovamente all’osso deve avere il tempo di consolidarsi anche se l’intervento è stato eseguito attraverso pochi e piccoli accessi.


In presenza di lesioni molto estese, importanti danni ossei o artrosi avanzata, il chirurgo può preferire un intervento aperto o una procedura differente. In alcuni casi può anche iniziare l’operazione in artroscopia e decidere di ampliare l’accesso se non riesce a completare il trattamento in sicurezza con la tecnica mininvasiva.


L’artroscopia non deve quindi essere considerata automaticamente la soluzione migliore. La scelta dipende dal tipo di danno, dagli obiettivi dell’intervento e dalla tecnica che offre maggiori probabilità di ottenere un risultato utile per il paziente.


Quali sono i rischi e le possibili complicanze?


L’artroscopia della spalla è una procedura generalmente sicura, ma presenta alcuni rischi comuni a tutti gli interventi chirurgici e altri legati alla struttura trattata. La probabilità di sviluppare una complicanza cambia in base al tipo di operazione, alla sua durata e alle condizioni del paziente. Le possibili complicanze comprendono:


  • Infezione delle incisioni o dei tessuti più profondi;
  • Sanguinamento o formazione di un ematoma;
  • Reazioni ai farmaci utilizzati per l’anestesia;
  • Lesione di nervi o vasi sanguigni;
  • Formazione di coaguli, evenienza poco comune negli interventi alla spalla;
  • Rigidità articolare;
  • Dolore che persiste più a lungo del previsto;
  • Difficoltà di guarigione del tendine o degli altri tessuti riparati;
  • Nuova rottura della cuffia dei rotatori;
  • Ritorno dell’instabilità dopo una procedura eseguita per lussazioni ricorrenti.


Le infezioni che richiedono un nuovo intervento risultano poco frequenti. Uno studio pubblicato su The American Journal of Sports Medicine, rivista scientifica internazionale dedicata alla medicina e alla chirurgia dello sport, ha analizzato 165.820 artroscopie della spalla eseguite negli Stati Uniti. Entro 30 giorni, 450 pazienti hanno sviluppato un’infezione che ha richiesto un’altra operazione, con un’incidenza complessiva dello 0,27%.


Alcune complicanze dipendono direttamente dalla procedura effettuata. Dopo la riparazione della cuffia, per esempio, il tendine potrebbe non aderire completamente all’osso o lesionarsi di nuovo. Dopo la stabilizzazione della spalla, invece, potrebbe ripresentarsi una sensazione di instabilità. Questi eventi non dipendono soltanto dalla tecnica chirurgica, ma anche dalle dimensioni della lesione, dalla qualità dei tessuti e dal rispetto del programma postoperatorio.


Prima dell’intervento, il chirurgo e l’anestesista valutano eventuali fattori che potrebbero favorire un aumento del rischio. Il paziente deve comunicare patologie, allergie, terapie assunte o eventuali problemi avuti in passato con l’anestesia. È inoltre importante seguire le indicazioni relative a farmaci, fumo, medicazioni e riabilitazione.


Quanto durano recupero e riabilitazione?


Il recupero dopo un’artroscopia della spalla può durare da alcune settimane a diversi mesi. La tempistica dipende soprattutto da ciò che il chirurgo ha eseguito all’interno dell’articolazione, non dalle dimensioni delle incisioni cutanee.


Dopo una procedura di lieve entità, come la rimozione di tessuto irritato o di un piccolo corpo mobile, è possibile recuperare la mobilità più rapidamente. La riparazione di un tendine, del labbro glenoideo o della capsula richiede invece un periodo di protezione più lungo, perché i tessuti devono aderire e consolidarsi.


Il percorso riabilitativo si sviluppa generalmente attraverso queste fasi:


FaseObiettivo
Protezione inizialeControllare dolore e gonfiore e proteggere le strutture operate
Recupero del movimentoRipristinare gradualmente la mobilità senza sollecitare eccessivamente la riparazione
Rinforzo muscolareRecuperare forza, stabilità e controllo della spalla
Ritorno alle attivitàRiprendere progressivamente lavoro, attività quotidiane e sport


Nelle prime fasi il fisioterapista può eseguire o insegnare movimenti passivi, nei quali il paziente non contrae direttamente i muscoli operati. Gli esercizi attivi e il rinforzo vengono introdotti soltanto quando la guarigione dei tessuti lo consente.


Secondo la Cleveland Clinic, centro medico accademico statunitense, le piccole incisioni richiedono generalmente una o due settimane per guarire. Il percorso necessario per recuperare flessibilità, forza e uso della spalla può invece durare da tre a sei mesi o più.


Dopo la riparazione della cuffia dei rotatori, il recupero complessivo avviene in circa sei mesi, mentre lesioni estese potrebbero comportare tempi più lunghi. Il tutore viene generalmente utilizzato per diverse settimane mentre la fase di rinforzo comincia solo quando il tendine raggiunge una sufficiente stabilità. Tempi più brevi possono essere previsti dopo procedure che non comportano una sutura.


L’importanza della riabilitazione emerge anche dalla storia di Mike Gyarmaty, paziente sottoposto a una riparazione artroscopica di una lesione di Bankart associata a una frattura della glena. Nella testimonianza pubblicata dal Mayo Clinic News Network, Mike racconta: «Durante la riabilitazione ho provato molto dolore, ma mi sono impegnato a seguire con costanza tutto ciò che mi veniva chiesto». Mike iniziò a osservare risultati importanti dopo quattro mesi e potè progressivamente tornare alle sue attività.


Il ritorno al lavoro dipende dalla procedura e dal tipo di mansione. Un’attività sedentaria può essere ripresa prima rispetto a un lavoro che richiede sollevamenti, movimenti ripetuti o l’uso del braccio sopra la testa. Anche per il ritorno allo sport è necessaria l'autorizzazione del chirurgo sulla base di mobilità, forza, controllo e guarigione dei tessuti.


Cosa aspettarsi nei primi giorni dopo l’intervento?


Subito dopo l’artroscopia, il braccio può risultare pesante, insensibile o difficile da muovere a causa del blocco nervoso. Quando l’effetto dell’anestetico diminuisce, il paziente può avvertire dolore, tensione e gonfiore. L’intensità varia in base alla procedura eseguita. Nei primi giorni può essere normale riscontrare:


  • Dolore controllabile con la terapia prescritta;
  • Gonfiore e piccoli lividi intorno alla spalla;
  • Stanchezza legata all’intervento e all’anestesia;
  • Minore sensibilità del braccio;
  • Difficoltà a trovare una posizione comoda;
  • Necessità di utilizzare il tutore.


Il medico può consigliare di applicare il ghiaccio protetto da un panno, assumere gli antidolorifici e mantenere pulite e asciutte le medicazioni. Il tutore va utilizzato per il periodo stabilito dal chirurgo: il suo impiego è importante perché consente di evitare movimenti che potrebbero compromettere la guarigione.


È necessario contattare la struttura sanitaria o il chirurgo in presenza di febbre, secrezioni dalla ferita, gonfiore marcato, sanguinamento, dolore che continua ad aumentare nonostante i farmaci oppure perdita di sensibilità che non migliora. Improvvise difficoltà respiratorie o un dolore al torace dovrebbero, invece, indurre a una valutazione urgente.


Quanto costa un intervento di artroscopia alla spalla?


Nel settore privato, il costo di un’artroscopia della spalla varia indicativamente tra 4.000 e 5.500 euro. Il prezzo dipende soprattutto dalla procedura eseguita e dalla complessità della lesione.


Tipo di interventoPrezzo indicativo
Decompressione subacromiale, acromionplastica, capsulotomia o procedura sul bicipite4.000 - 4.500 €
Riparazione della cuffia dei rotatori4.800 - 5.500 €
Stabilizzazione della spalla o riparazione del labbro glenoideo4.800 - 5.500 €


Le procedure che richiedono la riparazione di tendini, legamenti o labbro glenoideo possono avere un costo maggiore perché comportano tempi operatori più lunghi e l’impiego di ancore o altri dispositivi di fissazione. Sul prezzo finale incidono anche:


  • Estensione e numero delle lesioni;
  • Esperienza del chirurgo;
  • Struttura sanitaria scelta;
  • Tipo di anestesia;
  • Materiali utilizzati;
  • Day surgery o eventuale pernottamento;
  • Visite, esami e controlli compresi nel preventivo.


L’intervento può essere eseguito anche attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, quando lo specialista riconosce una precisa indicazione clinica. In questo caso il SSN copre la procedura, mentre il paziente può dover pagare il ticket per le visite o gli accertamenti, se previsto dalla Regione e se non beneficia di un’esenzione.


Dove fare un’artroscopia alla spalla?


L’artroscopia della spalla può essere eseguita presso:


  • Ospedali pubblici;
  • Strutture private convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale;
  • Cliniche e centri ortopedici privati;
  • Strutture specializzate nella chirurgia della spalla.


Prima di scegliere è utile verificare l’esperienza del chirurgo nella procedura da eseguire, la disponibilità di un’équipe anestesiologica e la presenza di un percorso ben strutturato per controlli e riabilitazione.


Per individuare una struttura o uno specialista è possibile rivolgersi al proprio medico, consultare i servizi sanitari regionali oppure utilizzare portali di prenotazione medica online come EccellenzaMedica.it.


Prima di programmare l’intervento è consigliabile effettuare con l'ortopedico della spalla una visita ortopedica, portando con sé referti ed esami già eseguiti, per confermare l’indicazione e discutere tecnica, tempi di recupero e costi.


Domande frequenti


Come dormire dopo un’artroscopia alla spalla?


È generalmente più comodo dormire sulla schiena, con il busto leggermente sollevato e il braccio sostenuto da cuscini. Bisogna evitare di appoggiarsi sulla spalla operata e indossare il tutore durante la notte, se prescritto.


Quando si può guidare dopo l’intervento?


Si può tornare alla guida quando non si utilizza più il tutore, non si assumono farmaci che riducono l’attenzione e si riesce a controllare il veicolo in sicurezza. Il momento varia in base all’intervento e deve essere autorizzato dal chirurgo.


Come lavarsi quando si indossa il tutore?


Nei primi giorni può essere necessario lavarsi a pezzi e mantenere asciutte le medicazioni. Il tutore può essere rimosso solo se il chirurgo lo consente, tenendo il braccio vicino al corpo e facendosi aiutare.


Come vestirsi dopo un’artroscopia alla spalla?


Sono preferibili indumenti larghi e aperti sul davanti. Quando ci si veste, si inserisce prima il braccio operato nella manica; quando ci si spoglia, si libera prima il braccio sano.


Quali movimenti bisogna evitare dopo l’intervento?


Bisogna evitare sollevamenti, spinte, trazioni e movimenti sopra la testa o dietro la schiena finché il chirurgo non li autorizza. Le limitazioni cambiano in base alla struttura riparata.


L’artroscopia della spalla lascia cicatrici?


Sì, ma generalmente lascia poche cicatrici di piccole dimensioni in corrispondenza degli accessi chirurgici. Il loro aspetto tende a migliorare nei mesi successivi.


L’artroscopia può essere utilizzata in caso di artrosi?


Può essere impiegata in alcuni casi per rimuovere corpi mobili o tessuti infiammati, ma non ricostruisce la cartilagine consumata. In caso di artrosi avanzata possono essere più appropriati altri trattamenti, compresa la protesi.


Cosa succede se l’artroscopia alla spalla non risolve il problema?


Il chirurgo rivaluta sintomi, mobilità e guarigione dei tessuti e, se necessario, richiede nuovi esami. In base alla causa può modificare la riabilitazione, proporre altri trattamenti o valutare un secondo intervento.


Fonti e bibliografia


  • Sportsmedicine.mayoclinic.org/news/rotator-cuff-injuries-and-surgery/;
  • Longo UG, Salvatore G, Rizzello G, Berton A, Ciuffreda M, Candela V, Denaro V. The burden of rotator cuff surgery in Italy: a nationwide registry study. Arch Orthop Trauma Surg. 2017 Feb;137(2):217-224. doi: 10.1007/s00402-016-2610-x. Epub 2016 Dec 8. PMID: 27933383;
  • Orthoinfo.org/treatment/shoulder-arthroscopy/;
  • Yeranosian MG, Arshi A, Terrell RD, Wang JC, McAllister DR, Petrigliano FA. Incidence of acute postoperative infections requiring reoperation after arthroscopic shoulder surgery. Am J Sports Med. 2014 Feb;42(2):437-41. doi: 10.1177/0363546513510686. Epub 2013 Dec 2. PMID: 24296963;
  • My.clevelandclinic.org/health/treatments/21785-shoulder-arthroscopy;
  • Newsnetwork.mayoclinic.org/discussion/back-in-the-game-after-shoulder-surgery/.

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